giovedì, 17 settembre 2009
Finisce un'estate schifosamente calda e umida, con grande sollievo si torna a respirare, a dormire la notte e a fare una vita umana: da ipotesa ne sono sommamente felice. Ma c'è una cosa per cui la fine di questa stagione mi provoca dispiacere: non rivedrò più i miei tre fidanzati.
Già, perché io in questi ultimi giorni di calura mi ero fatta tre morosi in un colpo solo. E ormai mi sa che li ho persi.
Era successo una mattina alle Acque, quando alla fine della mia corsetta stavo lì a stirare le mie fiacche membra. Mentre mi godevo quella bella stanchezza da fine fatica e allungavo i muscoli con meticolosità, mi sono accorta che tre maschietti avevano preso a puntarmi. E quando dico maschietti intendo proprio piccoli cuccioli d'uomo di sesso maschile. Avranno avuto tre-quattro anni a dir molto, erano accompagnati oguno da un adulto (papà, zio, fratello maggiore o che altro) e mentre i grandi se ne stavano a debita distanza loro hanno cominciato a girarmi attorno, prima da lontano e poi sempre più vicini. Sulle prime pensavo che fosse un loro modo di giocare, ma quando hanno preso a piantarmisi proprio sotto al mio naso e a guardarmi fissa, esibendosi in inchiodate eroiche con la biciclettina a rotelle a un millimetro dai miei piedi ho capito che probabilmente io c'entravo qualcosa.
E qui è stata determinante la loro compagnia: se al posto di padri-fratelli-zii ci fossero state madri-sorelle-zie, a questo punto sarebbe di sicuro partito un: "Bambini, lasciate stare la signora che la disturbate!". Invece io sono sicura che il trio di adulti non solo non avesse alcuna intenzione di richiamarli, ma stesse pure a compiacersi del fatto che i loro pargoli, ancora così virgulti, fossero già tanto portati al tacchinaggio.
Così ho pensato chese avessi continuato a ignorare Qui, Quo e Qua, con tutto l'impegno che ci stavano mettendo a farsi notare, sarei stata una vera carogna e al primo sguardo che mi hanno lanciato gli ho fatto un sorriso. Non aspettavano altro. Uno si è scatenato in esibizioni ciclistiche e strilli eccitatissimi, un altro si è piazzato davanti a me e mi guardava adorante, come se stesse contemplando la Madonna. Il terzo, intraprendente, mi ha chiesto: "Cosa stai facendo?".
Gli ho risposto che stavo facendo una cosa che si chiama stretching e che faceva tanto bene ai muscoli. E lui, pronto: "Anche il mio dado fa stretching sai". Dopo di che mi hanno mostrato le loro abilità di piloti a due ruote e hanno alternato i loro show con corse e urletti attorno a me, senza un motivo preciso. Mi sentivo una specie di totem circondato da un nugolo di indianini urlanti.
Fra un rituale di seduzione e l'altro io ho finito i miei esercizi e ho fatto per andarmene, loro mi hanno chiesto dove stessi dirigendomi e io ho spiegato che era ora di mangiare e così andavo a preparare la pappa.
Il nostro primo appuntamento è finito lì.
Qualche giorno dopo ho rivisto uno dei tre, il più timido: mi ha adocchiata, si è fatto vicino e ha cominciato lo stesso balletto della volta scorsa. Ma prima che lui trovasse il coraggio di dichiararsi nuovamente è stato richiamato all'ordine da un paio di signore (mamma? zia?) che lo hanno portato via. 
E poi è venuto il maltempo e io non sono più andata a correre alle Acque perché il terreno è troppo umido. E probabilmente non ci tornerò più fino alla prossima estate. E quando ci tornerò magari i miei tre morosi avranno altre donne per la testa, magari più giovani e belle di me, e non si ricorderanno più del nostro amor perduto.
Così finiscono gli amori estivi, ahimé.

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lunedì, 03 agosto 2009
Prego chi legge di credermi: le ho viste - e sentite - tutte di persona (sì, anche l'ultima: ieri mattina).


1 - Sdraiarsi al sole e abbronzarsi
2 - Giocare a pallone
3 - Piantare un ombrello e stare all'ombra a chiacchierare
4 - Fare un pic nic
5 - Fare jogging
6 - Fare sgambare il cane
7 - (New!) Esercitarsi a suonare la tromba guardando le acque scorrere
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venerdì, 24 luglio 2009
Dopo ripetute prove sul campo penso sia arrivato il momento di fare il punto. Ecco dunque il bilancio dei numerosi utilizzi del climatizzatore portatile che acquistai a suo tempo da una gentile ed empatica commessa.

L'uso dell'oggetto, per quanto piuttosto semplice e intuitivo, ha invero presentato quelle che chi parla difficile definirebbe "criticità". Ma a me sembra una parola talmente orribile che preferisco il banale e plebeo "problema". E vado prontamente a farne l'elenco.

Primo problema: levare l'oggetto dall'imballo. Sembra niente, ma l'operazione non era per nulla semplice trattandosi di un articolo piuttosto pesante nelle mani di una donzelletta per nulla nerboruta. Problema felicemente risolto quando ho capito che era meglio asportare il cartone da tutt'attorno all'oggetto piuttosto che levare l'oggetto dalla scatola. In pratica l'ho come sbucciato: dove non arriva la forza fisica arriva la creatività.

Secondo problema: sistemare il tubo flessibile, ancorandolo all'elettrodomestico. Sulla carta trattavasi di operazione di una semplicità estrema, ma all'atto pratico si è rivelata abbastanza impegnativa perché l'estremità del tubo non voleva proprio saperne di incastrarsi stabilmente nel corpo dell'apparecchio: io giravo, giravo, giravo per avvitarla ben stretta e quando mi pareva di avercela fatta il tubo cascava per terra, guardandomi con aria di sfida. Problema risolto quando ho capito il trucco: appoggiare l'apparecchio contro un muro, così il tubo si può avvitare facendo anche un po' di forza senza che il condizionatore si metta a girare per casa sulle rotelle e io a corrergli dietro come una fessa. Quando ho avuto ragione di lui gli ho fatto anche un gestaccio, tanto ero sola e nessuno mi vedeva.

Terzo problema: decidere il piazzamento più strategico. Finestra o porta-finestra? Stanza da rinfrescare o stanza adiacente? Ho provato un po' tutte le dislocazioni e ho concluso che l'ideale è una stanza adiacente con terrazzo, in modo che il tubo esca senza arrampicarsi sul muro. Puntando le griglie in orizzontale e combinando l'azione dell'oggetto con quella di un ventilatore a soffitto, che muove ulteriormente l'aria generata, riesco a rinfrescare tranquillamente due locali.

Quarto problema: la rumorosità. Me lo avevano venduto come uno dei più silenziosi nel suo genere, perciò non mi aspettavo proprio di trovarmi una specie di trattorino in casa. E invece il mio simpatico amico quando funziona pretende attenzioni esclusive. Ascoltare musica o guardare la TV, ad esempio, è tassativamente escluso. Però anche questo problema si risolve tenendo il prezioso oggetto in una stanza confinante: l'effetto rinfrescante si fa comunque sentire ma il rumore è decisamente umano. Unico svantaggio, questo davvero insormontabile: usarlo la notte è fuori discussione (se anche mi mettessi i tappi nelle orecchie ci penserebbe il vicinato a farmi cambiare idea).

Conclusione: ieri notte con il caldo rovente ho dovuto fare a meno del fresco e ho chiuso occhio solo verso le tre e mezza; però oggi, che grazie a Dio potevo evitare di uscire, ho trascorso la giornata abbracciata al mio nuovo amico. Dio benedica chi lo ha inventato: forse non si immaginava quanto bene avrebbe fatto all'umanità. E Dio benedica, in subordine, anche la commessa che me lo ha venduto.



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martedì, 21 luglio 2009
Pensavo che il laghetto delle Acque fosse deserto, avevo sentito dire che avrebbero trasferito gli animali per fare dei lavori all'impianto. Eppure paperine cigni e pavoni ci sono eccome, li ho visti oggi con i miei occhi santi. Forse i lavori sono già terminati.
Però ho notato una cosa che un po' mi ha intristita: rispetto al solito li ho trovati un po' più stanchini e meno vivaci. Se ne stavano per lo più appollaiati sulle staccionate con aria piuttosto annoiata anziché andarsene, come è loro abitudine, in giro a passeggio o a nuotare.
Poverini, forse sono un po' giù di corda perché anche a loro manca la movida della discoteca.


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martedì, 14 luglio 2009
Non ci sono solo gli anziani che leggono il giornale in macchina. Ci sono anche quelli che si organizzano in gruppi e si piazzano negli spazi verdi. Il lungofiume nella zona del Tiro a Segno, ad esempio: sta diventando sempre più frequentato, e non solo da persone in cerca della tintarella. L'altra mattina c'era un gruppo di anziani equipaggiati in modo notevole: si erano pure dotati di largo e massiccio ombrellone quadrato, sul genere di quelli che usano i locali quando mettono i tavoli fuori per capirci. Belli comodi sotto alla loro capannetta, a godersi la vita e l'estate senza doversi litigare ogni centimetro quadrato dell'ombra minuscola che proietta l'ombrellino da spiaggia standard. Spettacolari.
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venerdì, 10 luglio 2009
Sarà l'età che avanza e che mi fa sopportare sempre meno i condizionatori polari di certi luoghi, oppure sarà che quella del condizonatore polare è proprio una moda recente e fastidiosa: qualunque sia la risposta, suggerirei che nei luoghi molto affollati (tipo centri commerciali) istituissero agli ingressi un servizio di noleggio sciarpe. Entri, ti prendi lo sciarpone, ti copri collo e spalle, fai il tuo giretto senza fretta tanto non stai congelando, poi esci e restituisci il prezioso oggetto. Oppure, se lo gradivi particolarmente, paghi un tot e te lo tieni.
Per me sarebbe un'idea favolosa.

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mercoledì, 01 luglio 2009
Non sono una imolese degna di questo nome. Stasera i negozi sono aperti, ma io resterò in casa. E' che... che c'è... che io...
C'è che in TV danno la finale della prima serie di Italia's Next Top Model (non quella dove c'era la nostra concittadina Diletta, quella precedente), e io non voglio perdermela. Ecco, l'ho detto.
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venerdì, 29 maggio 2009
E anche quest'anno la stagione estiva è ufficialmente iniziata: hanno cominciato a tirar su gli stand per la festa de l'Unità al Lungofiume.

Oddio, no, non si chiama più festa de l'Unità, com'è che la chiamano adesso... Festa del PD? Festa Uniti nell'Ulivo? Festa democratica? Panico!

Io comunque penso che quelli della festa avrebbero dovuto tener presente una cosa molto semplice: che tanto la gente, cambiamenti o meno, avrebbe continuato a definirla col suo nome storico. E' troppo radicata l'abitudine. E allora avrebbero potuto ricorrere a un piccolo ma furbo espediente: trasformare la "Festa de l'Unità" in "Festa dell'unità" senza la U maiuscola. Così cambiava solo il modo di scriverla ma non quello di dirla a voce, e intanto però, eliminando il riferimento all'organo di partito, non facevano torto alla parte di PD estranea ai DS. Inoltre il PD era nato davvero dall'unione di diverse forze politiche, quindi il termine "unità" ci stava benissimo.

Se rinasco, quasi quasi mi invento un mestiere sul genere "creatrice di titoli".

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lunedì, 25 maggio 2009
I fatti nudi e crudi sono: fa caldo, mi sono stufata di vivere e lavorare ogni santa estate con l'incubo della calura e quindi mi sono comprata un condizionatore portatile.

Ma il canovaccio diventa decisamente più divertente se la persona in cui ho la fortuna di imbattermi per l'acquisto è una del genere "mi piace socializzare col cliente". Io trovo questo tipo di venditori assolutamente adorabili, loro e le loro frasi-mantra:
1 - "Ah, ha comprato un (inserire qui il nome dell'oggetto)? Ce l'ho anch'io, vedrà come si trova bene!".
2 - "Ce l'ha anche mia sorella-cognato-cugina".
3 - "Guardi, lei è fortunata: è proprio l'ultimo che abbiamo in negozio".
4 - "Sapesse quanti ne abbiamo dati via!".
5 - "Io non ce l'ho ancora ma voglio comprarmelo anch'io".

Nel breve lasso di tempo che è servito per pagare con carta di credito e compilare il modulo per la consegna a domicilio (le mie fragili braccine non sono in grado di sopportare tale carico), sono così venuta a sapere le seguenti cose:
che la giovane donna aveva anch'essa deciso di dotarsene in casa sua;
che la di lei mamma aveva seguito l'esempio;
che l'anziana signora si è trovata tanto bene che da quel momento non esce più di casa;
che i palazzi antichi non sono garanzia di locali freschi perché anche con pareti spesse 50 cm. si può morire dal caldo;
che ultimamente fa sempre più caldo;
che ormai del condizionatore non si può più fare a meno;
che l'ideale sarebbe quello fisso ma che è più complicato perché si devono fare dei lavori di installazione;
che vedrò, vedrò quanto mi troverò bene (su questo non ho alcun dubbio, peraltro).
E tanto per concludere in gloria, una volta ultimate le procedure mi è stato elargito uno splendido: "Ciao e buon fresco, allora!".

Datele un bonus nello stipendio, porca miseria.

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martedì, 19 maggio 2009
Complice il gran caldo, stamattina ho visto una scena davvero carina: una deliziosa, anziana signora che usava un ombrello per ripararsi dal sole. E così ho pensato che qualcuno dovrebbe proprio pensare a sdoganare il parasole, quello che una volta le donne usavano per mantenere il biancore della carnagione. Solo che adesso ci farebbe comodo, a noi signorine delicate che abbiamo la pressione bassa e che stramazziamo ogni volta che sale la temperatura, per proteggerci dal caldo.
Anzi, pensandoci bene è quasi sconcertante che ancora non ci abbia pensato nessuno dei signori della moda, quelli che decidono quale sarà il colore o la foggia d'abito dominante ogni stagione che Dio manda in terra. Ma non dispero. In fondo hanno riproposto tante di quelle cose... Per dire, sono riusciti a far tornare di moda i pantacollant direttamente dagli anni Ottanta, solo che adesso li hanno chiamati leggings facendoli sembrare una cosa tanto originale. Prada qualche stagione fa aveva addirittura provato a reinventare il turbante: soluzione comodissima per mascherare una messimpiega non ben riuscita o un colore sbagliato, ma purtroppo non l'ho per nulla visto in giro.
Ecco: se la Miuccia mandasse in passerella per la prossima stagione primavera-estate tante svenevoli donzellette corredate da vezzosi ombrellini, magari poi potremmo ritrovarceli, noi comuni mortali, anche nei negozi più normali e forse pure sulle bancarelle. Miuccia, io te l'ho detto: però se poi l'idea ti riesce devi riconoscermi il merito, eh.
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