Visto che mi piace la provincia, cosa faccio se ho due o tre giorni di vacanza? Vado a vedere dei posti ancora più piccoli di quello in cui sto io.
Questa volta l'itinerario prevedeva una tappa sull'Argentario per vedere i paesini della zona, di cui avevo tanto sentito dire. Oh, tutti i gusti sono gusti ma a me, abituata alla riviera romagnola, quelle cittadine affogate nell'umidità e nel traffico e con pochissima spiaggia non hanno detto nulla. Eccezione fatta per Capalbio. Non la sua parte marittima ma quella nell'entroterra: un pugno di casette arrampicate su una collinetta, circondate da mura su cui si fa un giro spettacoloso. La pendenza delle stradine e la salita alla torre del Comune hanno messo a dura prova i miei quadricipiti ma il mio fisico di vecchia befana, temprato da sane corse nei rigogliosi parchi imolesi, ha retto con onore. Cena in un locale con vista sulla vallata e spettacolino a costo zero grazie alle chiacchiere dei miei vicini di tavolo. La coppia a fianco era probabilmente clandestina ma di vecchia data. In seconda ipotesi - questa almeno era la mia interpretazione - poteva trattarsi di un secondo matrimonio, ma la mia chiave di lettura è stata definita "tanto pura quanto improbabile" e immediatamente scartata. Dietro di me invece stava una anziana signora francese che dai discorsi si capiva bene che era del luogo; probabilmente si trattava della moglie di un italiano, immagino facoltoso, e per amore lo aveva seguito fin qua ma si divideva fra l'Italia e la Francia; aveva in programma a breve una scappatina a Venezia per non so quale concerto e il volume della voce ne faceva partecipe l'intero uditorio (fra cui altri francesi come lei, con cui aveva attaccato discorso). Per un istante, con tutti questi stranieri attorno, mi sono sentita tanto Diane Lane in "Sotto il sole della Toscana".
Ma dopo la tappa capalbiese arriviamo alla vera destinazione: il glorioso e poco noto paesello di Cannara, vicino ad Assisi. Piccolo piccolo, tanto carino e soprattutto patria di un umile ma gustoso ortaggio a cui viene dedicata una sagra settembrina: la cipolla. Sono anni che a settembre vado a farmi una bella magnata di specialità alla cipolla cannarese (dolce alla cipolla incluso) e ogni volta mi riprometto che ci torno. Anche qui ottima cena, anche se gli stand erano parecchio affollati e rumorosi, e anche qui spettacolino non previsto. Musicale, stavolta: infatti quella sera il dio dei discotecari aveva deciso che a Cannara nessuno avrebbe potuto dormire e ha convinto un locale nei paraggi a sparare musica a tutto volume. Quando intendo "tutto volume" intendo proprio tutto volume. Nel senso che il sonoro della TV era totalmente coperto da una colonna sonora che andava dal Gioca Jouer a Give It To Me di Madonna, con tanto di incursioni di un deejay-vocalist il cui massimo era strillare al microfono: "Questo pezzo è dedicatissimo a tutte le ragazze che portano il perizoma! C'è qualcuna col perizoma? Forza, ragazze, fatelo vedere!". Cose così, insomma. Cose simpatiche (per inciso: e quelle che non portavano niente?).
Qui inizia la parte tragicomica della vacanza, altrimenti intitolata "Mi trovo in una barzelletta dei Carabinieri e non me ne sono accorta". All'inizio mi dico che bisogna essere tolleranti: certo, io sto cercando di prender sonno e non ci riesco per la storia del perizoma eccetera eccetera, ma in fondo quando c'è una festa il rumore va messo in conto. In fondo, mi dico, anche dove vivo io ci sono le feste di piazza e si fa rumore, anche tanto rumore: poi però a una certa ora si smette per non disturbare la pubblica quiete. Candidamente mi dico che quindi fra poco tutto, di sicuro, finirà. Anche se, a dire il vero, quello non è rumore: quella è l'apocalisse. Ma vabbé, ci vuol pazienza.
Passa la mezzanotte. La musica continua. Io continuo a rigirarmi nel letto un po' imbarazzata: chissà, penso, forse non si sono resi conto che dovrebbero un po' abbassare il volume, anche se insomma... Pazienza, finiranno di sicuro.
Il tempo passa. E' il momento degli anni Ottanta. Gioca Jouer. Leroy Gomez a palla. Poi musica latinoamericana. Madonna. Scissor Sisters. Lionel Ritchie. Continuo a rigirarmi.
Quando arriviamo a Gloria Gaynor comincio a innervosirmi un pochino. Forse dovrei gentilmente protestare e spiegare che si può far festa anche a volume più basso... sì, ma con chi?
Provo con la Polizia Municipale. Non risponde. Allora chiamo il 113 e spiego la situazione, un po' scusandomi perché ci saranno certo problemi peggiori ma francamente qui stiamo un po' esagerando. E qui inizia la barzelletta.
"Signora, è meglio che chiami i Carabinieri: faccia il 112, loro si trovano esattamente a Cannara e intervengono subito".
Eseguo. E difatti: "Carabinieri Foligno, mi dica".
Un attimo di esitazione (stavo per dire: "Ho sbagliato numero mi scusi"), poi spiego nuovamente il tutto.
"Aspetti, signora, che se si tratta di un problema a Cannara la connettiamo con i Carabinieri di Assisi, resti in linea".
Resto in linea, sempre più interdetta dalla logica inafferrabile del discorso.
"Carabinieri Assisi, dica".
Ri-spiego.
"OK, mandiamo subito una pattuglia da Foligno".
Due passi nel delirio, vabbé: rinuncio a capirci qualcosa. Comunque, sarà stata la mia telefonata o quella di altri cannaresi inviperiti, dopo poco la musica si abbassa notevolmente e nel giro di qualche minuto addirittura cessa.
E la morale della storia è la seguente: se a Capalbio mi sentivo un po' dentro a "Sotto il sole della Toscana" qua sembrava di essere in pieno nella fiction "Carabinieri". Non per i rimandi continui ma perché così ho constatato che è vero: quando rispondono dicono veramente anche la località in cui si trovano! E io che pensavo che "Carabinieri di Città della Pieve, mi dica" fosse una trovata cinematografica (i fan di "Carabinieri" capiranno quel che dico).
Ah, a proposito: a Città della Pieve ci sono stata tempo fa. E' molto bellina, come un po' tutti i paesini umbri. Io sono di parte perché i posticini piccoli piccoli mi ammaliano, ma sono sicura di non dire balle: è proprio un bel paesello.