mercoledì, 21 ottobre 2009
Ho appena scoperto che l'espressione "dare il tiro al portone" non è una patrimonio linguistico nazionale. E' un modo di dire che abbiamo in comune coi bolognesi ed è locale, localissimo: al punto che già verso Massalombarda, dunque a pochissimi chiilometri da qua, non sanno cosa sia. Sono rimasta scioccata.

(Stavo per chiudere il post senza rendermi conto che la naturale conseguenza di quanto ho appena scritto è che fuori di qua nessuno sa cosa sia. Orbene: dare il tiro al portone significa aprire il portone del palazzo a qualcuno).
 

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lunedì, 29 giugno 2009
Di nuovo al lavoro, e di nuovo alla tastiera. Molto orgogliosa dei miei progressi con il francese (sono stata a Parigi per qualche giorno), posso annunciare al mondo che per la prima volta sono riuscita a fare qualcosa di molto simile a una conversazione con dei nativi d'Oltralpe. Gloria eterna dunque a Livemocha, il mio mentore virtuale, come pure a Le Parisien (il mio riferimento per la lettura) e al notiziario di France 24 (per esercitarmi a capire il parlato). E ne devo prendere atto: questo fatto del dialetto che somiglia al francese è assai vero. Tant'è che a un certo punto io pensavo di parlare come Asterix il gallico e invece mi scivolavano fuori delle ignobili espressioni geneticamente modificate un po' francesi e un po' romagnole di cui qualche anima buona mi ha avvertita. Ma in fondo sono solo poche settimane che ci sto provando, per migliorare c'è tempo.

In ogni caso, sintetizzando: grande divertimento associato a grande sfacchinata. Mostre, negozi, giri in quartieri pittoreschi e poco turistici, grandi magazzini, metrò a dosi industriali. Ma quello che mi ha colpito di più è stato forse il comportamento dei parlamentari francesi: li ho beccati per caso su un canale TV durante una loro seduta, ed è stato come trovarsi per un istante a casa. Rumoreggiano, fanno le facce, fanno buuuh, si sbracano, strillano, si spintonano. Ho guardato con attenzione se per caso qualcuno di loro si stesse mangiando delle fette di mortadella o agitasse delle manette, oppure ancora sventolasse un cappio: niente, quell'armamentario almeno per ora rimane una nostra luminosa prerogativa. Ma per il resto devo concludere che incredibilmente, scandalosamente, sorprendentemente (e ben poco dignitosamente) le sedute parlamentari francesi sono uguali a quelle italiane. E io che mi credevo.

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mercoledì, 04 marzo 2009
C'è forse qualcosa di ancor più caratteristicamente locale dell'espressione "Altro? Altro": dire "adesso dopo" per intendere semplicemente "dopo" (come avverbio).
Esempio di conversazione tipicamente indigena che impiega la curiosa locuzione:
"Papà, mi porti a vedere i Fantaveicoli?".
"Certo, Maicol, adesso dopo ci andiamo!".

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martedì, 17 febbraio 2009
Ci sono delle cose con cui uno cresce e a cui si abitua al punto da darle per scontate e universali. Poi però ci si rende conto che non sono affatto universali come le si crede. Le espressioni linguistiche, ad esempio: che certi modi di dire siano strettamente locali lo capisci solo quando parli con gente di fuori e vedi le loro facce prendere la forma del punto interrrogativo (il che è reciproco, io la prima volta che sentii dire "i mestieri" per indicare i lavori di casa caddi dal pero).

Tutto questo premesso, c'è un tipico scambio verbale delle mie parti che mi fa impazzire. Quando il negoziante vuole sapere se desideri altro, e tu sei a posto così, il negoziante chiede: "Altro?". E qui si vede l'imolese doc. Il forestiero risponde cose come "No grazie" o "Nient'altro": mentre la vera risposta imolese è "Altro!". Che non vuol dire "Voglio altre cose", ma per l'appunto proprio il contrario.

Ora, la mia curiosità è: dove arrivano i confini di questo modo di dire? A Castelbolognese si fa? A Castel San Pietro si fa? A Borgo Tossignano si fa?
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venerdì, 08 agosto 2008
Che botta di nostalgia che mi ha presa stamattina a far la fila dal fornaio. Era un pezzo che non sentivo chiedere dei panini da "sèngvic", così quando ho sentito una signora di una certa età fare questa richiesta mi sono messa a pensare a come passa il tempo.
I panini da sèngvic sono, per i forestieri che non ci staranno capendo niente, i semplici e onesti panini da sandwich così come li chiederebbe un qualsiasi anziano delle mie parti. L'inglese, per le persone di qualche generazione fa, è un argomento un po' ostico e così il simpatico vegliardo gli dà una aggiustatina artigianale, addomesticandolo con qualche tocco di dialetto: la lettera "u" che spesso diventa "v", appunto, è un tipico romagnolismo.
Io comunque, quando li sento infilare tutte quelle "v" e dire "Avgusto" al posto di "Augusto", non posso fare a meno di pensare che i vecchi parlino un po' tutti come le epigrafi latine.
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mercoledì, 05 dicembre 2007
Non so se qualcuno ricorda il negozio di macellaio che stava all'angolo fra via XX Settembre e via Emilia. Soprattutto, non so se qualcuno ricorda l'insegna. Quella che recitava: "Pegra 4 x 4... e lui". Bene: sarò un po' tonta, ma io non l'ho mai capita. Fino alla "pegra" ci arrivo (traduzione ad uso forestieri: "pegra" è il dialettale per "pecora"). Ma perché, dico io, una pecora deve essere 4 x 4? E soprattutto: chi diavolo è "lui", accidenti?
L'insegna è rimasta al suo posto anche dopo che la macelleria chiuse. Ora però, complice la ristrutturazione dell'edificio in corso in questi giorni, anche lei è scomparsa. E io sono destinata a rimanere con il mio dubbio.
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mercoledì, 07 novembre 2007
C'è questa cosa qua del Baccanale. Non so come definirla: evento, festival, fiera, appuntamento o che altro ancora. In sintesi: si prende un tema alimentare, uno diverso ogni anno, e ci si imbastisce sopra una lista di robe varie (menu a tema nei ristoranti, conferenze, incontri, mostre eccetera). L'argomento di quest'anno è "Le forme della pasta", quello dell'anno scorso verteva sulle minestre.
Ma qui mi dovete concedere una pignoleria linguistica: per l'imolese doc il vocabolo "pasta" non definisce il primo piatto ma la brioche che si mangia a colazione. E, soprattutto, la "minestra" non è quella cosa brodosa che si mangia col cucchiaio ma è - credo solo in questa zona geografica - la pastasciutta, tant'è che a volte anche negli stessi menu dei locali i primi sono indicati come "minestre".
Concludendo: "minestra" nello slang imolese = "pasta" in buon italiano.
Perciò chiedo perdono, ma al mio orecchio locale quei titoli del Baccanale fanno un po' troppo "italiano fino".

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martedì, 04 settembre 2007
Dopo qualche giorno di tira e molla fra me e me (lo scrivo, non lo scrivo, se poi suono irriverente che succede, ma no che non sei irriguardosa...) alla fine mi sono decisa: lo scrivo. Premettendo, doverosamente e a scanso di equivoci, che non intendo mancare di rispetto a eventi su cui non è bello scherzare. Il mio intento è tutt'altro.
Gli è che uno dei miei sport preferiti è la lettura dei manifesti mortuari per vedere se conosco qualcuno. E spesso ciò mi mette di fronte a nomi di battesimo veramente al di là dell'immaginabile.
Stavolta credo di averne scoperto uno da cento punti: Spirindio. Che all'inizio ho letto con l'accento sulla seconda "i" (Spirìndio), e già comunque così non era male. Poi però ci ho ripensato e ho concluso che devo essermi sbagliata. L'accento, probabilmente, va sulla "i" finale: Spirindìo. Potrebbe infatti essere una invocazione religiosa formulata nel nostro dialetto, la versione locale insomma di "Spera-in-Dio".
Cento punti e un applauso di cuore, quindi, alle generazioni che ci hanno preceduto. Ci battono senza pietà: non si limitavano a copiare i nomi di gente famosa o famosetta (Kevin, Suellen, Geiar, Maicol e compagnia bella). No, loro al momento dell'imposizione del nome ci davano dentro di brutto con l'inventiva.

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mercoledì, 22 agosto 2007
Non trovo nulla su Internet, né video né tantomeno foto. Ma io continuo a pensare che uno dei meteorologi di Sky, Luca Ciceroni, abbia un accento che, malgrado lui si sforzi di ripulirlo nelle zeta e nelle esse, suoni tremendamente simile a quello delle mie parti. Proprio come uno che ti aspetteresti di incontrare in centro (anzi, "sotto al centro", come vuole il più puro slang imolese). Già chi sta verso il mare parla in modo diverso, e del pari la parlata verso il Bolognese è totalmente diversa.
Le uniche righe che ho trovato su di lui sono alcuni apprezzamenti in un blog, sia per il suo "splendido accento romagnolo" sia per la bella presenza (concordo, il giovine si lascia decisamente guardare).
Non mi resta perciò che mettere qui il link al sito di Sky Meteo 24, dove gira il filmato delle previsioni: se qualcuno ci capitasse nel momento in cui il bollettino lo legge il simpatico Luca potrà farsi a sua volta un'idea della natura del suo accento.
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martedì, 13 febbraio 2007
C'è una categoria di persone che mi innervosisce: gli attori che simulano un accento che non è il loro. I finti francesi dei film, i finti inglesi, i finti tedeschi... Per non parlare delle inflessioni dialettali: la finta parlata toscana, la finta parlata milanese, la finta parlata napoletana, la finta parlata sicula... Si mettano il cuore in pace: tranne luminose eccezioni, li sgami subito che stanno scimmiottando. Perlomeno, se proprio vuoi adottare un accento non tuo, abbi il coraggio delle tue azioni e tienilo costante per tutto il tempo.
E allora, signori dello spot delle tagliatelle Barilla, volete spiegare alla doppiatrice che non può parlare per tutta la prima parte del filmato con una esse tanto fine che sembra una zeta e poi tramortirci di colpo, verso la fine, dicendo che quelle tagliatelle lì sono belle "poroshe"?
Non ci casca nessuno. Si sente lontano un chilometro che shta shimulando.
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