Di nuovo al lavoro, e di nuovo alla tastiera. Molto orgogliosa dei miei progressi con il francese (sono stata a Parigi per qualche giorno), posso annunciare al mondo che per la prima volta sono riuscita a fare qualcosa di molto simile a una conversazione con dei nativi d'Oltralpe. Gloria eterna dunque a
Livemocha, il mio mentore virtuale, come pure a
Le Parisien (il mio riferimento per la lettura) e al notiziario di
France 24 (per esercitarmi a capire il parlato). E ne devo prendere atto: questo fatto del dialetto che somiglia al francese è assai vero. Tant'è che a un certo punto io pensavo di parlare come Asterix il gallico e invece mi scivolavano fuori delle ignobili espressioni geneticamente modificate un po' francesi e un po' romagnole di cui qualche anima buona mi ha avvertita. Ma in fondo sono solo poche settimane che ci sto provando, per migliorare c'è tempo.
In ogni caso, sintetizzando: grande divertimento associato a grande sfacchinata. Mostre, negozi, giri in quartieri pittoreschi e poco turistici, grandi magazzini, metrò a dosi industriali. Ma quello che mi ha colpito di più è stato forse il comportamento dei parlamentari francesi: li ho beccati per caso su un canale TV durante una loro seduta, ed è stato come trovarsi per un istante a casa. Rumoreggiano, fanno le facce, fanno buuuh, si sbracano, strillano, si spintonano. Ho guardato con attenzione se per caso qualcuno di loro si stesse mangiando delle fette di mortadella o agitasse delle manette, oppure ancora sventolasse un cappio: niente, quell'armamentario almeno per ora rimane una nostra luminosa prerogativa. Ma per il resto devo concludere che incredibilmente, scandalosamente, sorprendentemente (e ben poco dignitosamente) le sedute parlamentari francesi sono uguali a quelle italiane. E io che mi credevo.