Finisce un'estate schifosamente calda e umida, con grande sollievo si torna a respirare, a dormire la notte e a fare una vita umana: da ipotesa ne sono sommamente felice. Ma c'è una cosa per cui la fine di questa stagione mi provoca dispiacere: non rivedrò più i miei tre fidanzati.
Già, perché io in questi ultimi giorni di calura mi ero fatta tre morosi in un colpo solo. E ormai mi sa che li ho persi.
Era successo una mattina alle Acque, quando alla fine della mia corsetta stavo lì a stirare le mie fiacche membra. Mentre mi godevo quella bella stanchezza da fine fatica e allungavo i muscoli con meticolosità, mi sono accorta che tre maschietti avevano preso a puntarmi. E quando dico maschietti intendo proprio piccoli cuccioli d'uomo di sesso maschile. Avranno avuto tre-quattro anni a dir molto, erano accompagnati oguno da un adulto (papà, zio, fratello maggiore o che altro) e mentre i grandi se ne stavano a debita distanza loro hanno cominciato a girarmi attorno, prima da lontano e poi sempre più vicini. Sulle prime pensavo che fosse un loro modo di giocare, ma quando hanno preso a piantarmisi proprio sotto al mio naso e a guardarmi fissa, esibendosi in inchiodate eroiche con la biciclettina a rotelle a un millimetro dai miei piedi ho capito che probabilmente io c'entravo qualcosa.
E qui è stata determinante la loro compagnia: se al posto di padri-fratelli-zii ci fossero state madri-sorelle-zie, a questo punto sarebbe di sicuro partito un: "Bambini, lasciate stare la signora che la disturbate!". Invece io sono sicura che il trio di adulti non solo non avesse alcuna intenzione di richiamarli, ma stesse pure a compiacersi del fatto che i loro pargoli, ancora così virgulti, fossero già tanto portati al tacchinaggio.
Così ho pensato chese avessi continuato a ignorare Qui, Quo e Qua, con tutto l'impegno che ci stavano mettendo a farsi notare, sarei stata una vera carogna e al primo sguardo che mi hanno lanciato gli ho fatto un sorriso. Non aspettavano altro. Uno si è scatenato in esibizioni ciclistiche e strilli eccitatissimi, un altro si è piazzato davanti a me e mi guardava adorante, come se stesse contemplando la Madonna. Il terzo, intraprendente, mi ha chiesto: "Cosa stai facendo?".
Gli ho risposto che stavo facendo una cosa che si chiama stretching e che faceva tanto bene ai muscoli. E lui, pronto: "Anche il mio dado fa stretching sai". Dopo di che mi hanno mostrato le loro abilità di piloti a due ruote e hanno alternato i loro show con corse e urletti attorno a me, senza un motivo preciso. Mi sentivo una specie di totem circondato da un nugolo di indianini urlanti.
Fra un rituale di seduzione e l'altro io ho finito i miei esercizi e ho fatto per andarmene, loro mi hanno chiesto dove stessi dirigendomi e io ho spiegato che era ora di mangiare e così andavo a preparare la pappa.
Il nostro primo appuntamento è finito lì.
Qualche giorno dopo ho rivisto uno dei tre, il più timido: mi ha adocchiata, si è fatto vicino e ha cominciato lo stesso balletto della volta scorsa. Ma prima che lui trovasse il coraggio di dichiararsi nuovamente è stato richiamato all'ordine da un paio di signore (mamma? zia?) che lo hanno portato via.
E poi è venuto il maltempo e io non sono più andata a correre alle Acque perché il terreno è troppo umido. E probabilmente non ci tornerò più fino alla prossima estate. E quando ci tornerò magari i miei tre morosi avranno altre donne per la testa, magari più giovani e belle di me, e non si ricorderanno più del nostro amor perduto.
Così finiscono gli amori estivi, ahimé.