venerdì, 09 ottobre 2009
Premessa: non sono un tipo suggestionabile e non sono di quelle tizie che si immaginano di avere tutte le malattie di questo mondo. Però era da qualche giorno che avevo degli strani sintomi: fiacca, digestione così così, senso di febbre (che comunque a me non viene mai) e soprattutto un curioso male alle giunture in polsi, gomiti, dita e piedi. Nonché un fastidioso prurito al collo che mi era incominciato quando, forse durante una corsa, ero stata punta probabilmente da una zanzara. Boh, mi dicevo: sta' a vedere che la zanza schifosa mi ha passato un virus.
Ogg, ironia della sorte, ho letto questa notizia. Così mi sto ponendo la seguente domanda: posso autorizzarmi a pensare che magari ci avevo preso e che quelli che avevo si chiamano "sintomi lievi aspecifici"? Perché sinceramente io un po' ci terrei: così potrei fare la bulla e vantarmi della potenza dei miei anticorpi, che hanno impedito ai sintomi di svilupparsi più di tanto e hanno guastato la festa alle zanzare.
Attenzione alla Lara Croft dei virus: li ammazza stecchiti.
 
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giovedì, 01 ottobre 2009
Non è il nome di uno dei miei giornali di culto, no. E' proprio in senso letterale: il mondo del corridore. Che non finisce mai di stupire per la varietà e l'originalità delle tenute con cui lo si affronta. E così, dopo aver dedicato altrettanti post alla Podista Con l'Ombrello Al Braccio, all'Uomo Che Correva Con Le Mani In Tasca, alla Donna Bardata In Piena Estate Forse Convinta Così Di Perdere Peso e al Runner Con La Bicicletta A Mano, ecco un post per l'ultimo esemplare, avvistato giusto oggi: l'Anziano Che Correva Coi Mocassini. Una prece per la sua schiena, per i suoi tendini d'Achille e per le sue ginocchia.
 
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giovedì, 17 settembre 2009
Finisce un'estate schifosamente calda e umida, con grande sollievo si torna a respirare, a dormire la notte e a fare una vita umana: da ipotesa ne sono sommamente felice. Ma c'è una cosa per cui la fine di questa stagione mi provoca dispiacere: non rivedrò più i miei tre fidanzati.
Già, perché io in questi ultimi giorni di calura mi ero fatta tre morosi in un colpo solo. E ormai mi sa che li ho persi.
Era successo una mattina alle Acque, quando alla fine della mia corsetta stavo lì a stirare le mie fiacche membra. Mentre mi godevo quella bella stanchezza da fine fatica e allungavo i muscoli con meticolosità, mi sono accorta che tre maschietti avevano preso a puntarmi. E quando dico maschietti intendo proprio piccoli cuccioli d'uomo di sesso maschile. Avranno avuto tre-quattro anni a dir molto, erano accompagnati oguno da un adulto (papà, zio, fratello maggiore o che altro) e mentre i grandi se ne stavano a debita distanza loro hanno cominciato a girarmi attorno, prima da lontano e poi sempre più vicini. Sulle prime pensavo che fosse un loro modo di giocare, ma quando hanno preso a piantarmisi proprio sotto al mio naso e a guardarmi fissa, esibendosi in inchiodate eroiche con la biciclettina a rotelle a un millimetro dai miei piedi ho capito che probabilmente io c'entravo qualcosa.
E qui è stata determinante la loro compagnia: se al posto di padri-fratelli-zii ci fossero state madri-sorelle-zie, a questo punto sarebbe di sicuro partito un: "Bambini, lasciate stare la signora che la disturbate!". Invece io sono sicura che il trio di adulti non solo non avesse alcuna intenzione di richiamarli, ma stesse pure a compiacersi del fatto che i loro pargoli, ancora così virgulti, fossero già tanto portati al tacchinaggio.
Così ho pensato chese avessi continuato a ignorare Qui, Quo e Qua, con tutto l'impegno che ci stavano mettendo a farsi notare, sarei stata una vera carogna e al primo sguardo che mi hanno lanciato gli ho fatto un sorriso. Non aspettavano altro. Uno si è scatenato in esibizioni ciclistiche e strilli eccitatissimi, un altro si è piazzato davanti a me e mi guardava adorante, come se stesse contemplando la Madonna. Il terzo, intraprendente, mi ha chiesto: "Cosa stai facendo?".
Gli ho risposto che stavo facendo una cosa che si chiama stretching e che faceva tanto bene ai muscoli. E lui, pronto: "Anche il mio dado fa stretching sai". Dopo di che mi hanno mostrato le loro abilità di piloti a due ruote e hanno alternato i loro show con corse e urletti attorno a me, senza un motivo preciso. Mi sentivo una specie di totem circondato da un nugolo di indianini urlanti.
Fra un rituale di seduzione e l'altro io ho finito i miei esercizi e ho fatto per andarmene, loro mi hanno chiesto dove stessi dirigendomi e io ho spiegato che era ora di mangiare e così andavo a preparare la pappa.
Il nostro primo appuntamento è finito lì.
Qualche giorno dopo ho rivisto uno dei tre, il più timido: mi ha adocchiata, si è fatto vicino e ha cominciato lo stesso balletto della volta scorsa. Ma prima che lui trovasse il coraggio di dichiararsi nuovamente è stato richiamato all'ordine da un paio di signore (mamma? zia?) che lo hanno portato via. 
E poi è venuto il maltempo e io non sono più andata a correre alle Acque perché il terreno è troppo umido. E probabilmente non ci tornerò più fino alla prossima estate. E quando ci tornerò magari i miei tre morosi avranno altre donne per la testa, magari più giovani e belle di me, e non si ricorderanno più del nostro amor perduto.
Così finiscono gli amori estivi, ahimé.

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mercoledì, 25 marzo 2009
FitwalkingOK, ho definitivamente concluso che l'unico motivo per cui la vita in provincia può essere problematica sono i giornali che arrivano in ritardo. Se è Vogue Sposa passi, non è che mi interessi poi granché. Ma se è il mio adorato Runner's World, auff, il disagio è un po' più sentito. Insomma, una non può ricevere la newsletter che annuncia l'uscita del nuovo numero e non trovarlo dal giornalaio perché, qui ai margini del mondo civilizzato, il mensile ancora non si è visto.
Potrei abbonarmi, lo so, ma poi perderei il rito dell'acquisto e del siparietto che puntualmente mi becco in edicola quando chiedo un giornale dal titolo tanto ostrogoto.
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lunedì, 16 marzo 2009
Premessa: io sono una che appena può si mette le scarpette e va a correre. Con ogni condizione meteo e in ogni stagione. Quindi guardo per forza alla categoria con un occhio di riguardo (e anche con un po' di cameratismo, pur avendo la rapidità di un paracarro e pur facendomi sorpassare dalla maggior parte dei runner).

Detto questo, ieri mattina me ne vado lemme lemme con la mia macchina su via Tiro a Segno verso la Pedagna. So che c'è una maratonina che si sta svolgendo, quindi mi aspetto di incontrare una qualche limitazione al traffico. In effetti lungo il tratto che costeggia il fiume un cartello avvisa che c'è una gara in corso, ma non ci sono indicazioni su cambi di viabilità. Il bello accade dopo la curva, nel punto in cui inizia la pista ciclabile: strada invasa da podisti che occupano tutta la carreggiata e che mi vengono contro, proprio contro, senza nepppure un accenno di scostamento. E nessuno degli sparuti omini che, teoricamente, sono lì per sovegliare la gara accenna a spostare il flusso.
Frotte di gente che corre nella direzione del traffico, anzi letteralmente in mezzo al traffico, e nessuno che gli dica di occupare perlomeno solo la corsia alla loro destra? No, veramente: con tutto il bene che voglio alla corsa e a chi corre, questa cosa proprio mi ha lasciata perplessa. Non certo per l'incomodo, momentaneo e di poco conto, di dovere rallentare l'auto: piuttosto per il rischio concreto, concretissimo di prendere sotto qualcuno che ti si pianta davanti all'improvviso quando sbuchi dalla curva.

Oh, io amo la corsa in un modo quasi viscerale; però l'amore è un conto, lo sprezzo del pericolo è un altro.


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giovedì, 19 febbraio 2009
Fitwalking

E così qualcuno si è inventato anche questa variazione alla tecnica tradizionale: la corsa con le mani in tasca.
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venerdì, 30 gennaio 2009
Come farlo capire, al tizio di mezza età con il capello innaturalmente corvino, che è inutile cercare di agganciare con salaci battute le donzelle in tuta che stanno correndo, soprattutto se indossano gli auricolari?
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mercoledì, 24 dicembre 2008
OK, il tizio che oggi correva indossando un cappello da Babbo Natale lo posso capire. Ma quello che correva, con tanto di scarpette e tuta, portando a mano una bicicletta? Quello lì cosa stava facendo, stava forse mettendo a punto una nuova specialità del triathlon?
Magari la risposta è più semplice: era solo un tentativo di riprodurre lo stile "corsa-del-nonno", quello che gli anziani usano quando devono salire in bici. Li ho sempre trovati irresistibili: sono gli unici che non salgono prima e poi pedalano. Loro no, fanno proprio il contrario: prima un piede sul pedale, poi un po' di rincorsa e solo poi, quando la bici prende velocità, su in sella. Ecco: forse il tipo, semplicemente, stava cercando di riprodurre una simile tecnica. Con esiti discutibili, a quanto mi era dato vedere, ma d'altra parte non c'è nulla da fare: in quest'arte i vecchi sono degli assoluti maestri.
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giovedì, 18 settembre 2008
Cioè, fatemi capire: questo fantomatico WTCC o comediavolosichiama (sul sito dell'autodromo c'è pure il filmatino promozionale) del prossimo weekend è una di quelle belle manifestazioni dell'autodromo dei tempi andati, quelle che ti chiudevano tutte le vie d'accesso al parco e neppure potevi andare alle Acque a correre, oppure è una robina che puoi comunque farti i tuoi bei chilometri nel verde?
Mica che io abbia interessi specifici, no, giusto così per dire...
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mercoledì, 06 agosto 2008
FitwalkingPensavo di avere visto molte stranezze in fatto di tenuta da corsa, ma quella di oggi mi mancava: il bi-calzoncino, versione ciclista aderente indossata sotto e versione boxer lento portata sopra. La stranezza non sta tanto nel doppio strato - anch'io se fa freddissimo faccio così - quanto nel fatto che oggi ci fossero qualcosa come trenta gradi e rotti, con un'umidità che ancora un po' e se muovevi le braccia a rana nuotavi. C'è della gente con una resistenza al caldo che invidio.
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