giovedì, 22 ottobre 2009
Dato che l'argomento "Pista ciclabile? Ah, perché, quello non era un parcheggio?" pare riscuotere un discreto interesse, indico da stasera ufficialmente il concorso "La pista più parcheggiata". Funziona così: ogni volta che beccate una pista usata come parcheggio mandate la vostra segnalazione. Quante auto c'erano? In quale pista? Quando? Son curiosa di vedere quanti punti si raggiungono.

Vince la pista che riscuote più segnalazioni, ma è previsto un premio anche per la pista che riesce a totalizzare il maggior numero di auto piazzate simultaneamente nella sua sede.

Inizio io: stamane (non ricordo l'ora però, perché il concorso non era ancora partito), sempre qui. Avvistate tre auto di cui una pure sulle strisce pedonali. In pratica una fotocopia della foto del post. Una quarta auto stava per aggiungersi al terzetto, ha esitato, poi si è messa sulla destra. Dunque Imolese si colloca a quota 3 punti.

Avanti un altro, c'è posto (non barate, eh).
 
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giovedì, 04 giugno 2009
Me ne andavo con una certa fretta per il centro, ero un po' in ritardo sulla mia tabella di marcia e già potevo dirmi soddisfatta di aver trovato del pane in tarda mattinata. D'un tratto l'occhio mi è caduto su una macchina con un lampeggiante applicato sul tetto, di quelli che piazzi lì solo quando serve. Siccome andavo veloce tutto è accaduto in una frazione di secondo: ho notato il lampeggiante, ho pensato che quella fosse la scorta di qualcuno di grosso, mi sono chiesta chi mai si muovesse su una macchina del genere (una Sonica), mi sono guardata attorno senza vedere nessun assembramento particolare, ho concluso che forse la macchina era parcheggiata lì in attesa di qualcuno che se ne stava in giro da qualche parte.

E mentre condenso, sempre con passo svelto, tutte queste riflessioni dondolando la mia sportina del pane... quasi sto per scontrarmi con un tizio che, nell'indifferenza generale, si avvicina alla macchina e si piazza lì ad aspettare altra gente. Questa faccia non mi è nuova, dico fra me. Eh, già, certo che non mi è nuova: ho appena rischiato di travolgere Carlo Giovanardi. Che ha da poco terminato un comizio elettorale in piazza qui da noi e sta per andar via, tra la pressoché totale indifferenza dei passanti (del resto, sai com'è: in quanti vuoi che se lo filino uno del centro destra, da 'ste parti).

Per fortuna non gli sono finita contro: già mi vedevo - io e la mia pagnotta - buttate a terra da un nugolo di bodyguard spuntate dal nulla che mi interrogavano su cosa fosse quell'oggetto dalla forma sospetta che tenevo in mano, mi sciorinavano i miei diritti e mi pemettevano di fare una sola telefonata, possibilmente al mio avvocato.
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giovedì, 14 maggio 2009
Ieri alla guida della mia macchina mi sono trovata a lasciare il passo a una signora anziana che, un po' esitante, cercava di passare sulle strisce. Probabilmente mi sono beccata qualche accidente da chi mi stava dietro, ma credo di poter sopravvivere; la cosa più imbarazzante comunque è stato lo slancio con cui la donna, mentre attraversava, si profondeva in cenni di ringraziamento. Certo, qualche pedone lo fa: ma si limita a un discreto cenno con la mano. Invece questa tizia era davvero incredibile: pareva che avesse visto Padre Pio materializzarsi sulle zebre, ancora un po' e mi si prostrava davanti all'auto. E tutto questo solo perché rispettavo un suo diritto: quello di passare prima di me!
Sapete cosa vi dico? Ci vorrebbe proprio una bella campagna dal titolo "Sulle strisce non dico grazie".

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venerdì, 06 marzo 2009
Dice che tutti i nostri parcheggi a pagamento ora avranno una sezione dedicata a donne incinte e genitori con bimbo piccolo al seguito. Dice che, non essendo previsti dalla legge, lasciarli liberi dipenderà solo dalla cortesia delle persone.
Considerato che bene e spesso le auto neppure lasciano il passo sulle strisce pedonali, tant'è che molti pedoni si sentono in dovere di ringraziare l'automobilista che si ferma... non so perché ma qualcosa mi dice che non funzionerà tanto bene.
Speriamo, comunque.


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mercoledì, 18 febbraio 2009
Allora: vado qualche giorno a Parigi, tutti mi chiedono indicazioni scambiandomi - non so perché - per una del luogo e io a malapena so spiaccicare due parole in francese.
Vado a Torino, sono al centro commerciale che sta dentro all'ex Lingotto e sto ammirando il rigoglioso giardino interno quando una signora mi fa: "Da che parte si passa per entrare nel giardino?".
Il bello è che invece a casa mia, quando sarei ben lieta di rispondere e di aiutare concretamente qualcuno che si è perso, nessuno mi chiede nulla.

La prossima volta che vado fuori città bisogna che mi metta una maglietta con scritto: "Non chiedete a me, non sono di qui".

lunedì, 24 novembre 2008
L'altro giorno ero in zona Teatro Comunale. C'erano dei lavori su un marciapiede e i pedoni dovevano scendere in strada, proprio dove passava il traffico delle auto. Prestando, com'è ovvio, la massima attenzione a non essere strisciati dai veicoli.
Quel che i miei occhi attoniti non avrebbero mai voluto vedere, però, è stato lo spettacolo delle macchine che sfioravano, senza neppure accennare a un minimo rallentamento, una signora evidentemente cieca e accompagnata dal suo cane-guida. Sarebbe bastato un mezzo passo della signora e del cane verso il centro della strada ed entrambi sarebbero stati travolti: nessuno, dico nessuno degli automobilisti, vedendoli, si premurava di affiancarli con cautela. Una di quelle scene che facevano venir voglia di piazzarsi davanti alle auto, prendere quegli screanzati per le orecchie uno ad uno, tirarli fuori e menarli con una certa vigoria. Ecco, diciamo che questa sarebbe stata più o meno la mia idea: purtroppo però non sono un energumeno e non ho la barba (ma dicono che è il pensiero che conta).

Il bello è che solo pochi giorni dopo l'incredibile spettacolo ho trovato sul Sabato Sera Online l'articolo su una signora che raccontava proprio della stessa, medesima inciviltà e disattenzione riservata a chi non ci vede. E così l'episodio mi è tornato in mente.

Conclusione: solitamente mi va parecchio bene essere una signorina, però certe volte qualche chilo di muscoli in più non mi dispiacerebbe proprio. Lo ammetto.

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mercoledì, 08 ottobre 2008
Spero che quelli del fronte di liberazione dei nanetti da giardino lascino in pace l'esemplare che mi guardava dall'alto quando sono passata per una via del semi-centro. Interamente verniciato di rosso, dalla testa ai piedi: troppo simpatico.
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lunedì, 01 settembre 2008
Non so se tutti facciano questa prova curiosa: girare per i soliti posti guardando in su. A volte si fanno delle scoperte curiose. Io lo faccio (non sempre, sennò sbatterei il muso) e in questo modo noto delle cose che non avevo mai visto: ad esempio, non mi ero mai accorta che a Imola c'è un edificio sulla cui facciata, appena sotto le grondaie, ci sono delle iscrizioni dedicate all'infanzia. Roba tipo: "Prendersi cura dell'infanzia è un sacro dovere", "Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me" et similia. Credo che si chiami Palazzo Vespignani e mi pare che da poco ospiti una sezione distaccata dell'università di Bologna; in ogni caso sta in via Garibaldi, nel tratto dove la strada si innesta sulla piazza del Duomo. Sempre se la memoria non mi inganna, devo aver letto da qualche parte che lì tanti tanti anni fa c'era la ruota degli esposti ovvero quel marchingegno in cui abbandonavano i bambini.
Mi verrebbe da dire "che tristezza, per fortuna erano altri tempi". Però non so se esserne convinta fino in fondo, visto che i brutti episodi non mancano neppure ora.
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martedì, 08 luglio 2008
Provo una sincera ammirazione per la tizia che l'altro giorno alle Acque prendeva il sole in costume. Primo, perché con quel fisico lì qualsiasi vestito più coprente di un due pezzi sarebbe stato un oltraggio. Secondo, per l'intraprendenza e originalità con cui aveva deciso di abbronzarsi. Qualcuno doveva averle spiegato che stare fermi al sole fa male e che l'abbronzatura va presa in movimento, o perlomeno questa è la mia spiegazione al curioso fenomeno: la donzella infatti non stava sdraiata ma passeggiava, passeggiava, passeggiava. In cerchio sul prato, con portamento molto fiero e passo solenne.
Al mio primo giro di corsa l'ho notata e ho registrato mentalmente la curiosità della stuazione. Al secondo passaggio deve averla notata anche qualcun altro: ad esempio uno dei tanti anziani signori muniti di bici e quotidiano d'ordinanza che stazionano sotto le piante al fresco. E che per quel mattino deve aver deciso che c'era uno spettacolo migliore da godersi, spaparanzato sulla panchina, della pagina di cronaca del Carlino.
Aveva un'espressione decisamente felice.

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mercoledì, 30 gennaio 2008
Ci sono dei momenti in cui uno scopre di vivere in mezzo a gente di una squisitezza inaudita. Oggi, per esempio. Mi accingevo ad attraversare la strada aspettando, diligentemente, il mio turno. Non c'erano strisce pedonali in vista e quindi stavo sul marciapiede buona buona, senza neppure accennare un passettino. Così ci ho messo un attimo a rendermi conto di quella macchina che, arrivando con una certa velocità, si era arrestata di colpo. E soprattutto ho dovuto superare la mia incredulità per capire che l'auto si era fermata proprio per me. Per farmi attraversare.
Un gesto talmente gentile e talmente non dovuto che mi sarebbe venuta voglia di andare dal guidatore, fargli tirare giù il finestrino e dirgli: "Guardi, lei è veramente tanto carino ma non ho la precedenza io. Non ci sono strisce per terra, quindi tocca a lei passare per primo". Ma visto il traffico non era proprio del caso, quindi sono balzata dall'altro lato della strada senza fare tante storie. E poi ho continuato il mio tragitto pensando a quanto deliziose possono essere le persone, a volte.
Poi, più avanti, ho dovuto nuovamente attraversare e stavolta l'ho fatto sulle strisce. Una macchina mi ha quasi arrotato i piedi. Ah, la cara, vecchia normalità.
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