giovedì, 05 marzo 2009
A proposito della Peekaboo di qualche post fa, volevo dire che l'ho rivista nella vetrina di Fendi a Bologna. Ohibò, io sarò pignola ma anche lì non ci siamo: siccome la borsa, per quanto possa sconcertare, viene esibita aperta in tutte le sfilate e le foto di moda, in vetrina va mostrata esattamente così. E infatti qua (plastichina a parte) hanno fatto proprio questo: l'hanno esposta con l'apertura ben spalancata e la bocca un po' floscia.
Invece a Bologna l'hanno messa in vetrina con la serratura ben chiusa. Certo, probabilmente sarà quello il modo in cui le signore la porteranno nella realtà, ma in vetrina non funziona tantissimo perché non si capisce subito che tipo di borsa sia.

Perciò, plastichina a parte, viva la vetrina di provincia.

NB - Il titolo del post è il frutto del mio entusiasmo per essermi appena iscritta su Facebook al gruppo sui modi di dire imolesi.

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categoria:borse, imola, imolesi
giovedì, 26 febbraio 2009
Mi spalmo sulla vetrina per ammirare, esaltata dal fatto di poterli vedere esposti proprio qua, i sandali di René Caovilla (IL sandalo per eccellenza, alla faccia di tutti i Manolo Blahnik e Jimmy Choo e i Sex and the City di questo mondo). E il largo sorriso che stava per stamparmisi in faccia mi si blocca.
Una Peekaboo Fendi se ne sta mollemente adagiata in vetrina con - orrore! - le plastichine che coprono le parti metalliche.
Non si fa.

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categoria:borse, romagna, provincia, imola, negozi, imolesi
martedì, 24 febbraio 2009
E' successo ancora. La Cupola della moda si è riunita nuovamente (perché per me può essere solo questo il motivo per cui di botto tutti i negozi ti vendono la stessa cosa, con la stessa fantasia o la stessa identica nuance di colore).
Stavolta ha decretato che nei prossimi mesi va il pitonato, o il coccodrillato, o comunque viva le scaglie di rettile un po' ovunque. L'ho capito quando ho notato una borsetta con questa fantasia in un negozio e ho pensato: "Massì, dai, se la abbini con giudizio può anche essere carina". Poi ho rivisto la stessa fantasia in un altro negozio poco lontano. Poi l'ho rivista in una bancarella. E dopo aver ritrovato la stessa decorazione a scaglie in tre o quattro posti quella che inizialmente mi pareva una decorazione anche bellina mi è diventata francamente un po' fastidiosella.
Poi, colpo di grazia: oggi ho aperto Marie Claire di marzo e mi sono beccata una pubblicità a doppia pagina delle nuove proposte di Prada. Indovinate un po': borse (e pure vestiti) coccodrillate, pitonate, lucertolate. Anzi, in quel caso direi proprio fatte di rettile vero, poverino.
Potrei chiamarlo "effetto Hello Kitty": prima che la micia dal fiocco rosa fosse sparsa un po' ovunque su maglie, scarpe, borse, quaderni et similia a me piaceva un sacco. Ora, che te la infilano in ogni dove, non ce la faccio più. Ho la saturazione.

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categoria:moda, borse, romagna, provincia, imola, negozi, imolesi
mercoledì, 11 febbraio 2009
La fortuna di vivere in provincia è anche questa: che quando si è fuori dai grandi circuiti un negozio del centro può tranquillamente esporre in vetrina la copia, identica sputata, di una celeberrima borsetta di un celeberrimo marchio straniero. Accompagnandola con un cartello, tanto per non lasciare adito a dubbi, in cui sta scritto il nome del modello clonato: sì, proprio quel nome a cinque lettere che finisce per ipsilon e che fa sognare molte signore. Tutto questo senza che nessuno della Casa originaria, probabilmente, se ne accorga mai.
Fantastico.




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categoria:moda, borse, romagna, provincia, imola, negozi, imolesi, hermès
lunedì, 05 gennaio 2009
L'avevo adocchiata pochi giorni fa. Ero entrata in negozio e me l'ero fatta mostrare: perfetta. Ci avevo fatto un pensierino: con i saldi imminenti, mi ero detta, quasi quasi potrei comprarla.
Avrei anche potuto comprarla subito: la commessa (deliziosa, genitilissima, carina da morire) mi aveva fatto notare che su quell'articolo c'era uno sconto del trenta per cento. Ma io niente: se prima dei saldi era scontata così tanto, ragionavo, chissà che razza di ribasso avrebbe avuto coi saldi. Così avevo deciso: al primo giorno di saldi quella borsa sarebbe stata mia.

E viene finalmente il 3 gennaio. I TG mostrano le orde di italiani che fanno la fila per gli outlet di Serravalle e Fidenza. Io, più modestamente, mi dirigo lemme lemme verso il negozietto del mio cuore, pregustando la mia borsina.
Ma... ahimé: una spiacevole notizia mi attende.

Altra commessa, sempre carina e gentile. Me la tira fuori, me la torna a mostrare, mi fa vedere di sua iniziativa anche tanti altri articoli. E lì, per inciso, la giovane guadagna tanti, ma tanti punti. Io penso tutto il bene possibile di quel genere di venditrici: quelle che non si iimitano a metterti in mano l'oggetto che chiedi e non se ne restano lì impalate aspettandosi l'unica cosa per loro possibile, ovvero che tu tiri fuori i soldi, e vedi bene di non fare altre domande o di dire che ci penserai su. Ecco: in quel  negozio devono avere un'intera fornitura di commesse del genere che piace a me, contente di dedicare un po' di tempo al cliente. Oddio, magari non gliene frega niente però ti fanno credere il contrario: e alla fine questo è quel che conta.
Dunque: la cordiale ragazza mi illustra la borsa che già mi sento fra le dita, comincio a familiarizzarci, la apro, infilo le mani nelle taschine interne, impugno i manici, provo la chiusura.
Poi chiedo il prezzo: sono curiosa di sapere di quanto sia stato abbassato.
E qui il ferale colpo di scena. Mi dichiara il prezzo pieno: "Su questa non ci sono saldi", aggiunge.
In pratica se me la compro ora, in periodo di saldi, la pago per intero; se invece la compravo qualche giorno prima, quando ancora i saldi non erano iniziati, l'avevo al trenta per cento in meno.
Lo so che loro avevano tutti i diritti di fare i prezzi che volevano, ma io ci sono rimasta così male, ma così male che alla fine l'ho lasciata lì. Mannaggia a me, ho beccato l'unico negozio che abbassa i prezzi fuori dai saldi e ai saldi li rimette normali.

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mercoledì, 15 ottobre 2008
Premessa doverosa: mi scuso se mi faccio prendere un po' dall'argomento "borse", ma ho una autentica venerazione per questo accessorio. In pratica mi succede la stessa cosa che a molte donne succede per le scarpe: mi incanto. D'altra parte abbiate pietà: non bevo, non fumo, non faccio una vita spericolata... almeno un piccolo punto debole lasciatemelo. Che poi mica me le compro, no: mi limito ad ammirarle da lontano (quasi sempre). Seconda precisazione: potrà sembrare assurdo a chi non si interessa al tema ma le borse - soprattutto i modelli di culto - sono battezzate con un nome vero e proprio. Kelly, Bagonghi, Birkin, D Bag, Motorcycle e via discorrendo.

E tanto per restare sul tema "le borse che non t'aspetti", questa sì che è clamorosa: l'altro giorno sono quasi svenuta vedendo che all'Ipercoop di Lugo (eh già, ogni tanto si emigra) si aggirava nientemeno che una Roberta di Camerino. Non la Bagonghi, vabbé, ma sempre di RdC si trattava. Sinceramente sono ancora qua a chiedermi se fosse un farlocco o un pezzo autentico. E non riesco a trovare risposta. Il farlocco entra in commercio solo quando il modello è molto noto, dunque non è questo il caso. Poteva quindi essere un pezzo autentico. Ma c'è un problema: quel marchio non si sposava per nulla con la ragazza che la portava, troppo casual e soprattutto troppo giovane per una Roberta di Camerino. Nella mia mente perversa quel marchio è più adatto a una signora dagli anni non più verdissimi. Io ad esempio.
Quasi quasi... ho giusto visto che c'è un negozio a Imola che vende le Roberta di Camerino...






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martedì, 14 ottobre 2008
balenciaga-motorcycleAvevo detto, commentando qualche post fa, che la borsa "Motorcycle" di Balenciaga non si vede in giro da queste parti? Bene: come per una specie di contrappasso proprio oggi mi sono imbattuta in una vetrina piena di "Motorcycle". Il che mi insegna che a volte prima di dire qualcosa bisogna pensarci due volte.
Il tocco in più: la vetrina è quasi di fronte a un negozio di articoli per motociclisti. Meraviglioso.

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categoria:moda, borse, romagna, provincia, imola, negozi, imolesi
martedì, 22 gennaio 2008
Per me quelli che mettono gli annunci su Genius fanno apposta. Non possono essere tutti veri, andiamo. Dev'esserci qualcuno che se li inventa di sana pianta per far divertire gli imolesi. Perché se questo qua, ad esempio, è reale:

"Cerco auto di piccola cilindrata con impianto a metano, anche in regalo, pago il passaggio"

... mi candido volentieri anch'io a sacrificarmi per qualcuno. Ho già in mente alcuni compiti umanitari a cui posso dedicarmi: "Cerco borsa Kelly di Hermès, va bene anche usata, mi adatto pure a riceverla in regalo", "Disponibile a prendermi Bagonghi di Roberta di Camerino, non faccio grandi storie se me la date gratis, ci metto io la benzina che serve per arrivare a casa vostra", "Affarone! Vi aiuto a disfarvi di una Gucci a vostra scelta, anche una Indy Bag che neppure mi piace troppo. E sia ben chiaro: voi non dovete pagarmi niente".

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giovedì, 27 dicembre 2007
SpeedyBagPensavo che la mia piccola e indolente cittadina fosse immune dalla maledizione della Speedy Bag. Quell'anatema che affligge un po' tutte le città secondo la regola che recita: "Nelle zone destinate al passeggio si incontra una Speedy Bag - originale o tarocca - in ragione di una ogni venti metri".
La maledizione grava particolarmente su Ravenna, a quanto ho potuto constatare ultimamente: una recente passata per via Cavour nella città bizantina mi ha portata a contarne qualcosa come una decina, poi ho smesso di tenere il conto. Bologna comunque si difende bene pure lei. Con Imola andavo sul sicuro, me la sentivo un po' come zona franca: mai vista una Speedy Bag in giro, forse perché all'Emporio 51 non le vendono.
Zona franca, dicevo. Fino a oggi, quando mi sono beccata in pieno centro l'ennesimo bauletto marron.
Oddio: non ce l'ho mica con la Speedy Bag, beninteso, né con chi se la compra (ci mancherebbe), e né tantomeno con la buonanima del signor Louis Vuitton. E' che tutte 'ste Speedy mi hanno mandato in overdose.
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martedì, 23 ottobre 2007
Da qualche tempo vanno le borsette di grandi dimensioni, e capisco quindi che in giro se ne vedano tante. Quel che trovo divertente è che da quando modelle e trendsetter le indossano non tenendole in mano ma infilate con eleganza nel braccio piegato un po' tutte si sono messe a fare la stessa cosa, trovandola tanto comoda. Fateci caso: la vera tipa cool non tiene mai la borsa per i manici, perlomeno fino a nuovo ordine.
Ancora non capisco, quindi, come mai nessuna abbia colto il suggerimento di Prada, che qualche stagione fa mandò in passerella signorine che tenevano il loro borsone d'ordinanza sottobraccio, mollemente poggiato sul fianco. Niente da fare: ancora tutte lì a uncinare i manici col braccino piegato.
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