mercoledì, 21 ottobre 2009
Ho appena scoperto che l'espressione "dare il tiro al portone" non è una patrimonio linguistico nazionale. E' un modo di dire che abbiamo in comune coi bolognesi ed è locale, localissimo: al punto che già verso Massalombarda, dunque a pochissimi chiilometri da qua, non sanno cosa sia. Sono rimasta scioccata.

(Stavo per chiudere il post senza rendermi conto che la naturale conseguenza di quanto ho appena scritto è che fuori di qua nessuno sa cosa sia. Orbene: dare il tiro al portone significa aprire il portone del palazzo a qualcuno).
 

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venerdì, 24 ottobre 2008
L'altro giorno sono emigrata per poche ore a Bologna. Avevo qualche minuto di tempo libero, così mi sono infilata in Galleria Cavour per un bel giro di vetrine mentre mangiucchiavo qualcosa per placare il buco dello stomaco di metà mattina. Però, accidenti, me ne sono resa conto in ritardo: io stavo lì, buona buona davanti a Vuitton, mentre a due passi avevo il nuovo negozio di una certa famosa gioielleria, appena aperta a Bologna. Che per me, per quel che mi interessano i preziosi, poteva benissimo anche non aprire. Ma vuoi mettere la soddisfazione di piazzarcisi di fronte con la tua merendina e immaginare di sentirsi tanto così?
Vabbé: lei aveva una brioche, io una barretta ai cereali della Coop. Ma, lavorando un po' di fantasia...
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martedì, 30 settembre 2008
... e mi becco pure il traffico del Cersaie, accidenti. Mi dicono che in questa occasione passare dalle parti di Bologna sia un'apocalisse.
Mettiamola così: se fra qualche giorno non dò mie notizie cominciate pure a sospettare che il Cersaie mi abbia fagocitata e che io sia ancora lì a disperarmi perché non riesco a uscire dalla zona Fiera.
Se invece sopravvivo, ci si risente presto.
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martedì, 07 agosto 2007
Il 2 agosto su History Channel è andato in onda, alle 10,25 esatte e poi in replica durante la giornata, un video inedito di un po' meno di un'ora sulla strage alla stazione di Bologna. E' un documento eccezionale nella sua drammaticità: girato da due giovanissimi operatori locali, documenta i primi minuti dopo l'esplosione ed è montato con il sonoro delle comunicazioni attraverso i CB, i "baracchini", presumibilmente dei tassisti che si davano indicazioni sui soccorsi.
Io ero già grandina e ricordo purtroppo molto bene quei momenti. Data la vicinanza geografica, poi, la notizia fu ancor più drammatica.
Non so se tutti lo sappiano, ma chi non ha il satellite può comunque vedere il video direttamente dal sito di History Channel.
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martedì, 17 luglio 2007
Due o tre noticine sulla mia trasferta bolognese di oggi.
Primo, con molta originalità: fa caldo. Niente di strano, siamo in estate, le temperature salgono anche di tanto e da che mondo è mondo è sempre stato così. Ma trovarsi a metà luglio a ora di pranzo sotto il sole di via Indipendenza con le suole degli infraditi arroventate... beh, dà una grossa mano a ricordarselo. Mai avevo tanto desiderato di trovarmi sotto una pianta alle Acque, o al Tozzoni, o in qualunque altra zona verde della mia piccola ma tanto verde cittadina. Comunque per sopravvivere ho brevettato una tecnica anti-calura favolosa: bottiglietta di acqua con cui inumidire continuamente braccia, fronte, collo e gambe. Resurrezione istantanea anche per una ipotesa come me.
Secondo: noi comuni mortali si boccheggia, ma per la gente più fèscion è già tempo di pensare al cambio di guardaroba. Le vetrine di galleria Cavour sono piene di novità autunno-inverno 07-08. Dovrebbero mettere degli avvisi: non guardatele troppo intensamente, sennò vi immedesimate e davanti alle sciarpe di Loro Piana vi viene un colpo di calore. E non è una bella cosa.
Terzo: ulteriore overdose di Hello Kitty. Se qua da noi si limitano a qualche magliettina appesa nelle bancarelle, là, oltre il confine che separa Romagna da Emilia, non scherzano proprio: da H&M c'è un'intera linea di intimo di Hello Kitty. Roba bellina e simpatica, eh, però dopo il cinquantamilionesimo paio di slip e reggiseno e pigiama e top istoriati con tutte le variazioni possibili e immaginabili di micine con fiocchetto rosa io sono sempre più vicina al rigetto.
Fra un po' avrò pure gli incubi a fiocchetti rosa.

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martedì, 19 giugno 2007
Vivo qua da quando sono nata ma solo oggi ho notato una curiosità: lungo la ferrovia, in direzione Bologna, c'è una piccola costruzione che mi è parsa un tabernacolo. La dislocazione è quanto meno singolare perché sta proprio a fianco dei binari.
Curioso: ho fatto infinite volte quella tratta e non me n'ero mai accorta prima. La prossima volta che prendo il treno verso ovest cercherò di verificare.
Queste scoperte minimaliste mi mandano in brodo di giuggiole.
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mercoledì, 13 giugno 2007
Senza Heineken Jammin' Festival e Formula 1 l'imolese tipo non ha più grandi occasioni per uscire di sera e trovare un po' di gente in giro. Così le poche opportunità che restano conviene coltivarsele. E quindi lo scorso fine settimana mi sono fatta anch'io la mia dose di musica e folla facendo un giretto a Imola in musica, manifestazione che nell'arco di un week end dissemina eventi musicali grandi e piccoli un po' dappertutto in centro. Ho fatto le cose per bene, saltabeccando da uno spettacolo all'altro per non perdermi troppe cose. Come da copione ho incontrato l'universo mondo, Imola è piccola e quando tutta la città si concentra in poche centinaia di metri è inevitabile  reincontrare gente che non vedevi da una vita. Ho osato pure avventurarmi in piazza Matteotti mentre si esibiva Irene Grandi, ma la calca era tanta che sotto il portico a fianco del palco mi sono trovata bloccata e ho preferito rifarmi con qualche intrattenimento meno popoloso. Mi sono imbattuta così in un gruppo che suonava musiche con l'arpa, il clima era sul mistico andante tanto che alcuni spettatori se ne stavano seduti a gambe incrociate con aria assorta, occhi chiusi e mani giunte che sembravano in chiesa. A fianco della biblioteca comunale c'era un'esibizione di tango che prendeva tutta la strada e così i passanti, qualcuno con la bici a mano, stavano accatastati contro al muro. A Porta Montanara, dove c'era un altro concerto, ho scoperto che sul selciato sotto al voltone ci sono le lucine e ci puoi camminare.
Insomma, una serata divertente.
E stamattina... colpo di scena. Un manifesto affisso sui muri recita: "Bologna in musica"! Non posso credere che a pochi chilometri da qua ci sia una manifestazione con lo stesso identico nome. Mi attacco a Google e cerco di capirne di più, ma non trovo nulla. Resto quindi con l'amletico dubbio: chi è il copione?
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lunedì, 02 aprile 2007
E dunque ci siamo: Raitre, domenica sera, ore 21,30. Il sacchetto di popcorn è pronto, l'attenzione è tanta. Nella puntata di Report si parlerà di province, e il nostro giornale locale più diffuso ha da tempo annunciato che una troupe è stata anche da noi a occuparsi di "Circondario", un raggruppamento di vari comuni che in Italia ha un solo clone, a Empoli. Curiosa come una scimmia, mi chiedo: cosa diranno? Chi intervisteranno? Dove avranno girato? Che facce si vedranno? Dovete capirci, non siamo più tanto abituati agli onori delle cronache e ogni occasione adesso ci ringalluzzisce.
Inizia la trasmissione. Un bel viaggetto su tutto il nostro suolo italico. Sardegna, Lombardia, Campania, Puglia... Ecco: Bologna! Ha detto Bologna! Allora ci siamo, vuoi che dopo Bologna non si parli di noi?
Passa Bologna, si riparla della Campania... il tempo passa e della nostra metropoli neppure un accenno. Pazienza, ne parleranno più avanti. Fiduciosa attendo, scrutando l'orologio per capire quanti minuti mancano alla fine della trasmissione.
Il lancio della puntata successiva mi riporta alla dura realtà: niente da fare. Non hanno fatto parola di noi. Ma come?
Io ho una mia tesi: è andata come con il maltempo, che quando arriva alle porte della nostra città se ne va schifato perché qua non ci vede niente di interessante. Così anche quelli di Report: appena si sono accorti di dove erano capitati se la sono data a gambe.
Però vorrei che ci ripensassero. Qua potremmo anche avere un sambodromo, mica pizza e fichi.
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venerdì, 02 febbraio 2007
Questo è un appello per salvare una razza in via d'estinzione: il Negoziante Cafone di Provincia (d'ora in poi definito NCP).
L'NCP appartiene alla generazione di quando c'era un solo negozio, o poco più, per ogni genere di necessità. Un solo fornaio, un solo lattaio, un solo calzolaio, un solo venditore di scarpe, un solo venditore di vestiti. Roba incredibile per i più giovani, abituati a stormi di vetrine una più invitante dell'altra, con l'obiettivo chiaro di appropriarsi del maggior numero di clienti strappandoli al concorrente.
Una volta non era così.
Una volta, putacaso, se ti serviva un paio di scarpe avevi pochissime alternative. Le volevi economiche, e andavi dal Tizio. Avevi qualche soldino in più, e sceglievi Caio. Eri straricco, e allora andavi addirittura a cercartele all'estero cioè a Bologna, il paese dei Bengodi pieno di luccichii e attrattive.
Ne discendeva che l'NCP non conosceva il concetto di "concorrenza". Secondo la visione del mondo dell'NCP non era il negoziante a doversi adattare al cliente, ma era il cliente a doversi adattare al negoziante. Cercavi un paio di pantaloni? Eccoteli. Ne cercavi un modello un po' diverso? Con malcelato fastidio l'NCP rovistava fra gli scaffali e te ne sbatteva davanti uno. Eri indeciso e non sapevi se acquistare o se pensarci un po' su? Per l'NCP questo ti conferiva la patente di cliente rompiscatole e venivi congedato con malagrazia e con l'auspicio che non ti presentassi più da quelle parti. Tanto, di gente che comprava ce n'era a bizzeffe perché non c'erano molti altri posti in cui andare. Se non trovavi il pantalone dei tuoi sogni, erano solo affaracci tuoi.
Qualche esemplare ancora sopravvive: di un vivere stentato e macilento, con però alcune insperate perle.
Mi trovavo, ad esempio, tempo fa in un negozio di scarpe della mia cittadina. Uno di quelli, per l'appunto, che avevano conosciuto antichi splendori in quanto da loro si calzavano i piedi di mezza città e che, un tempo, era considerato negozio da ricchi perché vendeva addirittura roba di marca (ora che le marche te le tirano dietro anche alla Coop, mi vien da ridere... ma loro ancora adesso si prendono incredibilmente sul serio per questa cosa). Diciamo che si chiamava, vediamo che nome dargli... chiamiamolo "Melody", ecco.
Dunque entro da Melody per chiedere di un paio di scarpe viste in vetrina, accanto a molti articoli esposti trionfalmente che fanno parte delle collezioni degli anni precedenti (tanto chi se ne accorge in provincia, devono aver pensato).
La titolare sta chiacchierando con una sua amica o presunta tale e stanno fumando entrambe come ciminiere. Prima di degnarsi di rivolgermi la parola, termina di raccontare.
"Perché insomma, noi chiamiamo la pizzeria e chiediamo se possiamo prenotare un tavolo, ma loro ci dicono che sono pieni... Insistiamo e loro niente... Allora io gli dico: senta, noi siamo di Melody! E questi niente: hanno detto che non avevano posto. Che razza di gente!".
Mi sfugge il motivo per cui il nome del suo negozio dovrebbe aprirle tutte le porte, manco fosse Karl Lagerfeld in persona. Vabbé.
Poi, lievemente irritata, mi guarda e sibila un "Dica" che esprime tutto il suo fastidio per essere stata interrotta nei suoi lieti conversari.
Chiedo di provare le scarpe, mi porge il numero, ci faccio qualche passo e le domando se mi fa provare anche il numero più piccolo: ho il problema del tallone stretto e spesso le scarpe mi si sfilano da dietr...
"Senta", sbotta la signora Melody, scocciata come se le avessi chiesto di andare sulla Luna, "se proprio vuole io gliele faccio anche provare, ma tanto guardi che il suo numero è questo".
Io insisto educatamente.
Sbuffando come una ciminiera, mi fa: "Vabbé, se vuole...".
Le provo, effettivamente mi stringono in punta ma il tallone andrebbe meglio, io sono lì che ci penso. La signora Melody incalza: "Ha visto? L'avevo detto io che quelle non le andavano. Allora? Cosa ha deciso?".
In quel negozio non sono più entrata (non mi piace il fumo). Però passo di frequente davanti alla vetrina della signora Melody, guardo con nostalgia le sue scarpe di due stagioni fa esposte come se fossero l'ultimo grido della moda internazionale e insomma... mi chiedo cosa ci metteranno quando anche lei andrà in pensione. La fine di un'era. La fine dell'NCP.
Salviamo l'NCP.
Creiamogli una riserva in cui riprodursi in cattività.
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giovedì, 01 febbraio 2007
Oh, io delle vicende altrui non dico nulla e di Cofferati non so che giudizio dare perché non sono di Bologna. E poi per noi, ultimi romagnoli prima del confine virtuale, Bologna è in territorio estero, essendo in Emilia. Ma la curiosità per 'sta cosa è tanta, ma tanta che mi sa che la prima volta che ci passo davanti rischio di fare come i vecchietti che si piazzano di fronte ai lavori in corso e osservano, osservano, osservano... Solo che io rischio di osservare gli osservatori. Andrà bene uguale?

Direttamente dal sito di Zap&Ida, ecco il lancio ufficiale dell'iniziativa che, lo sottolineo, oggi inizia soltanto e poi va avanti a oltranza:

foto catmant

 

TENIAMOLO D'OCCHIO

Ecco l'ultima trovata di Zap e Ida:

l'appuntamento è in Piazza Nettuno, dalle 17.00 alle 18.00, tutti i giorni, a oltranza...

 

Slogan urlati, tamburi, cartelli e striscioni hanno fatto il loro tempo. Oltre a recar disturbo al traffico e alle orecchie dei cittadini sensibili sono ormai forme desuete di manifestazione alle quali siamo talmente abituati che il giorno dopo nessuno più le ricorda. Gli eclettici ed arrabbiatissimi Zap e Ida hanno pensato di testare a Bologna una nuova forma di protesta, democratica, non violenta e silente, il " TENIAMOLO D'OCCHIO". Chi non è soddisfatto del comportamento di un politico, un amministratore o altro si dovrà recare sotto le finestre di casa sua o dell'ufficio ad un orario stabilito e fissarle in assoluto silenzio per un consono numero di minuti, tutti i giorni, alla stessa ora. Per il biricchino preso di mira quel silenzio diventerà ben presto assordante, soprattutto se a fissarlo saranno tanti sguardi. " Teniamolo d'occhio" parte come test locale giovedì 1° febbraio. Tutti coloro che avrebbero molto da dire e ridire sul sindaco di Bologna sono invitati a recarsi alla chetichella in piazza Nettuno per salire, alle 17 in punto, sui gradini di palazzo Re Enzo e mettersi a fissare intensamente fino alle 18 la finestra del suo ufficio, ultima a destra della facciata di palazzo d'Accursio, che dà sulla fontana.
Chi non avesse voglia o tempo di regalare alla causa un'intera ora può partecipare ugualmente a patto che si impegni, nei cinque o dieci minuti, a tener lo sguardo fisso. I possessori di binocoli o cannocchiali sono invitati a portarseli dietro per un controllo più ravvicinato. Così i giorni successivi, alla stessa ora e, se piove, con l'ombrello. E' assolutamente vietato mettersi tutti d'accordo su eventuali 'iazze' da trasmettere col pensiero nell'ora di 'punta'.


Per ulteriori eventuali chiarimenti in merito: zap e ida 051.229753

v. anche: www.societacivilebologna.it

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