giovedì, 27 dicembre 2007
SpeedyBagPensavo che la mia piccola e indolente cittadina fosse immune dalla maledizione della Speedy Bag. Quell'anatema che affligge un po' tutte le città secondo la regola che recita: "Nelle zone destinate al passeggio si incontra una Speedy Bag - originale o tarocca - in ragione di una ogni venti metri".
La maledizione grava particolarmente su Ravenna, a quanto ho potuto constatare ultimamente: una recente passata per via Cavour nella città bizantina mi ha portata a contarne qualcosa come una decina, poi ho smesso di tenere il conto. Bologna comunque si difende bene pure lei. Con Imola andavo sul sicuro, me la sentivo un po' come zona franca: mai vista una Speedy Bag in giro, forse perché all'Emporio 51 non le vendono.
Zona franca, dicevo. Fino a oggi, quando mi sono beccata in pieno centro l'ennesimo bauletto marron.
Oddio: non ce l'ho mica con la Speedy Bag, beninteso, né con chi se la compra (ci mancherebbe), e né tantomeno con la buonanima del signor Louis Vuitton. E' che tutte 'ste Speedy mi hanno mandato in overdose.
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martedì, 23 ottobre 2007
Da qualche tempo vanno le borsette di grandi dimensioni, e capisco quindi che in giro se ne vedano tante. Quel che trovo divertente è che da quando modelle e trendsetter le indossano non tenendole in mano ma infilate con eleganza nel braccio piegato un po' tutte si sono messe a fare la stessa cosa, trovandola tanto comoda. Fateci caso: la vera tipa cool non tiene mai la borsa per i manici, perlomeno fino a nuovo ordine.
Ancora non capisco, quindi, come mai nessuna abbia colto il suggerimento di Prada, che qualche stagione fa mandò in passerella signorine che tenevano il loro borsone d'ordinanza sottobraccio, mollemente poggiato sul fianco. Niente da fare: ancora tutte lì a uncinare i manici col braccino piegato.
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giovedì, 31 maggio 2007
Di ritorno da alcune commissioni in centro. Rapido passaggio in zona mercato. Schivo l'inaugurazione del magazzino di detersivi e prodotti per l'igiene. Rinuncio stoicamente alla fantasia di rincasare, malgrado gli anni non verdissimi, con un palloncino "Acqua e Sapone" legato al polso, come mi facevano da piccola per non farmelo scappare. No, io sono lì con un'altra missione: capire che fine abbia fatto il mio spacciatore di borsette.
Lo definisco così perché ha - o forse dovrei dire "aveva" - una bancarella di borsette deliziose a prezzi talmente ridicoli che ogni volta mi chiedo in che modo se le procuri. La qualità abita ovviamente da un'altra parte: con quella manciata di euro ti compri un oggetto senza pretese, però tanto bellino e tanto simpatico. Il classico sfizio a costo irrisorio.
Ma la bancarella latita ormai da troppo tempo. E io sono inquieta. Questa assenza reiterata mi fa temere che il soprannome che gli ho trovato abbia qualche attinenza con la realtà.

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giovedì, 14 dicembre 2006
Bauletto GucciLa moda, si sa, ha le sue regole, i suoi riti, i suoi capisaldi. Che regolarmente cambiano, in modo da permettere alle vere signore "in" di mostrare quanto son brave a tenersi informate sulle ciclicità del mondo del luuk. L'ansia con cui la signora di provincia si adegua ai diktat modaioli, comunque, ha sempre quel che di meravigliosamente ingenuo che non ritrovi nella più smaliziata signora di città. E può quindi succedere che la provinciale si faccia un po' prendere la mano dal bisogno di mostrarsi cuul a tutti i costi.
Era deliziosa la giovane che ho incontrato qualche giorno fa: avendo senz'altro studiato a memoria tutti i numeri di Elle, Marie Claire, Flair, Glamour, Vogue e ora anche Velvet, la very elegant lady sapeva che ora non puoi dirti realmente fèscion se non esci con due borsette. Basta alla noia e alla banalità di un'unica borsa ben abbinata al resto del look: in questo momento è due il numero perfetto!
Ora, un senso in tutto questo c'è. Se usi una borsina piccina picciò, tanto carina ma poco capiente, per forza sei costretta a tirarti dietro anche qualcosa per contenere la maggior parte degli ammennicoli che solitamente porti con te. Il tutto, ovviamente, stra-firmato e ben riconoscibile.
Forse però la donzella aveva capito la lezione solo a metà. Doveva essere senz'altro questo il motivo per cui era uscita con una mega-shopping (ovviamente quella più dernier cri, la Miu Miu di pelle goffrata che compare in ogni servizio di moda del globo) abbinata a uno spazioso bauletto di Gucci.
Pareva una turista carica di bagagli pronta all'imbarco. Semplicemente irresistibile.
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venerdì, 17 novembre 2006
HermèsBirkinBagSarà la prima nebbiolina di stagione, ma stamattina ho sentito avvicinarsi l'inverno. E con l'inverno attendo trepidante la comparsa di un tipico animale di provincia: la signora-con-Birkin.
Per spiegarmi devo fare una premessa.
Esattamente come i rapper di oltreoceano la vera signora di provincia aborre il minimalismo, perchè per costei è imperativo ricordare al mondo che lei, i soldi, ce li ha (o li ha il marito). La vediamo quindi, inconsapevole dello scempio, sfoggiare improbabili mises in cui parole quali "accostamento", "buongusto", "abbinamento", "misura" sono lemmi privi di significato.
Il vero colpo di grazia ammazza-gusto, però, è dato dalla borsa: e qui vengo al dunque.  Il trionfo della signora di provincia è la Birkin bag malmaritata: portata cioè sopra l'opulenza di una pelliccia di visone, un cappello di feltro con taglio simpaticamente mascolino e a volte una vera penna d'uccello infilata nella fascia, un paio di scarpe sportive con suola in gomma ma firmatissime e decorate con mezzo chilo di strass, calze pesanti e colorate e nelle giornate più fredde una sciarpona tricottata, con frange lunghe venti centimetri, annodata rigorosamente fuori dal bavero del visone. Non bastasse l'abbinamento drammaticamente infelice, la Nostra  dimentica che indossare una Birkin non fa automaticamente donna elegante: richiede non solo molte migliaia di euro ma anche dosi industriali di grazia e naturalezza nel portamento. Ma la signora di provincia pensa di essere strafiga anche se la Birkin la infila di traverso, a tracolla, "mode antiscippo on". Ed è proprio ques'ultimo particolare che grida vendetta: non si porta una Birkin come fosse una sacca di Guru, diamine!
Che Hermès la perdoni, comunque, la signora: in fondo è simpatica così.
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