venerdì, 29 maggio 2009
E anche quest'anno la stagione estiva è ufficialmente iniziata: hanno cominciato a tirar su gli stand per la festa de l'Unità al Lungofiume.

Oddio, no, non si chiama più festa de l'Unità, com'è che la chiamano adesso... Festa del PD? Festa Uniti nell'Ulivo? Festa democratica? Panico!

Io comunque penso che quelli della festa avrebbero dovuto tener presente una cosa molto semplice: che tanto la gente, cambiamenti o meno, avrebbe continuato a definirla col suo nome storico. E' troppo radicata l'abitudine. E allora avrebbero potuto ricorrere a un piccolo ma furbo espediente: trasformare la "Festa de l'Unità" in "Festa dell'unità" senza la U maiuscola. Così cambiava solo il modo di scriverla ma non quello di dirla a voce, e intanto però, eliminando il riferimento all'organo di partito, non facevano torto alla parte di PD estranea ai DS. Inoltre il PD era nato davvero dall'unione di diverse forze politiche, quindi il termine "unità" ci stava benissimo.

Se rinasco, quasi quasi mi invento un mestiere sul genere "creatrice di titoli".

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giovedì, 28 maggio 2009
Mentre compravo due cose in negozio, stamattina, ho orecchiato uno di quei duetti da benedire il fatto di essere lì.

Antefatto: un cliente intrattiene una commessa con complesse e interminabili riflessioni misticheggianti su temi quali "il Vangelo ordina al marito di aver rispetto per la moglie", "la Bibbia dice che l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna", "la Bibbia dice che la donna è carne della carne dell'uomo", eccetera. La commessa ascolta, anche perché immagino non possa fare nulla per farlo smettere. E anch'io, intenta alle mie compere, non posso fare a meno di seguire la disquisizione.

La scena madre si verifica quando il cliente, dal Vecchio Testamento, passa al Nuovo e si mette a parlare di Gesù.
Clliente: "Perché Gesù guarì NOVE PERSONE!".
Commessa: "...".
Cliente: "Nove persone!".
Commessa: "...".
Cliente: "Ha capito? Ha guarito nove persone!".
Commessa (immagino un po' esausta dall'onda mistica che la sta travolgendo): "Ah, certo, nove".
Cliente (infierendo, non soddisfatto): "Però SOLO UNO tornò a dirgli grazie!".
Commessa (forse disperata): "...".
Cliente: "Solo uno! Nove guariti e uno solo che lo ringrazia!".
Commessa: "...".
Cliente: "Solo uno va a ringraziare Nostro Signore! Fa pensare, vero?".
Commessa: "Eh...".

Oramai la donna pare definitivamente spacciata... ma ecco il guizzo, il colpo di reni con cui si rialza e a sorpresa tramortisce l'interlocutore.
Commessa: "Ma chi era?".
Cliente: "Gesù!".
Commessa: "Ma no! Chi era quello che è tornato? Come si chiamava?".
Cliente: "Eh?".
Commessa (sempre più crudele): "Lo conosce, lei, quello che è tornato indietro?".
Cliente: "Ah, ma no! Ma come faccio a conoscerlo?".

Poche battute ancora, poi il profeta ha smesso. Steso.
Nel caso volesse cambiare mestiere, la signora ha un futuro come comica.

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mercoledì, 27 maggio 2009
Spuntano in giro i primi manifesti di Imola in musica 2009, che - se ho visto bene passandoci davanti in macchina - raffigurano una piazza simil-Matteotti e un musicante.
Volendo, una persona in vena di umorismo potrebbe leggerci un: "Gliele abbiamo cantate, alla fine".
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martedì, 26 maggio 2009
Massì, in barba al caldo valeva la pena di allungare la strada del rientro a casa passando per il mercato. Così mi sono potuta beare alla vista di una bancarella che, orgogliosamente, annunciava di vendere "camicie uomo made in ITALI".
L'umorismo involontario di questi cartelli su di me ha sempre un potere così rinfrancante...
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lunedì, 25 maggio 2009
I fatti nudi e crudi sono: fa caldo, mi sono stufata di vivere e lavorare ogni santa estate con l'incubo della calura e quindi mi sono comprata un condizionatore portatile.

Ma il canovaccio diventa decisamente più divertente se la persona in cui ho la fortuna di imbattermi per l'acquisto è una del genere "mi piace socializzare col cliente". Io trovo questo tipo di venditori assolutamente adorabili, loro e le loro frasi-mantra:
1 - "Ah, ha comprato un (inserire qui il nome dell'oggetto)? Ce l'ho anch'io, vedrà come si trova bene!".
2 - "Ce l'ha anche mia sorella-cognato-cugina".
3 - "Guardi, lei è fortunata: è proprio l'ultimo che abbiamo in negozio".
4 - "Sapesse quanti ne abbiamo dati via!".
5 - "Io non ce l'ho ancora ma voglio comprarmelo anch'io".

Nel breve lasso di tempo che è servito per pagare con carta di credito e compilare il modulo per la consegna a domicilio (le mie fragili braccine non sono in grado di sopportare tale carico), sono così venuta a sapere le seguenti cose:
che la giovane donna aveva anch'essa deciso di dotarsene in casa sua;
che la di lei mamma aveva seguito l'esempio;
che l'anziana signora si è trovata tanto bene che da quel momento non esce più di casa;
che i palazzi antichi non sono garanzia di locali freschi perché anche con pareti spesse 50 cm. si può morire dal caldo;
che ultimamente fa sempre più caldo;
che ormai del condizionatore non si può più fare a meno;
che l'ideale sarebbe quello fisso ma che è più complicato perché si devono fare dei lavori di installazione;
che vedrò, vedrò quanto mi troverò bene (su questo non ho alcun dubbio, peraltro).
E tanto per concludere in gloria, una volta ultimate le procedure mi è stato elargito uno splendido: "Ciao e buon fresco, allora!".

Datele un bonus nello stipendio, porca miseria.

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venerdì, 22 maggio 2009
A chi non è capitato, almeno una volta nella vita, di uscire con il sacco del pattume in macchina e di dimenticarselo lì per l'intera giornata?
Bene, pensavo che il massimo lo avesse raggiunto un tipo che conosco, che piazza il sacco sul tetto dell'auto, ma oggi ho visto una persona che ha avuto una idea decisamente più creativa per non incorrere in questo inconveniente: piazzare l'oggetto (vale solo se di limitate dimensioni) sotto a una delle spazzole del tergicristallo.
Giuro che non scherzo: proprio dove solitamente uno si ritrova i volantini pubblicitari delle finanziarie o delle sagre locali - ultimamente va molto un dépliant che riproduce un foglio da cinquanta euro, uno lo raccatta pensando alla banconota e si trova la réclame di non so cosa - un bello spirito ha escogitato questo insolito sistema. Io sono lì per i fatti miei e me lo vedo passare davanti, con il suo carico non regolamentare; non faccio in tempo a dirmi che quella macchina ha qualcosa che non va che lui accosta, scende, leva il sacchettino dal vetro e lo lancia nel cassonetto. E vai col liscio.
Beh, sicuro che così uno se lo ricorda senz'altro, di buttare la spazzatura. C'è solo da sperare che l'involucro non contenga liquidi e, soprattutto, sia ben chiuso.

Siamo una città di originali, è inutile.
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giovedì, 21 maggio 2009
Per caso oggi, verso ora di pranzo e primo pomeriggio, eravate dalle parti dell'autodromo?
Per caso avete notato un curioso e colorato assembramento di auto, diciamo così, d'antan?
Bene! Perché la sottoscritta è in grado di dirvi, in anteprima assoluta mondiale, chi fossero e perché fossero lì. Bien sur!

Si trattava di una spettacolare carovana di auto d'epoca, organizzata da questa rivista francese - Google segnala il sito come malevolo, ma ho garanzie che trattasi di falso allarme - che di ritorno da un lungo viaggio in giro per l'Europa ha fatto tappa a Imola ed è passata al Dino ed Enzo Ferrari, cuccandosi pure un bel giro di pista (certo che con l'utilizzo intensivo che si fa dell'autodromo di questi tempi dev'essere stato complicatissimo trovarlo libero...).

Gola Profonda segnala pure che un giornale locale dopodomani potrebbe parlarne e che potrebbe esserci anche qualche bella foto. Segnala inoltre che trovate ampio resoconto sul sito del viaggio.


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mercoledì, 20 maggio 2009
L'altro giorno ho visto un foglio A4 appiccicato a un lampione. Era un invito a partecipare al programma di Gerry Scotti, "Chi vuol esser milionario?". Chi fosse stato interessato aveva a disposizione un solo riferimento: un numero di cellulare, senza nomi o altro.
Boh.
Sulle prime ho pensato a una mezza fregatura: figurarsi - così ragionavo - se per raccattare spettatori quelli di Mediaset mettono in giro un foglio così artigianale. E mi sono ripromessa, appena avessi avuto un attimo, di controllare sul sito del programma come si fa realmente a partecipare.
Oggi ci sono stata. Ohibò: in effetti l'indicazione è di chiamare davvero a un cellulare, e non vengono dati altri riferimenti. Magari avevo pensato male, guarda te.
Però la mia anima scettica continua a infilarmi pulci nell'orecchio. Ti pare - mi sussurra - che quelli di Mediaset piazzino volantini su un palo della luce di Imola per raccogliere spettatori in quel di Milano?
Mi toccherà placare questa vocina e confrontare il cellulare di Mediaset con quello stampato sul volantino. Che ovviamente io, la solita furba, a suo tempo non mi sono preoccupata di trascrivere. Così appena ricapito da quelle parti me lo copio, poi vediamo che succede.
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martedì, 19 maggio 2009
Complice il gran caldo, stamattina ho visto una scena davvero carina: una deliziosa, anziana signora che usava un ombrello per ripararsi dal sole. E così ho pensato che qualcuno dovrebbe proprio pensare a sdoganare il parasole, quello che una volta le donne usavano per mantenere il biancore della carnagione. Solo che adesso ci farebbe comodo, a noi signorine delicate che abbiamo la pressione bassa e che stramazziamo ogni volta che sale la temperatura, per proteggerci dal caldo.
Anzi, pensandoci bene è quasi sconcertante che ancora non ci abbia pensato nessuno dei signori della moda, quelli che decidono quale sarà il colore o la foggia d'abito dominante ogni stagione che Dio manda in terra. Ma non dispero. In fondo hanno riproposto tante di quelle cose... Per dire, sono riusciti a far tornare di moda i pantacollant direttamente dagli anni Ottanta, solo che adesso li hanno chiamati leggings facendoli sembrare una cosa tanto originale. Prada qualche stagione fa aveva addirittura provato a reinventare il turbante: soluzione comodissima per mascherare una messimpiega non ben riuscita o un colore sbagliato, ma purtroppo non l'ho per nulla visto in giro.
Ecco: se la Miuccia mandasse in passerella per la prossima stagione primavera-estate tante svenevoli donzellette corredate da vezzosi ombrellini, magari poi potremmo ritrovarceli, noi comuni mortali, anche nei negozi più normali e forse pure sulle bancarelle. Miuccia, io te l'ho detto: però se poi l'idea ti riesce devi riconoscermi il merito, eh.
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lunedì, 18 maggio 2009
Ovvero, quelle cose che per me sono tipicamente imolesi.
Ad esempio: i boccioni per lo zucchero sul banco del bar Bacchilega.
Per tutti quelli che non fossero di qua: trattasi di contenitori per lo zucchero che scorrono, sopraelevati, sul banco del bar. Il cliente posiziona il boccione sopra la tazzina, gira l'apposita rotellina e così fa scendere una dose di zucchero nel caffé.
Inconvenienti? Ce ne sono almeno due:
1 - spesso la tazzina non è perfettamente centrata sotto l'ugello e parte dello zucchero finisce sul piattino o direttamente sul bancone, dunque è richiesta una buona mira per fare centro al primo colpo; però con un po' di studio si migliora molto;
2 - non si riesce a capire quanto sia lo zucchero che scende a ogni somministrazione, così per rapportarlo al contenuto di una normale bustina serve un po' di pratica e qualche calcolo di conversione.
Insomma, un sistema un po' cervellotico. Ma oramai è diventato una specie di istituzione, secondo me.
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