Da quel che leggo in giro pare che io sia riuscita a rientrare proprio prima che su quella zona di Francia si scatenasse il finimondo meteorologico, con tanto di voli bloccati e delizie assortite. A parte questo, ho preso una grave decisione: anche se non conosco le regole, mi cimenterò seriamente con il francese. Primo, perché continuo a essere fermata per la strada da gente che mi chiede indicazioni e io non ne posso più di rispondere con il mio più bel sorriso jenparlpafranséjesuisdèsolé (però questa frase dai e ridai l'ho imparata perfettamente, eh). Ma soprattutto perché mi rendo conto di perdermi delle scene assolutamente meravigliose. Cito a titolo di esempio due eventi fra i tanti.
Dunque, me ne sto bella tranquilla al Monoprix (una specie di UPIM) degli Champs Elysées e passo in minuziosa rassegna la zona "creme e cremine". Si fanno delle scoperte fantastiche, con tutte quelle marche sconosciute in Italia. Per non parlare poi di quelle note anche qui ma che là vendono prodotti a me ignoti, tipo il burrocacao della Garnier o le maschere monouso per il viso di L'Oreal. Son soddisfazioni impagabili. Bene, ho quasi terminato la mia esplorazione e sto per andarmene quando mi accorgo che poco lontano da me c'è un signore di mezza età dall'aria chiaramente spaesata, con un'espressione del genere "ma chi diavolo me l'ha fatto fare", che disperatamente ravana fra tubetti e flaconi cercando di capirci qualcosa. La sua presenza è talmente anomala che vengo catturata dalla scena e lo seguo con la coda dell'occhio. Quando si dice andarsele a cercare: il tizio non aspettava di meglio. Appena si accorge di me mi mostra un tubetto chiedendomi con sguardo implorante e inglese smozzicato "cream for oily skin please?". Mi muovo a commozione. Poverino, starà cercando una crema per la figlia o la moglie, avrà avuto precise consegne e ora non saprà come uscirne. Gli spiego in inglese che quella che ha in mano non va bene perché è una crema per pelli secche. "Where is greasy skin, please... cream, oily, greasy...". E solo in quel momento scopro che le signore francesi devono avere tutte la pelle secca, perché gli scaffali sono pieni di creme per pelli aride o sensibili; i trattamenti per pelli grasse, invece, proprio non si vedono. Comunque, cerca che ti cerca, finalmente trovo in fondo a una mensola una Nivea per pelli normali-miste e gli spiego che questa è quanto di più vicino ai suoi desideri ci sia. Penso che sia finita qui, e invece. E siamo sicuri che è per il viso e non per le mani, e anche questa per caso è una crema (no, signore, questa è una maschera; ah, e che differenza c'è), e cosa vuol dire questo termine "soin" (aiutooooooooo!). Insomma, ho perso dieci anni di vita a cercare di tradurre in inglese a uno che l'inglese non lo capiva granché le diciture francesi (che io non capivo granché) sui tubetti delle creme da donna (che lui non conosceva granché).
Sopravvissuta a questo avventuroso abboccamento mi infilo a prendere il metrò. Altoparlante. Disagi sulla linea a causa di... (chi ci capisce è bravo), ritardi di circa... (chi ci capisce è bravo). Poco male, in fondo basta aspettare. Signora elegante e sussiegosa che mi chiede: "Combien retard?" o qualcosa del genere. Credo significhi che vuol sapere quanto ritardo abbiano i treni. Auff: posso solo risponderle con l'unica frase che conosco bene. E fin qui me ne farei anche una ragione. Poi però sul marciapiede arriva un giovine alquanto alterato, non so se sbronzo o affetto da quale altra stravaganza, che prima attacca una lunga concione parlando al vento e poi si infila a rovistare in un cestino per i rifiuti parlandoci dentro e chiamando a gran voce "Sarkozy! Sarkozy!" con una sfilza di parole assortite da cui capisco solo il vocabolo "Merde" (ah, quella è universale; peraltro il mio albergo sta alla fermata "Cambronne", il generale di cui si ricorda soprattutto una celebre rispostaccia: qualcosa vorrà pur dire).
Poi lo svalvolato si piazza davanti al binario e, stentoreo, proclama una cosa simile a "Sarkozy a cassé la voiture". Che poi mi hanno spiegato significare che l'amico stava esponendo il suo personale punto di vista, secondo cui il presidente francese sarebbe stato il responsabile del guasto in linea.
Ecco: senza sapere bene la lingua io mi sono persa il senso complessivo di questa originalissima teoria, mannaggia. E quindi penso proprio che dovrò provare, la prima volta che mi trovo davanti a un cugino d'Oltralpe, a infilare un soggetto-predicato-complemento a caso, giusto per vedere l'effetto che fa. In fondo basta farcirlo con un chilo di merci e di bien e di c'est bon e dovrei comunque salvarmi la faccia.
Ah, Carlà sta bene.