mercoledì, 31 dicembre 2008
Dopo aver visto l'orrido spettacolo di un Babbo Natale arrampicatore che, a causa probabilmente di un colpo di vento, dondolava tristemente appeso per il collo come un impiccato.
Dopo essermi chiesta se il Babbo Natale arrampicatore del mio vicino sia stato posto a novanta gradi solo per adattarlo alla conformazione dell'architrave della porta o se dietro a quella posa si celino significati reconditi.
Dopo essermi spaventata davanti al Babbo Natale semovente posto fuori da un negozio, che avevo già notato l'anno scorso ma solo ora ho scoperto che urla "Ho-Ho-Ho!" quando gli passi di fianco, facendoti saltare per aria dallo spavento.
Dopo aver scoperto che oltre a quello dei nani da giardino esiste un (benemerito) movimento di liberazione dei Babbi Natale.

TUTTO QUESTO PREMESSO

Esprimo per l'anno a venire un unico auspicio: che nessuno, a questo punto, abbia la sciagurata idea di lanciare anche la moda dei pupazzi a forma di Befana.

E ora... pronti con i mortaretti.

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martedì, 30 dicembre 2008
Ho scoperto che esiste davvero, la gelateria di cui si annunciava la nascita in piazza Villeneuve (Conventone per gli amici): si chiama "L'albero del gelato". Il dubbio è se sia già aperta e funzionante, il tutto ha un che di intonso ma le confezioni di cialdine sul banco fanno pensare che ci sia vita dentro quelle stanze.
Certo che inaugurare di questa stagione è una mossa curiosa. Magari però è studiata a bella posta, chissà. A ogni buon conto, basta che non usino le polverine: non so gli altri, ma io da quando Davide il gelataio ci ha aperto gli occhi su questa amara realtà sono diventata di un diffidente...


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lunedì, 29 dicembre 2008
Imparai il gioco quella volta che, da giovane, un mio amico cuoco mi mostrò come far bella figura con poco. "Vedi," diceva, "se annuncio che servirò del pesce veloce del Baltico in crema di mais tu avrai la sensazione di un piatto nuovo e originale. In realtà ti ho solo detto che mangerai polenta e baccalà".
Da allora ogni volta che vado a mangiare fuori ho messo su l'abitudine di guardare con divertito sospetto a tutti quei menu grondanti di portate con nomi altisonanti e dal significato oscuro. E ogni anno aspetto con emozione il momento dei momenti, l'apoteosi di questo maquillage terminologico: i menu di San Silvestro. In realtà a fine anno non esco quasi mai: solitamente me ne sto in casa, spesso vado a dormire fregandomene della mezzanotte e se non è anno di petardi particolarmente invadenti tiro dritto fino al  mattino. Ma i giornali locali, Dio li benedica, mi vengono in soccorso: è lì che occhieggiano, malandrini e ammiccanti, i preziosi elenchi. Con tutto il loro carico di equlibrismi linguistici sparato alla massima potenza. Le cui regole sono:

Indovina indovinello: non spiegare chiaramente quel che sarà nel piatto ma usare termini senza senso, a cui ognuno darà il significato che crede ("fantasia di antipasti", "delizie dello chef", "golosità della casa", "dolcezze multicolori", "girandola di stuzzicherie").

Piccolo è bello: usare diminutivi o vezzeggiativi come se piovesse, attira simpatia ("filettino", "verdurine", "crespellina", "lasagnetta", "sughetto").

Lectio difficilior: scegliere parole meno note per indicare cibi notissimi, crea sospensione e curiosità ("amuse-bouche" o "hors d'oeuvres" al posto di "antipasti", "al pane" invece di "impanato", "ragout" anziché "ragù")

Provenienza in evidenza: rimarcare la zona originaria di ogni ingrediente anche quando è del tutto irrilevante, dà comunque l'idea di qualcosa di esclusivo e poi fa tanto "local" che va così di moda adesso ("bistecca di Casale di sopra", "uva di Ponticelli", "rosmarino di Casale di sotto", "farina di Imola quartere Zolino").

Aggettivi sbalorditivi: aggiungere dosi industriali di attributi superflui, non dicono niente di più ma fanno credere di avere un loro perché ("al sugo leggero", "uva beneaugurale", "risotto mantecato").

Allungamento della preposizione: sostituire le banalissime "con", "di", "al", con espressioni più lunghe ed elaborate, costano poco e impreziosiscono molto ("in letto di", "al profumo di", "con accompagnamento di").

Accanimento linguistico: prolungare inutilmente la vita di una frase usando al massimo le regole precedenti, più la frase lievita e più dà l'idea di un piatto elaborato ("stelle filanti dorate preparate con l'uovo delle galline del nostro pollaio, accompagnate con sughetto leggero di dadolata di piccole verdurine di Borgo Tossignano, carne trita e pomodorino dell'orto del contadino, sfumato in vino dei nostri colli, con spolveratura gentile di parmigiano stagionato").

Quasi quasi i menu del prossimo anno potrei candidarmi a scriverli io. Ora però scappo a fare una merendina, ho un vasettino di crema di latte acidulo con purea di piccole bacche violacee che mi aspetta.

AGGIORNAMENTO: qualcuno mi ha fatto notare che non si riesce a capire cosa diavolo sia "stelle filanti eccetera". Tagliatelle al ragù. Ecco, appunto.

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mercoledì, 24 dicembre 2008
OK, il tizio che oggi correva indossando un cappello da Babbo Natale lo posso capire. Ma quello che correva, con tanto di scarpette e tuta, portando a mano una bicicletta? Quello lì cosa stava facendo, stava forse mettendo a punto una nuova specialità del triathlon?
Magari la risposta è più semplice: era solo un tentativo di riprodurre lo stile "corsa-del-nonno", quello che gli anziani usano quando devono salire in bici. Li ho sempre trovati irresistibili: sono gli unici che non salgono prima e poi pedalano. Loro no, fanno proprio il contrario: prima un piede sul pedale, poi un po' di rincorsa e solo poi, quando la bici prende velocità, su in sella. Ecco: forse il tipo, semplicemente, stava cercando di riprodurre una simile tecnica. Con esiti discutibili, a quanto mi era dato vedere, ma d'altra parte non c'è nulla da fare: in quest'arte i vecchi sono degli assoluti maestri.
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martedì, 23 dicembre 2008
Sono appena rientrata da una puntatina oltreconfine, in Emilia, dove ho trovato il tempo per una perlustrazione nella libreria appena aperta in via Orefici a Bologna. Non sono stata delusa. Dove un tempo c'era un cinema ora ci sono tre piani di libri e gastronomia (e di gelo polare: le povere commesse stavano in cuffia, sciarpa e guanti), con una rivendita di prodotti di Eataly e tre punti ristoro: a piano terra un caffé-panetteria, al primo piano una trattoria, al secondo piano un'osteria con vini, formaggi e affettati. Bella, bella, bella, anche se magari una regolatina al riscaldamento non sarebbe guastata.

In ogni caso, però, anche qua, nella piccola cittadina che è in provincia di Bologna ma è già Romagna, prima o poi ci sarà qualcosa di simile: caspita, anche noi abbiamo un ex cinema che diventerà libreria! Per ora ci sono ancora i lavori, ma intanto in quelle aperture sui muri, attraverso cui si può giocare a ricostruire le vecchie strutture del cinema, io ci trovo qualcosa di affascinante. Forse perché mi scatta la vena del ricordo e mi viene in mente quante volte, da giovanissima, mi sono stipata con i miei amici in quei locali a vedere questo e quell'altro film. Curioso però: il ricordo più forte che ho di quel periodo non riguarda una pellicola particolare. Riguarda quel che accadeva quando c'erano pellicole di grande richiamo: si faceva il pienone e spesso ci trovavamo a doverci sedere sui gradini perché i posti in poltrona erano esauriti. Se ci penso ora, con le multisale e i posti numerati, mi sembra di avere vissuto nell'età della pietra.

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lunedì, 22 dicembre 2008
Non l'ho trovata allegata a nessun Sabato Sera, no. E neppure mi è arrivata nella buchetta delle lettere, nonono. Ne avevo solo sentito parlare e ormai stavo per concludere che se ne favoleggiasse tanto ma che in realtà fosse solo una leggenda metropolitana (metropolitana... vabbé, cittadina). E invece un giorno che passavo per il centro, con un tuffo al cuore, l'ho notata: mi guardava, malandirina, da un espositore dell'Informacittadino. Lestamente l'ho agguantata prima che qualcun altro me la sottraesse (le copie disponibili erano solo due o tre). E ora, signore e signori, ci siamo: è con non poca emozione che vi comunico di avere davanti a me le favolose e tanto decantate Istruzioni-per-l'Uso-della-Bretella. Di cui, a beneficio di chi non avesse ancora contemplato il prezioso reperto, procedo a una rapida descrizione.

Innanzi tutto, l'aspetto. Trattasi di stampata su carta formato A3 (la mia copia è di colore verde brillante) ripiegata in due a formare un opuscolo di dimensioni A4. Il frontespizio reca l'intestazione dell'Assessorato Opere Pubbliche, Patrimonio eccetera eccetera e mostra il seguente titolo (grafica e punteggiatura sono quelli originali):
 
Nuovo Asse Attrezzato
VIA DELLA COSTITUZIONE
m. 1.070 di lunghezza nuova strada
m. 2.300 nuove piste ciclo-pedonali
Indicazioni utili per la percorrenza

Aprendo il volantino si trova una pianta dell'asse attrezzato estesa su ambedue le facciate, con il titolo (copio testualmente anche qui):

Via della Costituzione
- ESEMPI DI
PERCORRENZA -

Più sotto, la legenda della pianta (sempre copiata fedelmente):

Nuove piste-ciclopedonali
(m 2300 )
N.B. ATTRAVERSAMENTI LOCALI
SENZA SCENDERE NEL NUOVO ASSE
ATTREZZATO
A. Nuova rotatoria Via San Benedetto
B. Nuova rotatoria provvisoria Via S.
d'Acquisto/Via Respighi
C. Rotatoria Via Villa Clelia

A lato di questa iscrizione, una lista di dieci itinerari. Come esempio vediamo il numero 1, da Zona industriale a Strada Provinciale Montanara - Pedagna Est (copio testualmente anche qui):

Via della Solidarietà - Rotatoria Villa Clelia (C) - Via della Costituzione (nuovo asse) - Rotatoria Salvo d'Acquisto - Via S. D'Acquisto, svolta obbligatoria a destra Viale D'Agostino - Via Montanara - rotatoria Via Punta

Sul retro un semplice:
 
Stampato in proprio
Novembre 2008


Bene. Anzi, male. Perché questo manufatto mi ha riempita di dubbi angosciosi.

Per prima cosa non mi è chiaro quale sia il modo migliore per usare queste istruzioni: leggerle e studiarle prima di mettersi in viaggio? Portarle con sé e a ogni svincolo fermare la macchina, tirarle fuori e consultarle in loco? Sento proprio il bisogno di un foglio di spiegazioni per sapere cosa fare di queste spiegazioni.

Secondo dilemma: io ho sempre pensato di avere un livello di intelligenza nella media, o almeno così speravo. Purtroppo però di questo papiro non capisco granché, al che devo concludere che o la mia intelligenza è inferiore alla media (d'altra parte per aver la patente non ti fanno nessun test del QI) o questo foglio è piuttosto - diciamo così - complicatuccio da decifrare a una prima lettura. In ogni caso, intelligenza o no, io pensavo che per orientarsi dovessero essere sufficienti i segnali stradali. Invece qui ci troviamo davanti al primo e unico caso al mondo di strada con le istruzioni per l'uso allegate. Una roba da far morire d'invidia i forestieri che, poverini, non potranno godere di questo privilegio e dovranno misurarsi con il simpatico labirinto contando solo sulle loro forze.

Comunque, tanto per procedere con la lista dei dubbi, non vedo perché limitarsi alle istruzioni per l'uso. Sento il bisogno anche di un opuscolo che illustri controindicazioni, posologia, effetti collaterali e interazioni con altri farmaci.

Conclusione: vabbé che a Leonardo, per raggiunti limiti d'età, non si poteva più affidare la consulenza per una seconda mappa; vabbé quindi che la resa artistica è quel che è; ma... quel titolo! Quel titolo, vivaddio! Siamo davvero sicuri che il modo più azzeccato per chiamare la pregevole opera letteraria fosse "Indicazioni utili per la percorrenza"?




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venerdì, 19 dicembre 2008
Sopravvissuta a un attacco virale che mi ha complicato questi ultimi giorni, posso finalmente trarre un bilancio di questo periodo di micro-viaggi ravvicinati.

Primo: va bene, i francesi saranno anche nel semestre di presidenza dell'Unione Europea, ma la Tour Eiffel che splende di luce blu in omaggio alla bandiera dell'Europa non mi entusiasma. E' più bella con la sua tradizionale luce dorata.

Secondo: Parigi sarà anche la Ville Lumière ma sotto Natale l'unica strada illuminata erano gli Champs Elysées (luci blu anche qui, ebbasta con 'sta storia dell'Europa!). Eppure io avevo letto che ogni strada avrebbe avuto una illuminazione diversa e bla bla bla. Per dire: quasi quasi ci son più luminarie nella mia piccola e tranquilla cittadina. Oh, comunque Parigi è strepitosa sempre. E io sto quasi imparando a farmi intendere con i francesi.

Terzo: il metrò di Parigi batte millemila volte quello di Londra. E' più bello e pure più ampio. E poi in quello di Londra sono talmente stretti che quando l'afflusso è alto fanno entrare sul binario solo a scaglioni. Fuori di testa, out of the head.

Quarto: a Londra si mangia italiano quasi perfettamente. Anzi, ho sentito dei paccheri fatti con pasta di Gragnano da manuale. Son più bravi dei francesi a cuocere la pasta. Vabbé, poi hanno le loro stranezze (cappuccino come bevanda per accompagnare i pasti, colazioni a fagioli e salsiccia, una roba orrenda da spalmare sul pane chiamata Marmite...).

Quinto: i londinesi sono un mondo a parte, totalmente incomprensibili per noi italiani. Dove mai potremmo in Italia trovare giornali che puoi prelevare e pagare da te, senza chiedere all'edicolante e versando l'obolo in un apposito contenitore? Potrebbe mai accadere, in Italia, che il governo abbassasse l'IVA e i negozi si affrettassero a informare i clienti che grazie all'operazione hanno deciso di calare i prezzi?

Sesto: i londinesi sono un mondo a parte, totalmente incomprensibile per noi italiani. Perché solo negli aeroporti di Londra i liquidi vanno non solo messi in bottigline piccine picciò, ma anche stipati in un sacchetto di dimensioni ridicole e solo quello che ci sta dentro va bene, il resto ciccia?

Settimo: i londinesi non sono poi tanto diversi dagli italiani. Perché devono traumatizzare una povera e tranquilla viaggiatrice e dirle che ha troppi bottiglini, che il regolamento vieta di averli tutti, che dovrà lasciarne giù la maggior parte? Perché poi, dopo averle sventrato bagaglio borsetta e portafogli e averle impartito pesante ramanzina con il ditino alzato e regolamento sciorinato davanti a tutti gli altri passeggeri, devono decidere che in fondo però ci si può mettere d'accordo, massì, via,  in fondo i bottiglini non sono poi così numerosi... e concludere che glieli si può lasciare tutti tranne un tubetto quasi terminato di crema per le mani?

Oh, comunque qualcosa, da queste ultime vicissitudini, l'ho imparato: ho bisogno di una nuova crema per le mani.



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venerdì, 05 dicembre 2008
Buon weekend dell'Immacolata a tutti, esco temporanemente dalle mura. Però solo per poco, non sgridatemi.


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giovedì, 04 dicembre 2008
Ricordo che tempo fa lessi di qualcuno che lamentava la desolazione della rotonda di porta dei Servi (aka "Rotonda di Guerra" per i vecchi che ricordano come lì ci fosse il negozio di Guerra, il venditore di motori). Ridotta a un vascone vuoto, faceva davvero tristezza. Bene, oggi passandoci davanti ho avuto la piacevole sorpresa di vederla finalmente riempita. Ci hanno messo un ulivo. Bella. E, visto che era una vita che la rotonda era in quello stato, si può proprio dire che era ora.
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mercoledì, 03 dicembre 2008
... che oggi al Motor Show (giornate aperte alla stampa) è stata avvistata una illustre presenza nostrana: allo stand Ferrari, a distribuire cartelle, c'era nientemeno che Diletta. Quella Diletta, sì.

(Grazie a ScipionEmiliano per la segnalazione!).
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