venerdì, 28 novembre 2008
Siamo nuovamente alle prese con i conigli vaganti, lo dicono le civette di oggi. Il brutto della faccenda è che il meteo prevede nevicate: e come fa un automobilista a distinguere un coniglio nella neve? Riesce a scorgerlo in tempo, in modo da schivarlo?
Temo che se nevica ci sia da preoccuparsi per la sorte degli animaletti. Accidenti, avere il pelame di un bell'arancio evidenziatore li aiuterebbe moltissimo in circostanze come questa.
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giovedì, 27 novembre 2008
Immagino che fosse un po' strampalata, lo ammetto, ma fino a ieri io avevo una mia teoria del tutto personale su quel che distingue una grande città da una piccola come la nostra: città grande = deiezioni canine sui marciapiedi, città piccola = marciapiedi sgombri da tali prodotti.

Ma ora è sorto un problema. Mi sono infatti imbattuta, per la prima volta in quarantatrè anni di vita imolese, in un marciapiede lordato: ebbene sì, anche qui i cani sporcano e i padroni non sempre raccolgono (con tutto il rispetto, beninteso, per i moltissimi che invece puliscono scrupolosamente il suolo).

Al che sono costretta a scegliere fra una delle tre seguenti opzioni: o la  mia teoria era sbagliata in partenza e finora ero semplicemente stata molto fortunata; oppure il quadrupede apparteneva a un signore che era venuto in trasferta da una città più grande; oppure ancora mi sbagliavo sulla entità della mia cittadina che in realtà è una metropoli e non me n'ero mai accorta.
Spero che non si riveli vera l'ultima ipotesi, sennò il titolo del mio blog non è più attendibile.

Ah, comunque il corpo del reato l'ho solo visto, eh: non ci sono finita sopra. No, dico così, semplicemente a scanso di equivoci.

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mercoledì, 26 novembre 2008
Ecco, lo sapevo che mi stavo scordando di qualcosa. Io che non dimentico mai una data importante mi sono fatta passare di mente il secondo compleanno del blog. Era il 10 novembre e io me lo ricordo dopo due settimane. Vabbé, auguri in ritardo a chi passa di qua.
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martedì, 25 novembre 2008
Sapevo che prima o poi avrei avuto l'occasione di entrare in uno dei miei negozi di culto. Oggi, finalmente, è accaduto: non potevo certo perdermi il fantastico aggeggino che aveva da qualche giorno catturato la mia attenzione.
Trattasi, nella fattispecie, di un dispositivo denominato "scaldamani". Ovvero una piccola busta di plastica a forma di borsa dell'acqua calda: basta schiacciarla e il liquido all'interno si scalda che è un piacere donando ristoro alle mani congelate. Una cosina divertente e anche provvidenziale, viste le temperature.
Speriamo solo che quel "Made in China" non porti sventura, non vorrei che il simpatico oggettino si rivelasse un conglomerato di sostanze tossiche.
Per ora, comunque, non si segnalano danni a persone o cose.
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lunedì, 24 novembre 2008
L'altro giorno ero in zona Teatro Comunale. C'erano dei lavori su un marciapiede e i pedoni dovevano scendere in strada, proprio dove passava il traffico delle auto. Prestando, com'è ovvio, la massima attenzione a non essere strisciati dai veicoli.
Quel che i miei occhi attoniti non avrebbero mai voluto vedere, però, è stato lo spettacolo delle macchine che sfioravano, senza neppure accennare a un minimo rallentamento, una signora evidentemente cieca e accompagnata dal suo cane-guida. Sarebbe bastato un mezzo passo della signora e del cane verso il centro della strada ed entrambi sarebbero stati travolti: nessuno, dico nessuno degli automobilisti, vedendoli, si premurava di affiancarli con cautela. Una di quelle scene che facevano venir voglia di piazzarsi davanti alle auto, prendere quegli screanzati per le orecchie uno ad uno, tirarli fuori e menarli con una certa vigoria. Ecco, diciamo che questa sarebbe stata più o meno la mia idea: purtroppo però non sono un energumeno e non ho la barba (ma dicono che è il pensiero che conta).

Il bello è che solo pochi giorni dopo l'incredibile spettacolo ho trovato sul Sabato Sera Online l'articolo su una signora che raccontava proprio della stessa, medesima inciviltà e disattenzione riservata a chi non ci vede. E così l'episodio mi è tornato in mente.

Conclusione: solitamente mi va parecchio bene essere una signorina, però certe volte qualche chilo di muscoli in più non mi dispiacerebbe proprio. Lo ammetto.

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venerdì, 21 novembre 2008
Da qualche anno a questa parte sto osservando un fenomeno assai curioso: una strana mutazione linguistica che si verifica nell'imminenza del periodo natalizio. Spiego brevemente.

Di solito verso Natale i giornali locali si riempiono di pubblicità dei cenoni di san Silvestro, con tanto di dettagliate descrizioni sulle prelibatezze che si gusteranno.
Bene: in queste occasioni il vocabolo per definire il sugo che accompagna i primi piatti, quello che in tutto il resto dell'anno è un umile e semplice "ragù", improvvisamente si trasfigura in un filologico "ragout".
Mai capito perché. Anzi, pourquoi.

Attenzione: quest'anno, complice la comparsa precoce delle prime pubblicità festaiole, la mutazione è già in atto.

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giovedì, 20 novembre 2008
Trovare finalmente, dopo vari giorni che vai in quel supermercato a cercarlo perché vuoi provarlo ma arrivi sempre quando è già esaurito, quello strano marchio di latte che hanno solo lì.
E capire anche perché va subito esaurito: un litro di intero fresco novantacinque centesimi. O è una ciofeca, o è uno di quei prodotti non-griffati che sono più buoni di quelli di marca.

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mercoledì, 19 novembre 2008
Su certe cose che leggo in giro - lo ammetto - mi piacerebbe averci il copyright. Ma non sarei onesta nell'attribuirmi la paternità di cose che non mi appartengono.
Onore al merito, dunque, e diamo a Cesare quel che è di Cesare: al mercato c'è chi vende, come da cartello esposto urbi et orbi, dei "TWING SET KASHEMEARE".
Vorrei averlo scritto io. Uffa.
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martedì, 18 novembre 2008
Diamine. Avevo scovato un negozio in centro la cui commessa mi aveva deliziato con una gentilezza davvero squisita. Una persona da restare senza parole: per dire, una tizia che di fronte a una cliente arrivata quasi all'orario di chiusura per comprarsi un paio di tronchetti (= stivalini che finiscono appena sopra alla caviglia) è capace di tirare fuori non solo il paio che la cliente ha già adocchiato, ma arriva a sventrare l'intero negozio per mostrare le possibili alternative. Senza che nessuno le abbia chiesto nulla. E che, sempre senza che nessuno glielo chieda, sparisce nel retrobottega perché le è venuto in mente che c'è anche un altro modello che forse potrebbe piacere alla cliente. E che non le mette fretta nonostante l'ora tarda. E che se la cliente, nonostante lo tsunami che la gentilissima ha inflitto al negozio per tirare fuori l'inimmaginabile, continua a preferire il modello che la aveva attratta da subito non fa un plissé e con un sorriso risponde soltanto: "Perfetto!".

Avevo trovato questa perla rara, insomma, e mi ero ripromessa che sarei senz'altro tornata a comprare da lei. Perché è davvero una di quelle negozianti meravigliose che sanno mettere i clienti a loro agio e sanno rendere piacevole il momento dell'acquisto. Così che quando si esce dal negozio si pensa: "Ci torno, qui ci torno di sicuro".

Ma come faccio a tornare se i miei tronchetti, alla prima pioggia un po' seria, mi hanno lasciata con i piedi bagnati?

Gentile signora, o forse signorina, non è che potrebbe trasferirsi in un negozio in cui vendono roba un po' migliore? Lei è bravissima: è la qualità di quel che le fanno vendere che non è alla sua altezza. Accidenti.
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lunedì, 17 novembre 2008
Nel vivace panorama della nostra cittadina è scoccata l'ora del Baccanale. Spiegazione sintetica di questo evento gastronomico, a beneficio dei forestieri che non ne sanno nulla: menu a tema nei locali della zona + qualche mostra-conferenza-spettacolo in giro qua e là.

Ieri pomeriggio, ad esempio, son passata per il centro nel momento in cui un gruppo di soggetti di ambo i sessi si stava esibendo in una cantatina in spagnolo su un palchetto e poi, per congedarsi dall'inclito pubblico, mimava un elenco di nomi di vini (la cagnina, il tocai, il cannonau eccetera eccetera). Cose così, insomma.

Io comunque non ero lì per gli ispirati cantori ma per un altro motivo: volevo vedere di persona l'esotica iniziativa del fine settimana. Sì, signore e signori: come le istituzioni annunciavano solennemente, Imola avrebbe salutato l'apertura di un farmer's market sotto al Centro.
E così sono passata sotto al Centro per vedere cosa fosse 'sto benedetto farmer's market.

Benissimo. Da quel che ho capito il farmer's market sarebbe: banchetti in cui vendono frutta + banchetti in cui vendono verdura + banchetti in cui vendono miele + banchetti in cui vendono marmellata.
Oh: roba nuova, roba mai vista prima, il farmer's market.

Morale della favola? Basta dirlo: se il gioco funziona che un semplice mercatino di prodotti agricoli lo ribattezzi con un nome d'oltremanica e sei di colpo più figo (anzi, più cool), perché fermarci qui? Ci sono molti altri modi per rinnovarci. L'insegna del Mercato Ortofrutticolo, ad esempio. Sì, quello dove tutte le sante mattine i contadini vanno a vendere i loro prodotti: perché questa dicitura così banalmente italiana, suvvia? Farmer's market anche lì. Anzi, meglio: Permanent Farmer's Market.



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