venerdì, 29 agosto 2008
"TOPO + BIBI XS": 'sta scritta su un muro del centro mi tormentava da giorni. "Eppure mi ricorda qualcosa", mi dicevo tutte le volte che ci passavo davanti.
Eureka! Ora ho capito! Sono loro!
Ora però si pone il problema di datare le due scritte, in modo da ricostruire la cronologia della tenera storia d'amore: atteso che "XS" stia per "Per Sempre" e non per "Extra Small" (in tal caso, povero Topo e pure povera Bibi), la relazione era iniziata male e poi hanno fatto pace oppure sono partiti bene e il rapporto si è deteriorato col passare del tempo? Si cercano indizi (magari, cari Topo e Bibi, per non lordare altri muri potreste lasciarci un messaggio su Genius).
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giovedì, 28 agosto 2008
Tutte le volte che sono in giro a piedi me lo incontro. Se ne sta piazzato alternativamente su un paio di panchine sul mio percorso e guarda davanti a sé. Equipaggiamento d'ordinanza: cappello, bastone da passeggio (anche detto zanetta per chi è indigeno), camicia ben stirata color cane che fugge, occhiale da sole panoramico genere "Fabrizio Corona". Optional: Carlino sulle ginocchia e/o sacchetto del pane poggiato a fianco. L'anacronismo dell'occhiale "ggiovane" su una persona che avrà almeno la mia età moltiplicata per due lo rende un personaggio sublime. Non sono divertenti questi oggetti da ragazzini sfoggiati da arzilli vecchietti? A me fanno una tenerezza.
Comunque, occhiale o meno, mi sto facendo l'idea di avere un innamorato segreto.
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mercoledì, 27 agosto 2008
Mi sento particolarmente incline a proseguire sul tema "cose che proprio non riesco a guardare". E, dopo il Testone di Piazza dei Servi e le Ferrari rottamate dell'autodromo, nella mia personale lista dell'orrido metto un edificio su cui, curiosamente, non ho mai sentito in giro nessuna opinione artistica.
Dunque potrei essere l'unica a non trovarlo bello. Mi assumo il rischio e lo ammetto qui: con tutto il rispetto per il progettista che magari sarà una degnissima persona, l'estetica dell'edificio che ospita il mercato coperto, aka il Borghetto, suscita in me un godimento estetico simile a questo.
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martedì, 26 agosto 2008
monumentoFerrari


Io di sicuro ho la mente ottenebrata dal fatto che: primo, non ho un gran senso dell'arte e opere come questa le trovo brutte e basta; secondo, non ho ancora superato il lutto per aver visto la storica fontana all'ingresso dell'autodromo rimpiazzata dalla qui presente scultura.

Sia come sia. Ma quando è troppo è troppo. Oggi ho scoperto che davanti a questo prodotto dell'ingegno umano la gente si fa pure ritrarre (qualcuno fermando la macchina apposta). Per me questo è troppo.

Io rivoglio la mia fontanona.
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lunedì, 25 agosto 2008
Ho sempre detto che le notizie dei giornali di provincia sono esaltanti, no? Ed ecco qua la conferma:

"Addio al celibato: un dirigente d'azienda lo fa tra gli squali".

Sempre titoli come questo, vi prego. Così il lunedì è più bello.
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venerdì, 22 agosto 2008
Pensavo che fosse una leggenda, ma è vero: i veicoli a biodiesel lasciano davvero un delizioso odore di patatina fritta. Ieri sera, in centro, ingenuamente pensavo che il profumo venisse da un locale; poi mi sono avvicinata al camion che lavava la strada e ho scoperto che l'olezzo veniva da lì. Favoloso. L'effetto-acquolina potrebbe quasi fare la fortuna dei locali che stazionano nei paraggi dei mezzi: uno sente il profumo, gli viene voglia di patatine ed entra.
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giovedì, 21 agosto 2008
Evidentemente il voltone dell'orologio in centro ispira. Tempo fa c'era un musicista che strimpellava melodie - se ben ricordo - vagamente tzigane con l'aiuto di un accompagnamento registrato. Ora c'è uno che suonacchia la cetra, o qualche strumento a corda che le assomiglia. Oddio, la sua più che musica mi pare un'accozzaglia di suoni messi lì alla come viene viene ma tutti i gusti sono gusti e ogni scarrafone è bello a mamma sua: magari è un artista sotto mentite spoglie e sono io a non cogliere la finezza dei suoi celestiali arpeggi. Comunque dal mio punto di vista l'amico mi fa tanto Assurancetourix, il suonatore stonato del villaggio di Asterix. Uno lo ascolta e ha la netta sensazione di trovarsi proprio dentro al cartone animato.
Quando mi sono resa conto della cosa, quasi quasi mi mettevo a ridere da sola in pieno centro. Poi ho pensato che non era educato e mi sono trattenuta.
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mercoledì, 20 agosto 2008
Ho commesso un atto di una gravità estrema per un'imolese: sono stata a Londra ma non sono andata in pellegrinaggio da Essa, il Sacro Oggetto, il Graal. Inizialmente a dir la verità ci avevo fatto un pensierino, poi ho scoperto che non era conservata proprio a Londra-Londra ma a Windsor. Il che non sarebbe un gran problema, ci si va col treno, però sarei rimasta pochi giorni e non avevo voglia di perdere tutto il tempo in spostamenti. Così mi batto il petto e ammetto la mia colpa: per stavolta ho soprasseduto. Ne riparleremo in futuro, tanto so che è in buone mani perché appartiene alla Betta e sono sicura che tutti i giorni la spolvererà per benino e controllerà se c'è qualche sgualcitura nuova.

Dicevo, dunque, che sono rimasta pochi giorni. Giusto il tempo di caricarmi di un freddo polare e di pensare quasi con soddisfazione, io che odio il caldo, alle nostre consuete, soffocanti temperature. E in questi pochi giorni mi sono dilettata nello studio del comportamento di Oltremanica, in modo da migliorare la mia scarsa conoscenza della specie.

Per prima cosa ho scoperto un problema che affligge molti esemplari della popolazione: una grave anomalia ai sensori termici. Con una temperatura esterna molto più bassa dei venti gradi annunciati (le previsioni erano state fin troppo ottimiste), vento gelido, umidità e cielo perennemente coperto, uno si aspetta che i locali siano riscaldati e invece vi trova il condizionatore stabilmente regolato sul livello "siberia". In pratica anziché dire: "Ora si entra da qualche parte e ci si riscalda un po'"  per prendere un po' di caldo si esce. Poi, visto che il condizionatore non è sufficiente a rinfrescare i bollori di questa strana razza, gran parte degli abitanti va in giro in canottiera e infraditi (e non infraditi un po' fru-fru: no, proprio quelli di gomma da piscina). La sera, quando la temperatura scende ancora, le ragazze si scoprono ancor di più sfoggiando schiene nude, scollature abissali e minigonne atomiche: così bardate sostano fuori dai locali, per meglio sentire il fresco, con in mano il boccale di birra d'ordinanza. Per me, anima semplice, abituata a un'estate che sa di estate e a star meglio al chiuso che all'aperto, tutto questo è stato abbastanza traumatico e tutto sommato sono tornata volentieri a sudare un po'.

Ho scritto, poche righe fa, "bardate": non ho usato a sproposito questa parola. Perché Londra sarà anche la patria della creatività e della trasgressione e dell'inventiva nel vestire (lo so, lo so: i punk, Vivienne Westwood, la Central St. Martin e tutto il resto) ma io resto della mia provincialissima opinione: in nessun altro posto ho mai visto tanta gente malconcia. Voglio dire: un conto è sperimentare un look ardito, fuori dagli schemi, azzardato fin che vuoi ma che si armonizzi con la tua persona, che poi se ti va di lusso finisci anche sul Sartorialist; però a mio modesto parere il confine tra l'originalità, anche estrema, e il disastro estetico esiste. Io eviterei di oltrepassarlo, ma pare che là non ci facciano tanto caso. Oh, padronissimi. D'altra parte tutti i gusti sono gusti, e chi sono io per dire cosa è bello e cosa no.

E veniamo al capitolo "alimentazione". Tutti sanno che la tipica colazione inglese è quanto di più sano esista al mondo: uova strapazzate, pancetta e fagioli di prima mattina predispongono certamente a una giornata all'insegna della leggerezza. Il tutto può proseguire con un "fish and chips" a pranzo (e io che pensavo che le patatine a pioggia fossero un'americanata) e con un tè delle cinque accompagnato da sandwich e altre delicatezze. Sono dunque arrivata a una conclusione: questa gente mangia. Sempre. Ovunque. E, se non mangiano, bevono. Non acqua, ovviamente: perlomeno bibite gassate o succhi di frutta. La scena si ripete anche a pranzo e a cena, dove spesso qualcuno accompagna i suoi piatti con un cappuccino o con un succo d'arancia: le uniche bottiglie d'acqua del Regno le devono avere aperte per noi, poi di sicuro saranno andati sul retro a darsi di gomito e a segnare a dito quegli strani tizi che avevano chiesto quella strana roba incolore e insapore per accompagnare i loro piatti.
Tutto ciò probabilmente spiega perché molte giovani donne sfoggino - per dirlo con una espressione di qui - le tipiche "schiene da tagliatelle" e le caratteristche gambe a pilastro in cui caviglia e bacino sono congiunti da linee rette. Le sfoggiano, sì; perché, alla faccia di quella che si fa le fisse con il rotolino di grasso che vede solo lei e di quell'altra che proprio quel buchino di cellulite non vuole andarsene, là non esistono di questi problemi: tutto abbondantemente e gioiosamente al vento, e viva la vita. E pensare che qua c'è gente che si stressa se ha una smagliatura.

C'è poi una cosa che mi ha parecchio interdetta: la disinvoltura con cui si tratta l'argomento "igiene". Della mancanza, fuori dall'Italia, di uno degli arredi fondamentali del bagno si sa ampiamente, ma non ero preparata a trovarmi fra i piedi un topino proprio mentre mangiavo. Soprattutto non mi aspettavo la reazione flemmatica del proprietario che, avvertito della cosa, si è limitato a dire che son cose che capitano. Né tantomeno mi aspettavo che gli altri avventori o ignorassero il fatto oppure ci facessero una risata divertita e morta lì. Per non parlare del cuoco che attraversava la sala col pollo da cuocere in mano e del garzone che passava fra i tavoli con il sacco della spazzatura. Io sarò pure schifiltosa, però qua cose simili non le ho mai viste.

La cosa che continuo a invidiare a questo strano popolo è quanto siano civili con i musei: tutto aperto, tutto gratis, nessun controllo alle borse, zero giorni di chiusura, una quantità di iniziative gratuite da far paura. Mi ero ripromessa di accodarmi a una visita guidata alla National Gallery ma poi mi sono persa a guardare i quadri, così da brava italiana sono arrivata in vergognoso ritardo e mi è saltato il giro. Peccato. Intanto però ho scoperto che proprio lì ci hanno girato una scena di "Camera con vista", uno dei film più meravigliosi che io abbia mai visto, e davanti alla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello mi sono sentita tanto Helena Bonham-Carter (ok, nella scena in questione la giovincella non compare, ma insomma non andiamo tanto per il sottile).

Ah, qualcuno avvisi il sindaco di Londra che la mitica "Congestion Charge" (il pedaggio da usura che paga chi entra in centro con la macchina) forse non sarebbe più necessaria se qualcuno si appostasse da Harrod's e dicesse due paroline ai ricchi arabi che portano le mogli a fare shopping: intasano le stradine circostanti con le Rolls, le fanno piazzare esattamente davanti all'ingresso per non far percorrere neppure un metro in più ai delicati piedini delle sposine e poi gli autisti stanno lì ad aspettare che le padrone facciano tutte le loro spesucce. Se ne stanno piantati lì, all'entrata, anche tutto il pomeriggio se serve. Come dite, chiudono il traffico? Nessun problema: lavorano di frizione per spostare le loro ecologiche utilitarie e poi risistemarle in doppia e tripla fila finché non arriva un'altra macchina che deve passare e loro di nuovo giù a sfrizionare e a rifare le stesse manovre per ore. Così fra l'altro ingannano un po' l'attesa, poverini.

AlFayed

E chiudo con una domanda amletica (l'aggettivo shakespeariano è perfetto, visto il luogo). Harrod's sarà un posto di tamarri perché tale lo ha reso il miliardario tamarro che lo ha comprato, o era già un posto tamarro prima che lo comprasse il tamarro in questione? Questa era la mia perplessità mentre ammiravo il pregiato manufatto in cera raffigurante il signor Al-Fayed che accoglie i visitatori a una delle porte principali (per non parlare della statua bronzea di Dodi e Diana, "innocent victims killed in 1997"). Io non so se era nei piani del raffinato magnate, ma la maggior parte dei clienti che passava davanti al suo simulacro sorridente e incravattato - ahilui - si sganassava dal ridere.




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giovedì, 14 agosto 2008
Con questo caldo me li sogno di notte. Vado, me li godo per qualche giorno e poi ci si rivede. Buona ebollizione a chi resta... Ma tanto chi è che resta? Devo esserci rimasta solo io! Perciò ora chiudo porte e finestre del blog e volo via.
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mercoledì, 13 agosto 2008
Se si trattasse di un abbandono sarebbe una cosa molto triste e incivile. Ma spero che sia solo stato perso. Comunque: se qualcuno stesse cercando un coniglino bianco, sappia che stamattina la povera bestiolina era alle Acque; ora probabilmente se ne starà da qualche parte al sicuro visto che ho avvisato i vigili urbani, perciò per avere sue notizie conviene sentir da loro.
Si era riparato, il poverino, in un cespuglio a destra del vialetto in cui sta Ayrton, all'inizio della stradina entrando dal cancello. Secondo me non stava benissimo: saranno stati forse il caldo e il vento, ma mi dava tutta l'aria di essersi disidratato. Non reagiva a niente, non muoveva un muscolo e non si spaventava neppure quando ci si avvicinava a lui. Io ho fatto quel poco che potevo: l'ho bagnato, gli ho dato da bere, gli ho umidificato la terra tutto attorno. Il che gli è servito perché si è ripreso istantaneamente. Purtroppo non ho potuto aspettare, comunque i vigili mi avevano assicurato che qualcuno sarebbe arrivato. Speriamo bene.
Non voglio neanche pensare che qualcuno lo abbia abbandonato. Come si fa a non volere tenere con sé un animaletto così tenero...
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