Non so se è la mia impressione, ma mai come quest'anno i settimanali locali traboccano di pubblicità dei menu di Natale e san Silvestro dei ristoranti della zona.
E a me ha sempre fatto una certa impressione l'arte con cui si può trasformare un semplice elenco di portate in un'apoteosi linguistica, nell'intento di affascinare il lettore con termini immaginifici e grondanti ricercatezza. Occhio, però, che l'abuso di queste tattiche nuoce gravemente alla salute. Del menu.
Perché è un po' come quando si esagera col trucco: non è che più ne metti e più diventi strafiga. Anzi, a volte è vero il contrario. Se poi oltre all'abuso di lifting grammatical-retorici si aggiunge lo scivolone sintattico-ortografico, purtroppo sempre in agguato, il risultato finale non è di un estremo fascino ma di un irresistibile umorismo.
Così, in un momento in cui ero particolarmente ispirata, mi sono presa la briga di catalogare i più diffusi espedienti pompa-menu che ho incontrato.
1 - La dilatazione. Ovvero, dire su tre-quattro righe quel che si potrebbe tranquillamente condensare in una. In pratica, è come se al posto del nome della portata uno pubblicasse direttamente la ricetta per esteso. Esempio: "Carpaccio di pesce spada al pepe rosa e lime-tequila con insalatina di piovra, cetriolini, surimi di gamberi, navone bianco e polpa di granchio" (abstract: antipasto di mare).
2 - La lectio difficilior. Quella cosa di cui alcuni di noi imparano l'esistenza alle superiori quando fanno le parafrasi: fra due o più possibili interpretazioni di un verso la lectio difficilior sarebbe quella meno intuitiva, meno probabile (spero di ricordare bene). Esempio di lectio difficilior applicata ai menu: "Puré di mais bianco" (per gli amici: polenta).
3 - Le chincaglierie. Precisazioni del tutto inutili, buone solo ad aumentare il senso di preziosismo linguistico del testo. Perché ad esempio uno deve specificare che lo sformatino è "su letto di" salsa anziché limitarsi a un laconico "con" salsa? Perché il dolce deve essere per forza "seduto su" crema anziché "con" crema? Perché, mioddio, perché? Semplice: perché scrivere chiaro fa tanto ordinario.
4 - La fantasia al potere. Nomi evocativi ma che non dicono nulla di quel che si mangerà. Esempio: "antipasto fantasia", "frivolezze di Natale", "dono di S. Silvestro", "buochett di rose" (spero non dovesse essere "bouquet").
5 - L'anarchia grammaticale. Insidiosissima soprattutto quando oltre all'elenco delle portate uno vuole strafare con qualche frase d'effetto. Maiuscole e minuscole usate in modo creativo, punteggiatura non omologata, ortografia opinabile. Esempi: "pranzo di natale" in minuscolo ma "Babbo Natale" con le maiuscole, "prelibatezze natalizie di fine anno accompagnate da creme dolci..........con tanto cioccolato" (e tanti puntini).
Ah, io comunque il pranzo di Natale lo farò in famiglia. Anche perché non vorrei mai che qualche creativo di cui sopra decidesse di vendicarsi.