venerdì, 28 settembre 2007
Il ricordo di Ayrton Senna è tuttora vivo da queste parti. Primo, perché ebbe qua il fatale incidente; secondo, perché un monumento posto sul luogo del tragico evento lo ricorda ed è regolarmente méta di fan e curiosi che lasciano fiori, foto, poesie e ricordi di ogni genere.
Ma mentre di Senna si alimenta - e a ragione - la memoria, nessuno pare ricordarsi del monumento che celebra Gilles Villeneuve. Nel 1982 qui disputò la sua ultima gara, sarebbe poi morto nelle prove del sabato a Zolder, in Belgio.
Già, non tutti lo sanno ma a Imola c'è un monumento dedicato a Gilles. Che è, per così dire, solo per amatori: e quindi non c'è da prendersela con i visitatori se portano omaggi al brasiliano e trascurano il canadese. Infatti bisogna proprio andarselo a cercare, quel palo con i cerchi metallici degradanti. Bisogna capire cos'è. E soprattutto bisogna trattenere il disappunto per il degrado in cui versa. Sta là, non tanto lontano da quello di Senna, a bordo pista sull'imbocco della curva Tosa, protetto da una rete metallica mezza sfondata che ha conosciuto giorni migliori. Nessuno lo cura.
E a me, quando ci passo davanti per andare a correre, un po' dispiace anche se non sono una che impazzisca per idoli sportivi o dello spettacolo. Insomma, un monumento si fa perché la gente si ricordi di qualcosa, no? E allora perché non è menzionato da nessuna parte? Neppure sul sito del Comune l'ho trovato, mentre la statua di Ayrton è opportunamente menzionata.
E ora il fatto più imbarazzante: la localizzazione. Come si fa a dover citare, come punto di riferimento, un cassonetto del pattume? Eppure è proprio questo che devo fare, perché l'unico oggetto che gli sta vicino è proprio uno scassato contenitore per rifiuti. In pratica: se siete davanti ad Ayrton uscite verso la Tosa, fate un centinaio di metri fino al cassonetto sulla destra e lì troverete il cippo. Alla base c'è anche una targhetta con una frase di Enzo Ferrari che lo ricorda.
Non è che con tutta 'sta risistemazione dell'autodromo qualcuno potrebbe pensare anche al povero Gilles e a dargli un ricordo un po' più dignitoso?
giovedì, 27 settembre 2007
Ecco qua un'altra stradina che inserisco nel mio elenco dei "preferiti": vicolo Vaini.
Laterale della via Emilia lato est, inizia quando finisce il portico dell'ex cinema Centrale. Una volta qui c'era anche un bar, il caffé Vaini, e fino a poco fa anche un artigiano che duplicava chiavi e che era lì da sempre. Ora ha chiuso.
La particolarità di questa strada è che pur essendo piccola ha  alcuni negozietti di sartoria, abbigliamento e accessori. Sarebbe divertente se si riempisse di botteghe tutte di questo tipo, avremmo anche noi la nostra Savile Row (seeeee...). Anzi, ho sempre pensato che sarebbe carino se tutte le stradine di cui il centro storico è pieno si "specializzassero": chessò, in una le botteghe di calzolaio, in un'altra quelle di ceramisti, in un'altra ancora quelle di sartoria... Non sarebbe meraviglioso? Senza contare che questo modello per la sua natura non sarebbe riproducibile dai mega centri commerciali che tanto spaventano i piccoli commercianti. Ma vabbé, il mio è solo un pensiero in libertà.
Ultimamente in vicolo Vaini ci ho visto un negozio di giocattoli di legno, bellissimi. Davanti alla vetrina è spesso parcheggiata una bici con un rimorchio coperto in cui possono star seduti un paio di bambini. Mi verrebbe voglia di perdere qualche decina di anni per sapere come ci si sta.


 
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mercoledì, 26 settembre 2007
Bene. Non hanno fatto a tempo di levare le transenne alla piazza che, fonte Sabato Sera Online, pare che bloccheranno anche la Bretella, sempre per via di un ricorso. Per i forestieri: dicesi "Bretella" uno stradone di prossima realizzazione per cui ci sono già da tempo lavori in corso piuttosto consistenti (spero di essere stata abbastanza neutrale nel dare la definizione).
Io lo so perché: non sapevano dove sistemare tutte le piantine che erano spuntate nei cantieri di piazza Matteotti.
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martedì, 25 settembre 2007
Un nutrito drappello degli anziani che di solito polleggiano sotto al voltone del centro oggi stazionava qualche metro più in là. Avevano ragione: non succede tutti i giorni di assistere alla eliminazione delle transenne che da mesi chiudono la piazza principale e al riempimento del cantiere di ghiaia. Un ardimentoso, a macchine ancora in funzione, ha addirittura attraversato in bici il terreno, di sicuro con una punta di impavido compiacimento per avere violato uno spazio rimasto inaccessibile per troppo tempo.
Io, che sono un po' più vergognosa, non mi sono spinta a tanto. Però, però... Però un piedino, nel suolo reso nuovamente calpestabile, l'ho poggiato anch'io. Così, per vedere l'effetto che fa.
Bella, comunque, la piazza ghiaiata. Quasi quasi mi piace di più così, fa tanto vialetto delle Acque.
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lunedì, 24 settembre 2007
DozzaE grazie alla gentilezza di MSanti, che ha scansionato una foto del Domani di Bologna, possiamo finalmente sciogliere il mistero del murale sessuale. Non c'è bisogno di fare un giro a Dozza, eccolo qua (comunque Dozza vale un giretto, Muro Dipinto o meno).
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venerdì, 21 settembre 2007
Comunque, per amor di verità, bisogna dirlo: non è che tutti i negozianti siano così tristemente spocchiosi. Il negozio di jeans della via Appia, ad esempio, è una felice eccezione. O perlomeno così è stato per me quando ci sono andata. Venditrice estremamente cortese senza essere svenevole (e senza dar l'idea di falsità), abile nell'intuire i gusti della cliente, capace di non imporle per forza un modello solo perché in voga, brava nell'individuare la taglia e il modello più adatti al primo colpo. Tocco finale (vabbé, questo non dipende direttamente da lei ma contribuisce comunque a lasciare una buona impressione), riparazione all'orlo dei pantaloni pronta in giornata.
Quel che va detto, va detto.
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giovedì, 20 settembre 2007
Primo - Non sono riuscita a capire perché l'attuale edizione della Biennale del Muro Dipinto sia pubblicizzata come "Nuova Biennale del Muro Dipinto". E' cambiato qualcosa?
Secondo - Mi dicono che in questa edizione ci sia stata polemica per un murale che raffigurerebbe scene sessuali esplicite. Se non ne trovo una foto in giro mi sa che prenderò l'occasione per fare un giretto a Dozza munita di macchina fotografica.
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mercoledì, 19 settembre 2007
Aperta la rotonda di cui parlavo ieri. Oggi mi dicono essere stato asportato il semaforo: peccato non essere stata presente, a suo modo era un momento storico (da quanti anni sarà stato lì? Non riesco a immaginare). A questo punto non mi rimane che confidare in un fotoservizio dell'onnipresente Isolapress, che qualunque cosa accada a ogni ora del giorno e della notte hai la certezza di trovartelo a scattare nel giro di dieci minuti. Mai capito come diavolo faccia.
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martedì, 18 settembre 2007
Sarò sincera: volevo fare un post sulla nuova rotonda della Selice, quella che doveva aprire stamattina (in realtà io ci sono passata nel pomeriggio e nulla di nuovo era ancora accaduto; ma intanto stavano arrivando tre-quattro vigili urbani, senz'altro nell'imminenza dell'evento). Volevo postare sulla nuova rotonda, dicevo, quando ScipionEmiliano, a cui sarò eternamente grata per avermi procurato un attacco di ilarità irrefrenabile, mi ha segnalato un articolo di Autosprint sulla presentazione dell'autodromo rinnovato. Lo so, si finisce a parlare sempre di quello: ma viviamo in una cittadina sonnacchiosa in cui gli eventi sono pochini, per cui 'sta storia del Dino ed Enzo Ferrari finisce per forza di cose per essere un tema di cui si parla e si riparla.
Insomma, l'articolo non dice nulla di nuovo rispetto a quanto abbiamo letto nei giorni scorsi: rifatti i box, ora bisogna trovare un gestore, il sindaco dichiara che se qualcuno riuscisse a riportare qua la Formula Uno gli darebbe la gestione dell'autodromo a titolo praticamente gratuito. Ma quel titolo, ah quel titolo... QUEL TITOLO! Se avete una copia di Autosprint, verificate voi stessi. Andate a pagina 39 e spalancate le orbite: "A chi porta la F.1 io lo dò gratis!".
Ho solo un commento: arte, questa è arte.


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lunedì, 17 settembre 2007
Stefano mi ha mandato una copia della lettera che ha  inviato a Sabato Sera Online. Potevo esimermi dal pubblicarla? No di certo, anche perché l'argomento mi trova particolarmente sensibile e ho subito pronte alcune mie chiose (che metto in calce). Dunque, dopo che già Sabato Sera Online e MSanti ne hanno parlato, mi aggiungo ben volentieri al gruppo.
Ed ecco qua il testo:

Spett.le Direttore, voglio sottoporre alla Sua Attenzione e a quella dei suoi più attenti lettori, un quesito apparentemente banale:
"Come si fa ad attraversare a piedi il Ponte della Tosa?" (quello a senso unico alternato di marcia, che va dalla via del Tiro a Segno verso il Parco delle Acque Minerali).
Mi spiego meglio: per attraversarlo di corsa servono 50/55 secondi, di passo circa il doppio, diciamo 2 minuti.
Le auto ti passano con lo specchietto a 3 cm dal gomito, se dietro hai una jeep o un furgone non riescono a passare e sgasano feroci dietro di te ... se parti col verde lasciando passare tutte le auto in fila, ti trovi a metà del ponte col traffico che ti viene contro ... alcuni podisti smaliziati mi hanno detto che l'unica è partire col rosso, o saltare sui cofani!
Beh, devo dire pericolosissimo in ogni caso.
Scartata quindi l'ipotesi di attraversare a piedi sul ponte, rimane il problema di come raggiungere il Parco delle Acque Minerali.
Ho pensato ad alcune soluzioni alternative:
a) Attraversare il Santerno a nuoto, come nel biathle, pero' d'inverno l'acqua è fredda e d'estate non è balneabile, si rischia la salmonella o il colera ... No!
b) Fare come Spiderman, lanciando una ragnatela sull'altra sponda del fiume ... troppo acrobatico, No!
c) Fare come Tarzan, saltando di liana in liana ... ma non ci sono liane, No!
d) Attraversare il fiume costruendo un ponte di barche, come nel dopoguerra, potrei far passare anche gli altri podisti ... costoso, e alla prima piena salta tutto, No!
e) In canoa, ecco la soluzione! Se vedete quindi uno che corre con una canoa sulla testa, quello sono io!
f) Costruire una passerella ciclo-pedonale di fianco al ponte ... banalissimo, ma efficace, troppo semplice per essere vero!
Nel ringraziare per la pubblicazione, considerando i toni della lettera, non mi aspetto alcuna risposta...
Cordiali saluti
Stefano Pradelli

Primo: Stefano, che Dio ti benedica per aver sollevato la questione! Io mi sono sempre in effetti domandata che senso avesse un ponte così stretto, ma non mi ero mai presa la briga di scrivere nulla in proposito.

Secondo: quel ponte, così com'è, è un pericolo per pedoni e ciclisti. E non solo perché è stretto, ma anche e soprattutto perché i parapetti non sono protetti: sono dei semplici guard-rail attraverso cui si può facilmente mettere un piede o una ruota in fallo e finire giù. A rigor di sicurezza, pedoni e ciclisti che abbiano cara la vita non dovrebbero neppure avvicinarvisi. Ma, come Stefano osserva giustamente, nei paraggi non ci sono altri modi per oltrepassare il fiume.

Terzo: io lassù ci passo frequentemente in macchina e qualche volta anch'io ci trovo gente che corre o addirittura che va al passo (ardimentosi!). Lo giuro: anche se sono in auto non mi spazientisco, mi limito a richiudere i retrovisori laterali e a passare solo se sono sicura di non sfiorare nessuno. Ma ho una paura per loro...

Quarto: una sola volta nella mia vita mi sono vista costretta a passarci a piedi. Stavo correndo, stava per venire un temporale coi fiocchi e avevo la macchina parcheggiata alle Acque; la via più breve per tornare alla macchina era quel ponte e  così invocando tutti i santi del paradiso sono partita. La mia tecnica è stata di aspettare che dal mio lato venisse il rosso, così da dietro non arrivava nessuno; ha funzionato ma non lo rifarei volentieri.

Quinto: quel che comunque mi terrorizza davvero è vedere gli adulti che ci passano in bici con bimbi piccoli al seguito sulle loro biciclettine, oppure quel nonno di stamattina - e avevo proprio in mente di dedicargli il post di oggi! - che ci è passato su una specie di triciclo con davanti un box di legno con dentro il nipote. Mi è venuto un accidente a pensare all'agilità del mezzo e del conducente. Comunque sono lieta di annunciare che i due sono sopravvissuti: poi me li sono ritrovati sulla pista dove ero andata a correre.