Beh, l'eventone di ieri per la nostra cittadina era senz'altro la presenza di Massimo D'Alema alla festa de L'Unità. Indipendentemente dalle posizioni politiche di ognuno: perché non succede tanto spesso di avere un politico di spicco dalle nostre parti. Così, sfidando i trentaequalcosa gradi, ieri sera usciamo per sentire che avrà da dire Baffino. Programmino di minima: cena nel primo stand agibile, occhiatina al comizio e poi a nanna.
Parcheggiamo vicinissimi all'ingresso, e visto il caldo che fa è un buon inizio. Entriamo sotto il faccione del nostro ministro degli esteri che nei manifesti all'entrata elargisce ai passanti uno dei suoi caratteristici sorrisi-non-sorrisi, riprodotti anche sui volantini che ci distribuiscono. Al vedere tutte queste facce di D'Alema ci rasssicuriamo: non avendo notato manifesti in giro per la città avevamo temuto, per un istante, che il comizio fosse saltato. Il volantino poi si rivelerà un ventaglio provvidenziale sotto i teloni dello stand gastronomico.
Ci dirigiamo verso la zona magna-magna e ci troviamo in mezzo a un nugolo di flash, carabinieri, bodyguard (che altro possono essere dei tizi incravattati con occhiali da sole e auricolare, in pieno luglio?), una cinepresa, gente vestita come a un matrimonio... Riconosco il sindaco, un paio di assessori, facce assortite della politica locale. Sarebbe lusinghiero crederlo, ma non sono lì per noi: è che Massimino è arrivato nel medesimo preciso istante.
Il drappello si dirige verso il primo ristorante e all'ingresso scroscia l'applauso. Bene, ci diciamo: ora l'amico va a mangiare, quindi noi possiamo tranquillamente andarcene a trovare un tavolo da qualche altra parte che non ci perdiamo di sicuro il suo intervento.
Ci infiliamo quindi al ristorante toscano. Ordiniamo, ci disponiamo all'attesa quando improvvisamente il personale del ristorante si blocca e tutti, come un sol uomo, si affollano verso la stradina. Flash, telecamere, carabinieri, security: Baffino non si era fermato a mangiare, era solo passato a salutare e ora sta toccando un po' tutti gli stand in visita pastorale. Entra al ristorante "Con calma e con gusto", va nelle cucine, stringe mani, lo fotografano in tutte le salse. Quando scompare l'attività riprende e poco dopo arrivano i nostri tagliolini mentre sempre lui, toccate tutte le tappe, fa ritorno alla base seguìto da un piccolo codazzo di popolo. La tentazione di paragonarlo alla Madonna del Piratello in processione è troppo forte, nella mia testa canticchio come colonna sonora "Noi vogliam Dio nelle famiglieeeeeee" poi mi torno a dedicare ai tagliolini.
Finiamo giusto in tempo per un caffè al bar e andiamo a prendere posto per il comizio. Che sarà, scopriremo poi, un'intervista con un giornalista del "Riformista".
Si fanno le nove, ora fissata per l'inizio. Nessuno si fa vivo. Alle nove e quaranta, quando ormai pensiamo di andare a casa, finalmente arriva l'allegra brigata.
Intro a cura del sindaco che fa da front man, poi dopo qualche minuetto comincia l'intervista.
Lungo esordio su Hamas e sul trattarci oppure no. Battutine su Berlusconi e su Fini. Applausi ogni tre per due (secondo me un po' troppo generosi, ma visto dove siamo è comprensibile). Intanto si fa fresco, poi per me che sono molto leggera si fa davvero freddo. Quando si passa a parlare di antipolitica, giovani, disillusioni varie io sarei anche interessata ma sono ormai un pezzo di ghiaccio e maledico l'idea di non aver preso con me uno straccio di golfino.
Una bimba poco lontana da me protesta con i suoi genitori perché l'hanno portata a sentire "questa noia". Sinceramente anche se i temi ci sarebbero (sarei anche curiosa di sentire se per caso parlerà della Bindi che concorre per guidare il PD) il freddo è tanto e lui è un po'... posso dirlo? Un filino noioso. E così leviamo le tende.
Ma il vero scoop, la notizia che su nessun giornale si leggerà è un'altra: D'Alema è piccoletto. In tv sembra tanto lungo ma in realtà è piccino. Lo dico orgogliosa, ergendomi in tutta la maestosità del mio metro e sessanta.