Di ritorno da alcune commissioni in centro. Rapido passaggio in zona mercato. Schivo l'inaugurazione del magazzino di detersivi e prodotti per l'igiene. Rinuncio stoicamente alla fantasia di rincasare, malgrado gli anni non verdissimi, con un palloncino "Acqua e Sapone" legato al polso, come mi facevano da piccola per non farmelo scappare. No, io sono lì con un'altra missione: capire che fine abbia fatto il mio spacciatore di borsette.
Lo definisco così perché ha - o forse dovrei dire "aveva" - una bancarella di borsette deliziose a prezzi talmente ridicoli che ogni volta mi chiedo in che modo se le procuri. La qualità abita ovviamente da un'altra parte: con quella manciata di euro ti compri un oggetto senza pretese, però tanto bellino e tanto simpatico. Il classico sfizio a costo irrisorio.
Lo definisco così perché ha - o forse dovrei dire "aveva" - una bancarella di borsette deliziose a prezzi talmente ridicoli che ogni volta mi chiedo in che modo se le procuri. La qualità abita ovviamente da un'altra parte: con quella manciata di euro ti compri un oggetto senza pretese, però tanto bellino e tanto simpatico. Il classico sfizio a costo irrisorio.
Ma la bancarella latita ormai da troppo tempo. E io sono inquieta. Questa assenza reiterata mi fa temere che il soprannome che gli ho trovato abbia qualche attinenza con la realtà.










C'è una sfilza di negozi su cui continuo a chiedermi, ammirata, come facciano a sopravvivere. Perché un conto è vendere il pane, ché tutti più o meno lo comprano. Un altro conto è arrivare a fine mese con una bancarella di libri a metà prezzo sotto il portico di Palazzo Sersanti. Eppure in qualche modo si fa, visto che sono anni e anni che quella bancarella esiste e ormai è quasi diventata parte dell'arredo urbano. Boh. Complimenti a Moreno.