venerdì, 30 marzo 2007
E visto che siamo nel filone "mitologia locale" continuiamo così. E occupiamoci di una delle caratteristiche tipiche delle nostre parti: l'amore per la bici. Che a volte va un po' oltre il consueto.
Dunque, la leggenda vuole che ci sia un nostro concittadino a cui gli affari vanno particolarmente bene. Ma tanto, tanto bene che avrebbe deciso di farsi costruire una bici. Niente di strano fin qui, se non fosse che la bici, così recita la versione più diffusa in città, è interamente d'oro. Il prezioso simulacro sarebbe custodito nelle segrete del complesso alberghiero che il fortunato possiede.
Darei non so cosa per conoscere qualcuno che la fantomatica bici l'avesse vista davvero. Non qualcuno che glielo ha raccontato il cugino del fratello dello zio dell'amico, troppo facile: proprio uno che in prima persona è stato nel Fort Knox de' noantri e ha posto lo sguardo sul prezioso velocipede.
Aspetto fremente un coming out.
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giovedì, 29 marzo 2007
Ognuno cresce con le sue piccole certezze, brandelli di verità che impara o direttamente o perché qualcuno glieli rivela. E sono queste le cose che ti permettono di stare bene al mondo.
A me, ad esempio, hanno insegnato che: siamo tutti schedati dai carabinieri, una volta uno è andato a letto con una che la mattina è scomparsa e gli ha scritto con il rossetto sullo specchio "benvenuto nell'AIDS", un tassista ha preso su un cliente che gli ha predetto quando ci sarà la fine del mondo e poi è scomparso dal sedile, gli zingari vanno in giro a tracciare strani simboli sui campanelli delle case, gli spacciatori ti trascinano nel mondo della droga regalandoti delle figurine da leccare e così via. Sono le dritte per cavarsela nella vita. E di sicuro aiutano, ci mancherebbe: in effetti, pensandoci, il mondo è pieno di figurine da leccare e per fortuna sei avvertito dei pericoli che corri.
Poi ci sono le pillole di saggezza locale: quelle che ti insegnano non tanto come funziona il grande mondo ma come gira la tua piccola realtà, quella in cui ti muovi tutti i giorni. Per dire, io non so se la mia vita sarebbe stata la stessa se non mi avessero spiegato, fin da piccola, che c'è un tunnel sotterraneo - segretissimo - che unisce Imola a Faenza e che viene usato dai frati e dalle suore per coltivare rapporti di intensa fraternità.
Ora, però, non mi basta più saperlo: ora che sono grande io voglio conoscere qualcuno che questo cunicolo lo abbia visto con i suoi occhi. Altrimenti potrei pensare male e potrei quasi sospettare che non sia vero niente.
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mercoledì, 28 marzo 2007
Qual è il colmo per una città tanto piena di rotonde anti-incidenti che se non stai attento te ne trovi una pure sul terrazzo di casa? Ma è ovvio: che proprio su una rotonda ampia e ben visibile due auto si scontrino fra loro.
Certo che ci deve essere voluto un bell'impegno, ma ieri un paio di macchine ce l'hanno fatta (per fortuna senza danni agli occupanti). E' successo a quella che per gli indigeni si chiama "la rotonda di Guerra".
Ho la sensazione di avere assistito a un evento rarissimo in diretta.
Per me finisce su tutti i giornali locali.
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martedì, 27 marzo 2007
Accidenti, una sparatoria in pieno centro. Questa proprio mi mancava.
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lunedì, 26 marzo 2007
"... perché da noi nella Bassa di attrattive ce n'è proprio poche, quando si vuole uscire la sera non è che ci sono i locali in cui andare, non c'è proprio vita, non un negozio, non un posto carino: qui non è come da voi".
Ed è stato così, chiacchierando con chi sta in campagna, che per un attimo ho capito come si sentono quelli che vivono in una metropoli.
Ma è stato giusto un istante.
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venerdì, 23 marzo 2007
OK, ora che non siamo più "la città della Formula Uno" ci rimane l'altro soprannome: "la città dei matti". Questa però è una fama circoscritta alla nostra zona, dunque urge spiegazione per i forestieri.
Il motivo è semplice: siamo una città piccina picciò ma abbiamo dentro le nostre mura ben tre di quelli che una volta si definivano "manicomi". Il che ci ha meritato, per estensione, la fama di essere tutti un po' picchiatelli.
Da qui la storiella per cui i cosiddetti "ospiti" dei tre luoghi di cura guardano fuori dalle sbarre e dicono ai passanti: "Oh, ma siete veramente in tanti a essere rinchiusi là dentro".
Mi dicono anche che per questo motivo nella Romagna più profonda l'espressione "va' a Imola" lancia un pesante dubbio sulle facoltà intellettive del destinatario.
Ora scusate ma devo chiudere: sto per andare a farmi prendere le misure per la toga delle feste, quella che ho adesso me l'ha rovinata mio figlio l'ultima volta che sono stato al Senato, le idi di questo mese. Quel ragazzaccio di Bruto... se continua a giocare con i coltelli finisce che qualcuno si fa male sul serio.

Statemi bene,
Vostro Giulio Cesare.
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giovedì, 22 marzo 2007
Io ho la memoria lunga e non ho dimenticato che diverse settimane fa una troupe di Report, la trasmissione di Raitre, passò dalle nostre parti per preparare una delle puntate prossimamente in palinsesto.
Curiosamente, o forse no, la cosa non ebbe una grandissima risonanza. Posso anche capirlo. In fondo non credo ci sia da stappare lo spumante se si interessa di te una trasmissione che fa pelo e contropelo a chiunque. Soprattutto se la puntata tratterà del moltiplicarsi delle province in Italia e qua c'è una specie di vice-provincia chiamata "Circondario", in pratica un raggruppamento di comuni che della provincia ha assorbito alcune funzioni.
E adesso... signori, ci siamo: Report ricomincia fra pochi giorni. Oh, quando arriva la puntata mi piazzo davanti al televisore e guai a chi mi distrae.
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mercoledì, 21 marzo 2007
Stamattina, quando entrando in un bar ho fatto spazio a una signora che ne usciva e questa si è scusata per la lentezza con cui apriva la porta ("scusi ma ho la spalla malmessa"), quando poi sorseggiando il caffè sentivo i miei vicini di bancone parlare uno della sua sciatica e l'altro della sua cataratta, quando guardandomi attorno mi sono scoperta l'unica persona sotto i sessanta... ho toccato con mano la realtà: il centro del mio paesello sta invecchiando.
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martedì, 20 marzo 2007
Nello speciale elenco dei miei personaggi-culto un posto speciale lo occupano le due cassiere del Picard della mia piccola città. Perché? Semplicemente perché sono persone gentili, di quella gentilezza a cui non si è tenuti e quindi particolarmente preziosa.
Potrebbero starsene a pensare agli affari loro e limitarsi a passare svogliatamente i surgelati sotto il lettore senza neppure guardarti in faccia. Invece no: loro quando entri ti salutano con cortesia. Sempre. E se sei un cliente assiduo si ricordano di te, degli orari in cui abitualmente vai e di cosa compri.
Sarà anche una stupidaggine, ma solo per questo io gli farei un monumento, a quelle là.
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lunedì, 19 marzo 2007
Ci sono giorni in cui un provinciale guarda agli abitanti delle lande confinanti con sussiego: e son momenti in cui ci si sente qualcuno.
Scena: ieri sera, autostrada A14, direzione Rimini. Una segnalazione luminosa ci avverte che verso Cesena c'è un incendio. Procediamo con gli occhi ben aperti, ci aspettiamo un'auto col motore in fiamme; si tratta invece di un focherello a lato della strada, ormai spento. Meglio così.
Poco oltre, la mia attenzione viene catturata da un altro focherello. Stupiti commentiamo la curiosa coincidenza di due incendi così vicini. Più avanti, ennesimo focherello. Avanti ancora e un altro fuochino, poi un fuocone, poi la campagna è punteggiata di fiamme rossastre qua e là. Il fumo comincia a farsi sentire anche nell'abitacolo: vorrei vedere, con il vento fortissimo che tira è il minimo. Manca solo che da qualche parte spunti il Trovatore e intoni "Di quella pi-i-i-i-raaaa l'orrendo fo-o-o-o-cooo".
Siamo interdetti. Cosa diavolo sta succedendo?
Di colpo mi viene in mente la spiegazione. Le focarine di San Giuseppe! E dire che me lo avevano anche raccontato, solo che pensavo fosse una usanza di tanti tanti secoli fa, ormai dimenticata. E' praticamente quel che da me si chiamava "lom a merz": accendere i fuochi per fare luce al mese di marzo in modo che trovi la strada e porti la bella stagione. Ma da noi non si usa più.
Invece oltreconfine la cosa la prendono ancora maledettamente sul serio, scopriamo. Sembra di essere a Natale, quando sei perseguitato dai Santa Claus appesi ai balconi in ogni dove.
Il problema è che quando hanno inventato le focarine non c'erano ancora le autostrade. Ma i discendenti degli inventori devono aver perso questo importante particolare: imperterriti e allegri perpetuano la tradizione accendendo i loro fuochi a pochi metri dalla carreggiata. Creando, anche con l'apporto decisivo del vento, un simpatico effetto "concerto dei Pooh", a uso e consumo del traffico.
Per una frazione di secondo ci siamo sentiti qualcuno: noi queste cose non le facciamo, noi. Noi ci limitiamo civilmente a commemorare l'usanza con una simbolica fascina in piazza: una bella fiammata, qualche gruppo locale che si esibisce, un paio di bancarelle proprio se si vuol strafare e via.
Primitivi... pfui!
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