mercoledì, 28 febbraio 2007
L'evento: i lavori sono terminati e il caffé ha riaperto. Sorvolando a pié pari la fase "curiosi che osservano".
Mi dicono che il caffé ha pure assorbito la tristerrima e grigiastra galleria confinante, solitamente adibita a spazio espositivo per mostre di alto livello (gli amici del disegno, gli amici della cultura, gli amici della fotografia, gli amici dell'acquerello, gli amici del quadro a olio, gli amici del carboncino, gli amici della plastilina... mancavano solo gli amici di mariadefilippi). Un duro colpo alla vita culturale della nostra città, certo, ma un grande passo per l'umanità golosa: con la bella stagione anziché quadri e foto ci godremo dolcezze e loverie varie e, scusate tanto, io sono più contenta così.
martedì, 27 febbraio 2007
La differenza tra metropoli e provincia in fondo è solo questione di accenti:
loro avranno pure la "
Brasserie Flo", ma noi avevamo la pizzeria "Da Flò". Che era meglio, anche se ora ha chiuso (peccato).
mercoledì, 21 febbraio 2007

Domani emigro. Vado a diffondere oltralpe il verbo della vita di provincia. I miei precedenti tentativi infatti sono tutti risultati vani. Un popolo che fa di un mucchio di ferro alto trecento metri un'attrattiva mondiale, che ha tredici-quattordici linee di metropolitana (esagerati!), che pomposamente chiama il viale principale "Campi Elisi"... ha decisamente bisogno di essere riportato sulla retta via della noia. Oops, scusate: della tranquillità.
martedì, 20 febbraio 2007
Premessa: io odio il carnevale. Odio tutte quelle circostanze in cui devi per forza essere allegro a comando. Oggi è martedì grasso. Vedete un po' voi.
Ora che ho fatto il mio coming out, posso dire che andare a fare la spesa al super mega ultra centro commerciale e vederlo solcato da loschi figuri in costume che cercavano di far divertire i bambini mi ha fatto venire ancora più fastidio per questo luogo senz'anima?
Rivoglio il mio vecchio e piccolo e polveroso centrino commercialino privo di negozi in franchising (vabbé, quasi del tutto senza). Mi manca. Soprattutto mi manca la pizzeria di prima: l'unica pizzeria che nonostante usasse il forno elettrico sfornava delle pizze che mi mandavano giù di testa. Ci sarà speranza di mangiarle ancora? Che fine avrà fatto il pizzaiolo Flò? Non si sarà mica ritirato dall'attività?
lunedì, 19 febbraio 2007
Sfortuna nera. Una brutta forma para-influenzale mi priva della possibilità di uscire e di dare un'occhiata ai giornali per soddisfare la mia insana curiosità: come sarà andata, ieri, con i
Fantaveicoli?
Ma soprattutto: perché nessuna TV nazionale se ne è occupata? Questa omissione è inspiegabile.
venerdì, 16 febbraio 2007

Quanto a lentezze della vita di provincia, ho scoperto che il paesino in cui sta la mia amica Helen ci batte su tutta la linea.
Dunque, Helen sta in Inghilterra. Ha vissuto a Londra per un po', ma il suo cuore batte forte per il villaggio di campagna in cui sta ora. Un posto in cui, come da copione, ti puoi dimenticare la porta di casa aperta che non ti succede niente. Un posto in cui il primo supermercato sta a trenta chilometri di distanza e andare a fare la spesa è un piccolo evento. Vabbé, si dirà: niente di strano fin qui.
Ma cosa pensare di un posto in cui i semafori non servono per regolare il traffico automobilistico, bensì per consentire ai contadini di fare attraversare la strada alle mandrie delle mucche?
giovedì, 15 febbraio 2007
Il comportamento del tipico astante da lavori in corso rispecchia in modo diretto l'evoluzione dei lavori, ci sarebbe da farne un trattato. Fino all'altro giorno, della
ristrutturazione del caffé in centro nessuno pareva interessarsi dato che esternamente non c'era segno di vita: non un operaio a sforacchiare il terreno, non un artigiano a lavorare
en plein air, niente di niente. Ora che, da dietro ai teli che celano il cantiere alla vista del pubblico, si comincia a intravvedere qualcosa delle vetrate nuove e alcune luci trapelano fin fuori, è comparso il primo timido drappello di potenziali curiosi.
Al momento però siamo solo alle manovre di avvicinamento: lo sparuto gruppo si limita a sostare in zona ma volta le spalle ai lavori. C'è del senso in tutto ciò: i teli ostruiscono una visione piena, dunque per ora ci si piazza lì, in attesa dello sviluppo degli eventi.
Spero che prima o poi eliminino i pannelli. Io ci scommetto, a quel punto vedremo il pubblico aggrappato alle transenne come tanti piccioni.
martedì, 13 febbraio 2007
C'è una categoria di persone che mi innervosisce: gli attori che simulano un accento che non è il loro. I finti francesi dei film, i finti inglesi, i finti tedeschi... Per non parlare delle inflessioni dialettali: la finta parlata toscana, la finta parlata milanese, la finta parlata napoletana, la finta parlata sicula... Si mettano il cuore in pace: tranne luminose eccezioni, li sgami subito che stanno scimmiottando. Perlomeno, se proprio vuoi adottare un accento non tuo, abbi il coraggio delle tue azioni e tienilo costante per tutto il tempo.
E allora, signori dello spot delle tagliatelle Barilla, volete spiegare alla doppiatrice che non può parlare per tutta la prima parte del filmato con una esse tanto fine che sembra una zeta e poi tramortirci di colpo, verso la fine, dicendo che quelle tagliatelle lì sono belle "poroshe"?
Non ci casca nessuno. Si sente lontano un chilometro che shta shimulando.
lunedì, 12 febbraio 2007

A me piace pensare che l'anonimo che ha deciso di rallegrare i passanti del centro con questo arguto sottotitolo sia lo stesso creativo che si prese a cuore il nostro amato
Testone (sempre nei nostri pensieri) e la sua emicrania.
Il bello è che il goliardico artista ha colpito molto tempo fa e l'opera è sempre lì, a disposizione del pubblico. Delle due l'una: o nessuno finora se n'è accorto, oppure chi di dovere ha visto e ha deciso di lasciare l'opera nel suo stato originario.
Per fortuna, aggiungo io: così tutte le volte che si passa di lì ci si fa una bella risata, che fa sempre bene.
venerdì, 09 febbraio 2007
Ho fatto una scoperta incantevole nel suo minimalismo: il piccolo negozio delle cose in paglia che da sempre se ne sta nascosto in un vicolo del centro ha esposto un cartello. "Si confezionano zerbini su misura".
Sulle prime mi è venuto da ridere: a chi mai interesserà uno zerbino su misura, dicevo. Poi però ho pensato che è una cosa deliziosa: un negozietto che è lì da una vita, senza lustrini né effetti speciali, con la sua onesta mercanzia fatta di cesti e cestini di ogni dimensione (oggi ce n'erano alcuni particolarmente bellini), borsine di rafia, contenitori di legno, seggiole (ah già, impagliano pure le seggiole, altro motivo per cui ho deciso che li adooooro)... Sì. Un negozio come questo deve assolutamente fare zerbini su misura.
Accidenti, cambierei casa solo per avere l'ebbrezza di farmene confezionare uno.