domenica, 31 dicembre 2006

Intanto: perché agli imolesi che festeggeranno in piazza gli auguri li farà il vicesindaco? Non per sminuire il vice, ma giusto per sapere: dove mai sarà il suo capo stanotte?
Secondo: siamo sicuri che stanotte in piazza fanno festa? E in quale piazza, in caso? Una perlustrazione pomeridiana non ha risolto ma acuito le perplessità. Escludendo per ovvii motivi il cantiere a cielo aperto di piazza Matteotti, resterebbe piazza Gramsci. Ma nulla, né un palchetto nè una tribunetta, fa pensare a imminenti balli e canti. A creare l'atmosfera solo un paio di figuranti, incomprensibilmente vestiti con costumi a losanghe multicolori più da Arlecchino che da Babbo Natale, che mestamente stazionavano in centro non ho capito a far cosa.
Per conto mio son già qui a pregustarmi una serata pantofolaia con tanto di rituale messaggio del presidente della Repubblica alle 20,30 e, a seguire, un'occhiata ai Village People (dico: i Village People!) in diretta da Rimini.
Anzi, meglio chiudere che ormai arriva Napolitano.
Auguri a tutti.
venerdì, 29 dicembre 2006
Questo nuovo
mega-centro commerciale ancora non sono riuscita ad amarlo. E' grande, bello, luminoso finché si vuole ma - senza offesa, eh - a me manca il caro vecchio piccolo grigiastro centrino commercialino che c'era prima della cura ingrassante. Aveva più anima e meno negozi in franchising.
Cosa posso farci, io mi affeziono.
giovedì, 28 dicembre 2006
L'ho detto io che noi, qua, i Babbi Natale pencolanti li abbiamo già superati da un pezzo: e oggi ne ho una ulteriore conferma. Il nuovo trend è l'uso creativo della simpatica decorazione, come ho potuto scoprire passando davanti alla vetrina del fotografo vicino a casa mia. Parentesi: il negozio di fotografo di provincia è una miniera di meraviglie e prima o poi ci scriverò un post apposito. Qui mi limito a segnalare l'assoluta novità di una delle foto esposte scattate alle tante "modelle" caserecce con piglio da velina. Bene, la signorina di turno posava in orgogliosa compagnia, per l'appunto, di un Babbo Natale arrampicatore che, tanto per aggiungere un tocco d'arte, si esercitava su una finta colonna dorica.
mercoledì, 27 dicembre 2006
Mentre a Roma si litiga sulla Finanziaria, qua si racconta di fattucchiere e nanetti da giardino: queste sono le notizie che ti riconciliano con la vita. Di provincia
(grazie a Sabato Sera per il prezioso materiale).
"Insieme erano capaci di ripulire una banca in due minuti e mezzo, ma senza il responso della loro maga di fiducia non indossavano nemmeno la calzamaglia. Si tratta di tre rapinatori arrestati dalla polizia di Imola.
(...) In questa indagine un ruolo fondamentale è stato svolto dalle intercettazioni telefoniche che hanno svelato anche un risvolto a dir poco curioso, ovvero la funzione fondamentale di una maga napoletana (...) che era in grado di prevedere se il colpo era fortunato e sicuro, oppure no, basandosi sul colore delle insegne delle banche da abbinare a quello degli abiti dei rapinatori. Pare che a volte la "consulenza" della maga avvenisse in tempo reale, con i rapinatori a vagare in auto alla ricerca dell'istituto di credito con i colori giusti, con fattucchiera all'altro capo del telefono nelle veci di insolito "navigatore del crimine" (...). Pare addirittura che un colpo sia stato spostato di un giorno perché la donna aveva indicato il beige come colore infausto al furto. Uno dei malviventi, tanto per star sicuro, aveva verificato perfino il colore della sua maglia della salute e, trovandolo troppo simile al marroncino, aveva convinto gli altri a rimandare la rapina. Ma questo non è l'unico dettaglio gustoso e quasi umoristico emerso durante le intercettazioni. Sembra che le mogli, saputa l'entità dei furti, indicassero ai mariti cosa comprare. Una vera e propria lista della quale faceva parte anche un set di nani da giardino, comprati proprio nell'imolese e portati in quel di Napoli per la moglie di uno dei rapinatori. La donna in seguito si sarebbe lamentata al telefono con il marito che i nanetti, esposti alle intemperie, scolorivano, quindi aveva deciso di tenerli in casa.
La maga però non era infallibile, infatti aveva predetto ai rapinatori un felice Natale a casa".
venerdì, 22 dicembre 2006
L'ho rivista! L'ho rivista! E, come quando la realtà supera la fantasia, stava in
un luogo che meglio di così, per il mio punto di vista, non è possibile!
Ora, poiché è evidente che l'esemplare appartiene a questo habitat naturale, devo sapere tutto di questa creatura. Sarà il mio compito per i prossimi giorni.
venerdì, 22 dicembre 2006
Prova.
giovedì, 21 dicembre 2006
I giornali locali! Sono loro, signori miei, la vera speranza contro questo mondo sempre più globalizzato e impersonale! Abbeveriamoci alla loro fonte, senza vergogna e senza remore: ogni singola copia è un mattone nella grande muraglia contro il livellamento delle notizie, anzi delle niùss, che ci fa apparire uguali e intercambiabili i giornali e i telegiornali.
Rivendico quindi, con forza, il mio diritto a entusiasmarmi per annunci di questo genere
(grazie a sabatoseraonline, che Dio lo benedica):
Castel Bolognese: la Pro Loco mette a disposizione dei cittadini Babbo Natale
e pretendo di poter coltivare la mia legittima preoccupazione per quest'altra triste notizia:
Castel San Pietro: niente feste per acconciatori ed estetisti
mercoledì, 20 dicembre 2006
C'erano una volta gli incroci. Regolati da semaforo oppure no, erano sempre due strade che si intersecavano. Poi qualcuno nel mio paesone si accorse che quando due strade si incrociano ci possono capitare spesso degli incidenti. E fu il tempo delle rotonde, versione 1.0: uno per volta, i principali incroci furono cancellati e sostituiti da rotonde che permettevano alle auto di prestare attenzione solo a chi arrivava dalla loro sinistra. Meritoria idea che agevolò non poco il traffico automobilistico.
Ma giunse un tempo in cui l'entusiasmo per la circolarità si impadronì dei progettisti del nostro comune e prese loro un po' troppo la mano.
Arrivò così la fase delle rotonde 2.0.
Cominciarono a spuntare come funghi, soprattutto sugli incroci più piccoli, quelli dove a malapena riesci a passare senza sfregarti contro l'auto che hai di fronte: strani disegni stampati sull'asfalto, cerchi del diametro di un metro, un metro e mezzo al centro dell'intersezione. All'inizio non capivamo: bersaglio per il tiro delle freccette? Ruota della fortuna? Rappresentazione stradale della piadina romagnola, tipico prodotto locale? Poi alcuni di noi, i più svegli, ebbero l'intuizione: era il new look della segnaletica orizzontale! Rotonde? Beh, in sostanza lo erano: i segnali ti avvertivano in effetti di girarci attorno. Ma si poteva onestamente chiamare rotonda un disco poco più grande di un vecchio 33 giri? Eppure in comune ci credevano, e dopo la prima ne seguì un'altra poi un'altra poi un'altra ancora.
Solo che non tutti se ne sono ancora resi conto. I meno svegli credono che il comune abbia deciso improvvisamente di istoriare gli incroci con deliziosi motivi circolari e tirano dritto, imprecando per l'asfalto non del tutto pianeggiante e lanciando improperi all'indirizzo del comune che non pensa mai a lisciare il piano stradale. I più smaliziati accelerano apposta e passano sopra alla rotonda come se non ci fosse, forse con un po' di virile compiacimento nel calpestare quella lieve gobbetta in mezzo alla strada (con un po' di immaginazione fa tanto Parigi-Dakar). I più burloni invece hanno messo in giro una diceria per cui i cani non di razza pura ora vivono nascosti perchè se il sindaco li scopre, loro che sono degli incroci, ci fa una rotonda sopra pure lì.
martedì, 19 dicembre 2006
Sarà il viaggio odierno oltreconfine, a contatto con un idioma straniero quale è quello bolognese, ma mi soffermavo proprio stamane su uno dei misteri più inspiegabili della vita imolese.
Se sotto le Due Torri i bambini li chiamano cinno, se nel ravennate diventano tabàc, se dal forlivese verso il mare sono detti burdèll...
... per quale inquietante motivo nell'imolese, e solo qui, i bambini si chiamano "bastìrd" (= bastardi)?
lunedì, 18 dicembre 2006
Alla faccia di tutti gli "operatori ecologici", "non vedenti", "verticalmente svantaggiati" e compagnia bella: il politically correct in Italia, signori, è nato con le guide Touring! Perlomeno finché non hanno deciso che ogni città andava descritta come l'incipit di un romanzo (chessò, "il fiume che nasce a pochi chilomentri di distanza, dopo qualche ansa fra la pianura verdeggiante, incontra sul suo cammino la città Taldeitali, che si caratterizza per ...").
Prima di questa svolta letteraria i volumetti avevano questo modo deliziosamente educato per farti capire, di una cittadina noiosetta, che era per l'appunto noiosetta senza dirtelo chiaramente: la descrivevano con attributi quali "operosa", "vivace" (o anche "tranquilla"), "attiva", "industriosa", "dinamica" . Quando trovavi questi vocaboli era come imbattersi in un segnale ben preciso: attento, lettore, che qui non c'è granché di interessante; noi ti abbiamo avvertito, poi vedi un po' tu.
Questo encomiabile sforzo dei redattori aveva almeno un paio di vantaggi. Primo: gli abitanti delle operose cittadine non si offendevano perchè in fondo gli avevi fatto un complimento. Secondo: se una persona lì non c'era mai stata e voleva decidere se il posto valeva una visita, poteva capirlo alle prime righe.
Rimpiango i tempi in cui i miei luoghi erano tutto un fiorire di "industriosità", "vivacità" eccetera. Pochi giorni orsono ho aperto una guida sulla pagina della mia città e ci ho trovato, a copertura del pochissimo che se ne può dire, una elegante e immaginifica introduzione. Niente più dinamismo e operosità. Peccato. Un tempo era più facile.