giovedì, 30 novembre 2006
"Desiderava al contempo morire e andare ad abitare a Parigi".
(Gustave Flaubert, Madame Bovary, trad. di Bruno Oddera, 1968, Fratelli Fabbri Editori)
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mercoledì, 29 novembre 2006
"Da tempo ha deciso di lasciare Bologna per vivere a Pavana. Che effetto le fa tornare in città? La definirebbe ancora una grassa signora?"
"Beh, adesso direi che Bologna è una grassa signora in fuoristrada. Io non ho la patente e qui mi stordisce il traffico, c'è troppo caos. Non è più la città delle osterie, delle chiacchiere, dall'amicizia. In tutti i grandi centri urbani mi pare ci sia un generale imbarbarimento".
(Francesco Guccini, intervistato sul Resto del Carlino di oggi)
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martedì, 28 novembre 2006
Ci sono eventi della vita che accadono una volta sola. E che per questo vuoi solennizzare il più possibile: nascite, prime comunioni, cresime, matrimoni (ci si augura), nozze d'argento, nozze d'oro...
E decessi. L'argomento è poco simpatico, ma sissignori: si muore una volta sola.

Giunge così il momento di annunciare al mondo che è mancato nonno Adermore o nonna Elpiana (i nomi me li sono inventati, ma non sono tanto lontani dalla realtà vista la nostra creatività nel battezzare i figli). E quale migliore mezzo di un necrologio nelle pagine dei giornali locali?
Ora, siccome la morte è una faccenda tremendamente seria, il necrologio deve stare lì a sottolinearlo, richiamandoci alla caducità della vita e alla drammaticità dell'evento. Così non tutti si accontentano di un classico "E' mancato il Tal Dei Tali, i funerali ci saranno il giorno tale, firmato: la famiglia". No, il giornale di provincia deve ricordare degnamente il caro estinto e deve mostrare al mondo intero (ovvero da Porta dei Servi al Piratello) quanta arte sgorga dai cuori di chi lo amava.
Il problema è che non tutti sono stati baciati in fronte dal dio della letteratura. Qualcuno a dir la verità non ha avuto grandi frequentazioni neppure con il semidio della grammatica. Così di tanto in tanto l'occhio della provinciale che scorre la stampa locale assiste a pericolose evoluzioni linguistiche, dall'esito - ahimè - più tragicomico che commovente.

La foto. Gettonatissime: quella del matrimonio e quella dei documenti. A rischio entrambe di non riconoscimento, dato che solo le forze dell'ordine riescono a capire che quello sei tu dalla foto del documento, e dato che un centenario non ha più la faccia di quando si è maritato, settanta-settantacinque anni fa.

Il testo. Il morto deve essere ricordato in modo spettacolare, unico, creativo. E allora via libera alla vena artistica. Gli esiti? Eccoli qua, in ordine sparso.

Necrologio poetico: spesso condito di metafore ("una luce si è spenta, un fiore è appassito, un sorriso non splende più"), nei casi più arditi anche con un accenno di rima (baciata), è il preferito di chi coglie l'occasione di ricordare il defunto suscitando intensi sentimenti lirici nel lettore. Purtroppo il confine tra una poesia riuscita e una non riuscita è molto labile. Molti lo attraversano. Perdoniamoli.
Necrologio anacronistico: il concetto di tempo è relativo e sembra non trascorrere sempre allo stesso modo per tutti. "Ricorre il trentennale della morte di Tizio, lo ricordano con immutato affetto i fratelli, i figli e i nipotini" (resta un mistero come faccia il nipotino, che in quanto tale avrà al massimo cinque, sei, sette anni, a ricordare la morte del nonno avvenuta trent'anni fa).
Necrologio-lettera-al-morto: inizia quasi sempre con "Caro Sempronio" e si svolge come un dialogo con il caro estinto. "Sono trent'anni che sei mancato, ma noi ti ricordiamo sempre con tanto affetto. I tuoi cari". Spesso può prendere anche la forma di un Necrologio confuso (vedi sotto).
Necrologio confuso: inizia con un soggetto, ad esempio "Il giorno tale ricorre l'anniversario della scomparsa di Caio, lo ricordano i parenti e gli amici", poi di colpo il soggetto cambia: "Ringraziamo sentitamente quanti vorranno unirsi con noi". Nei casi più arditi il soggetto cambia più volte e a chiusura può arrivare un: "Resterai sempre nei nostri cuori".
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lunedì, 27 novembre 2006
Le civette dei giornali locali sono una di quelle cose per cui ringrazi il cielo di vivere in provincia. Ti anticipano su quale notizia verteranno i commenti delle massaie che fan la spesa e quelli dei pensionati che stazionano sotto il voltone del centro.
Quella di oggi (grazie a ScipionEmiliano per la segnalazione) getta un raggio di sole su questa giornata nebbiosa:

"Dona alla biblioteca l'intera collezione di Tex Willer"
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venerdì, 24 novembre 2006
TestoneDimenticavo.
Uno dei primi frutti dell'abbellimento di cui parlavo ieri fu che qualche anima pia, forse mossa a compassione dal peso al capo che affliggeva il Testone, nottetempo pensò bene di alleviarne le sofferenze.
E così una mattina trovammo la cefalalgica statua adornata da un mega-scatolone di Moment, un cartonato grande come un bambino probabilmente preso via da qualche farmacia dove fungeva da richiamo pubblicitario. Glielo avevano posato sulla crapa, o meglio sul masso che le gravava sopra, fissandolo con molti giri di nastro adesivo.
Purtroppo fu rimosso, e me ne dispiaccio: una bella foto ora gliela farei volentieri.
Ma il ricordo resta, indelebile, nei nostri cuori.
Si attendono nuove iniziative per sconfiggere il mal di testa del nostro amico.
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giovedì, 23 novembre 2006
Da qualche anno la piccola città in cui vivo è percorsa da una ventata di novità. Riqualificazione degli spazi urbani, la chiamano. Che è cosa meritoria quando consiste nel lastricare strade e piazze, livellare marciapiedi butterati, spostare folli e falliformi ingombri dalla piazza centrale.
Ma qualcuno a un certo punto deve essersi fatto prendere la mano. Forse di ritorno da un viaggio a Parigi, folgorato dai grands travaux à la Mitterrand, deve aver pensato: "In fondo, noi o loro, che differenza c'è?"
Così egli, con negli occhi ancora la piramide di Pei nel cortile del Louvre, ha cercato di riproporre anche qui in provincia l'ardito accostamento antico-nuovo che tanto ha sedotto l'immaginario collettivo oltralpe.


PiazzaServi


Vittima prescelta è stata la chiesa dei Servi: una splendida chiesetta di origini trecentesche, rimaneggiata e dotata di un bel portico cinquecentesco, affiancata a un oratorio del Settecento. Il complesso che sorge sull'omonima piazzetta è un piccolo gioiello, come si può vedere in questa foto (dove non compare l'abbellimento moderno).










Testone



Il tocco di malandrina contemporaneità, scelto perchè come ognuno intuisce si abbinava perfettamente al contesto, è rappresentato da quest'opera.















ChiesaServiConTestone







E l'artistico e armonico risultato finale... eccolo qui.











Ora, siccome io ci passo davanti abbastanza spesso, non posso fare a meno di chiedermi molte cose su chi ha preso la decisione.
A una conclusione comunque sono arrivata. Secondo me ha una moglie dotata di Birkin malmaritata.
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mercoledì, 22 novembre 2006
FiumeSanternoOggi il livello del Santerno era insolitamente alto.
Non aspettatevi altre notizie. Questo, signori, era il fatto del giorno.

E poi mi chiedono perchè io ami tanto vivere in provincia.
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martedì, 21 novembre 2006
BolognaOggi, per questioni di lavoro, sono emigrata.
Niente da dire: Bologna è una gran bella città. Bei palazzi, bei negozi, portici che invogliano al passeggio. A mezzogiorno avevo una mezza voglia di emulare Lucio Dalla in "Dark Bologna" e farmi una pizza da Altero, poi ho optato per la Sala Borsa. Un'oretta di tutto relax in compagnia di un libro appena comprato nella libreria a piano terra. Una favola.
Mezza giornata, comunque, per la provinciale che staziona in me è la dose giusta. Di più sarebbe troppo. Rapido giro da H&M ('sto famoso abito da sposa low-cost di Viktor & Rolf? Mica l'ho trovato, io) e rimpatrio soddisfatta col primo treno.
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lunedì, 20 novembre 2006
Già era stata dura mandar giù la distruzione della fontana all'ingresso, quella davanti a cui ogni imolese aveva posato da bambino per la foto di rito. Sarà anche stato per far posto al monumento alle Ferrari che puntano verso il cielo, ma noi vecchi eravamo affezionati a quella fontana bruttina, quella che una volta, per scherzo, qualcuno riempì di schiuma fino a farla traboccare sulla strada.
Ora è stata la volta dei box.
Non ho resistito, di ritorno dalla mia abituale corsetta ci sono dovuta passare davanti (assieme a un nutrito drappello di concittadini).
Quella del paddock, ci scommetto, sarà la zona più intensamente frequentata nei prossimi giorni.
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domenica, 19 novembre 2006
box imola demoliti




















foto ANSA


Ci levano il Gran Premio di San Marino, la Super Bike traballa e anche l'Heineken Jammin' Festival (voce di questi giorni) non sta troppo bene in salute... e noi che si fa? Rifacciamo il look all'autodromo.
Così oggi pomeriggio anch'io mi sono accodata allo stuolo di concittadini che si andavano ad appollaiare sulla curva della Rivazza. In programma, non una gara nè un concerto ma uno spettacolo ben più esclusivo: la demolizione dei box. Col botto. Roba da poter dire con orgoglio "io c'ero" per gli anni a venire. Ed ecco la telecronaca del fatto del giorno.

Il programma prevedeva l'esplosione alle 15,00. Immaginando che sulla Rivazza il traffico sarà caotico decidiamo di andarci a piedi approfittando della bella giornata di sole. Raggiungiamo la nostra meta e prendiamo posto sui seggiolini. Il colpo d'occhio non è male: attorno a noi mezza città si è data appuntamento. Gente coi bambini, un sacco di padroni coi cani (ma come faranno a non spaventarsi dei botti?), alcune signore in tacchi alti come se andassero a ballare anzichè ad arrampicarsi su una collina erbosa (resa fangosa dalla pioggia di ieri), vecchi che spiegano ad altri vecchi come si svolgerà l'abbattimento (ovvero riassumono quel che dice il giornale), un'infinità di fotoamatori e cineamatori con teleobiettivi, telcamerine, cinepresone puntate sui muri che stanno per crollare. Molti provano a scattare una foto col cellulare, ma siamo troppo lontani dai box e l'immagine non viene. Si avvicinano le tre, nel frattempo si chiacchiera, si incontrano conoscenti, ci si saluta, ci si accorda per la serata, si chiamano gli amici per dir loro che si sta per assistere a un evento ("Sono alla Rivazza... ma dai, ci sei anche te? Ma tu dove sei? Io sono in alto e tu? Sei in basso? Fatti vedere che non ti trovo").
Il freddo comincia a farsi sentire. Si fa l'ora dello spettacolo ma niente succede: gli omini in pista continuano a girare attorno ai box come se nulla fosse. Passano i minuti, la pazienza viene messa a dura prova. Vien voglia di fare il coro come ai concerti: "Fuo-ri! Fuo-ri!".
A un certo punto io mi stufo e vado a cercare un bagno. Lo trovo, torno al mio posto.
Niente ancora. Peccato che non ci sia il camion delle piadine parcheggiato all'ingresso, nell'attesa ci si faceva uno spuntino.
In pista spunta un gruppo di tizi con l'elmetto giallo, sono dei fotografi e dei cineoperatori che ci riprendono. Qualcuno fa lo scemo e saluta.
Sono ormai le quattro e niente ancora. Comincia a circolare la voce che manchino trenta secondi, poi mancano cinque minuti, poi due, poi dieci.
E se tutto fosse un'enorme bufala? Se qualcuno adesso saltasse fuori che era uno scherzo? Beh, sarebbe riuscito bene.
Il rombo di un elicottero che decolla da dietro di noi ci fa alzare il naso: è la polizia che comincia a perlustrare dall'alto la zona girando in tondo, più volte, sulle nostre teste.
Finalmente tutti si allontanano dalla zona minata, i fotografi collocati a debita distanza fanno funzionare i flash, suonano le sirene. Una serie di lampi consecutivi e poi lo scoppio. I box vengono giù e appena la nuvola di polvere si dirada si vede il buco. La gente fa commenti sul botto che è stato proprio forte (ah no, e come doveva essere?). Fine dello spettacolo, si rincasa fendendo il traffico congestionato.
Colpo di scena finale, Sky TG 24 mostra il filmato della demolizione in una delle edizioni pomeridiane.
Il mio cuore di provinciale palpita.
postato da: Imolese alle ore 19:14 | Permalink | commenti
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