venerdì, 03 luglio 2009
Volevo dedicare un post specifico a un luogo che ho visitato durante la mia vacanza a Parigi. Gli ho dedicato anche un ammirato tweet via Twitter, ripromettendomi di parlarne più diffusamente al mio ritorno. Perché quando ci sono stata non ho potuto trattenermi dal pensare a qualcosa di molto nostrano, anche se più piccolo.

Sto parlando del 104: un luogo che una volta era un magazzino di pompe funebri e ora è diventato, dopo un accurato restauro, un centro dedicato all'arte. E' stato inaugurato di recente e si trova in una zona non tipicamente turistica, non centralissima, non da cartolina. Per intenderci: qui non si troveranno mai le frotte di turisti che scattano fotografie mentre la guida illustra la storia del monumento (nulla contro i gruppi di turisti, è solo per rendere l'idea di che posto sia). A parere mio vale assolutamente il viaggio, fosse non altro per l'intelligenza dell'idea. Che è semplice e geniale: non si sono limitati infatti a creare il solito spazio polivalente, ma hanno ricavato anche dei veri e propri alloggi da destinare agli artisti che stanno realizzando le loro opere. A due condizioni: primo, la loro permanenza non dovrà durare più di un anno; secondo, essi dovranno a intervalli regolari aprire i loro atelier al pubblico e incontrare i visitatori. Uno degli scopi del progetto è infatti permettere anche ai profani (gente come me, insomma) di accostarsi all'arte interessandosi alle varie realizzazioni che nascono là.

La lista degli ospiti è decisamente eterogenea: mi aspettavo che ci fossero i classici scultori o pittori alle prese con trabiccoli un po' stravaganti, mai mi sarei aspettata, ad esempio, di leggere che c'era un rapper durante la realizzazione del suo ultimo album. O di sapere che, qualche tempo fa, avrei potuto imbattermi in Philippe Starck che teneva delle lezioni.

Il giorno in cui ci sono stata io purtroppo non erano previste visite. Ho comunque potuto vedere la libreria ospitata in un'ala dell'edificio, ho visto un'opera (forse i più fighi dorebbero "un'installazione") esposta liberamente in una sala, ho dato un'occhiata al seminterrato dove una volta c'erano le carrozze funebri e i cavalli, ho fatto una pausa pranzo al piccolo café ospitato in un cortiletto interno. Inoltre ho ammirato, pur senza capirci un'acca, una lezione di Qi-Gong aperta a tutti, che si teneva nell'atrio.

Ora, non è che io ami particolarmente finire sempre a parlare del rudere che svetta alle porte del nostro centro storico: ma anni e annorum fa ricordo che qualcuno parlò, per rimetterlo in sesto, di crearci uno spazio da destinare a botteghe artigiane o qualcosa di simile. Insomma: l'idea di usare uno spazio su cui aleggiava la morte come luogo creativo l'avevamo avuta anche noi. Magari anche prima di loro. Con la differenza che, di là, non è stata solo un'idea. Chissà se, di qua, se ne farà mai qualcosa.

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giovedì, 02 luglio 2009
Allora: o era un suo sosia, o io l'altro giorno ho dato indicazioni per raggiungere la Festa dell'unità (OK, si chiama "Festa del Lungofiume" ma io ne difendo orgogliosamente questa denominazione con tanto di u minuscola, totalmente made in Imolese) al comico Vito. E se poi non era il comico Vito era comunque uno che aveva la faccia di Vito, la voce di Vito e anche delle bellissime maniere.


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mercoledì, 01 luglio 2009
Non sono una imolese degna di questo nome. Stasera i negozi sono aperti, ma io resterò in casa. E' che... che c'è... che io...
C'è che in TV danno la finale della prima serie di Italia's Next Top Model (non quella dove c'era la nostra concittadina Diletta, quella precedente), e io non voglio perdermela. Ecco, l'ho detto.
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martedì, 30 giugno 2009
Sono stata a mangiare nel posto che hanno aperto in piazza Matteotti. Sento il bisogno di tornarci almeno un'altra volta prima di decidere se mi piace o no. Forse dipende dal fatto che è un posto tanto nuovo da non avere ancora avuto il tempo di crearsi un suo carattere particolare. O forse questa impressione l'ho avuta perché la sala era piuttosto vuota. O forse ancora perché mi faceva un po' strano mangiare al chiuso in piena estate.
E comunque il giudizio conclusivo, per il momento, è il seguente: boh.
Nel frattempo sarebbe favoloso se gli permettessero di mettere dei tavoli sotto il portico.

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lunedì, 29 giugno 2009
Di nuovo al lavoro, e di nuovo alla tastiera. Molto orgogliosa dei miei progressi con il francese (sono stata a Parigi per qualche giorno), posso annunciare al mondo che per la prima volta sono riuscita a fare qualcosa di molto simile a una conversazione con dei nativi d'Oltralpe. Gloria eterna dunque a Livemocha, il mio mentore virtuale, come pure a Le Parisien (il mio riferimento per la lettura) e al notiziario di France 24 (per esercitarmi a capire il parlato). E ne devo prendere atto: questo fatto del dialetto che somiglia al francese è assai vero. Tant'è che a un certo punto io pensavo di parlare come Asterix il gallico e invece mi scivolavano fuori delle ignobili espressioni geneticamente modificate un po' francesi e un po' romagnole di cui qualche anima buona mi ha avvertita. Ma in fondo sono solo poche settimane che ci sto provando, per migliorare c'è tempo.

In ogni caso, sintetizzando: grande divertimento associato a grande sfacchinata. Mostre, negozi, giri in quartieri pittoreschi e poco turistici, grandi magazzini, metrò a dosi industriali. Ma quello che mi ha colpito di più è stato forse il comportamento dei parlamentari francesi: li ho beccati per caso su un canale TV durante una loro seduta, ed è stato come trovarsi per un istante a casa. Rumoreggiano, fanno le facce, fanno buuuh, si sbracano, strillano, si spintonano. Ho guardato con attenzione se per caso qualcuno di loro si stesse mangiando delle fette di mortadella o agitasse delle manette, oppure ancora sventolasse un cappio: niente, quell'armamentario almeno per ora rimane una nostra luminosa prerogativa. Ma per il resto devo concludere che incredibilmente, scandalosamente, sorprendentemente (e ben poco dignitosamente) le sedute parlamentari francesi sono uguali a quelle italiane. E io che mi credevo.

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giovedì, 18 giugno 2009
Per qualche giorno non ci si vede. Ma siccome Twitter è rinsavito sarò in grado di postare col telefonino, così se mi capita qualcosa di interessante lo piazzo in tempo reale sul blog.

Sarò a Parigi, con tappa intermedia sia all'andata e al ritorno per non fare una tirata automobilistica disumana. Ho già alcuni progetti in mente: la mostra su Andy Warhol, ad esempio, non me la voglio proprio perdere. Porca miseria, mi vedrò dal vivo le versioni pop di Marylin, Mao, Jackie Kennedy: non sto nella pelle!
Poi non so se agli imolesi questo ricordi qualcosa: ho appena scoperto che il 21 giugno ci sarà una cosa chiamata "Festa della Musica", in pratica iniziative dedicate alla musica di tutti i generi, con esibizioni di gruppi un po' ovunque (comunque vorrei fare notare che noi siamo arrivati due settimane prima del resto del mondo. Pfui).

Ma soprattutto: sono stata a Parigi varie volte, non sono mai riuscita a districarmi con la loro lingua e però stavolta non mi fregano più. Sto cominciando a cavarmela benino, sento che li stenderò.

A bientot (perdonatemi, lo so che in questa parola ci vorrebbero degli accenti strani ma la tastiera non li ha).
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mercoledì, 17 giugno 2009
Senza tutto il contorno di folla e saltimbanchi del fine settimana passato sono stata finalmente a vedermi la piazza, la nostra piazza finalmente sistemata: priva dell'ingombro centrale e con nuove luci a valorizzarla.
Bella.
C'è solo un piccolo problema: senza un minimo di illuminazione sul selciato e con tutti i fari puntati contro i palazzi e sotto i portici uno vede sì le facciate, ma non sa bene dove mette i piedi né capisce che faccia abbia chi gli viene incontro.
A parte questo inconveniente del tutto marginale, bisogna proprio dire che abbiamo una piazza favolosa.

Sbonk (scusate, mi sono scontrata con qualcuno).


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martedì, 16 giugno 2009
Raidue e Retequattro passano sul digitale terrestre, e io comincio le prove tecniche per mettere su questo blog il box di Twiter. Mi sembra il momento giusto, no? Nel blog di prova c'ero riuscita senza intoppi, ora proviamoci con questo. Speriamo che non mi vada tutto per aria.

Aggiornamento (purtroppo nuovamente aggiornato conquel che viene sotto) - Come potete vedere dalla colonna qui a sinistra, l'operazione è perfettamente riuscita. Anche se, a causa della lentezza della pagina nel caricarsi, ho passato un buon trenta secondi in cui mi sono vista scorrere tutta la mia vita davanti agli occhi (dovete immaginare come stia una che incolla un codice html affidandosi al proprio intuito). Ma tant'è: invecchiata di vent'anni, ora nessuno mi ferma più. I think I'm a special one.

Aggiornamento 2 - E invece no: gli updates di Twitter sono spariti, dopo che mi ero assicurata della loro stabilità anche a log out completato. Ora riprovo, chi la dura la vince. E' che è diventata una questione di principio, ecco.



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lunedì, 15 giugno 2009
OK, la nuova piazza è stata inaugurata in pompa magna. Grazie al cielo ci siamo salvati dal rischio della fontana-abbeveratoio che tanto l'avrebbe abbellita. Ora preghiamo solo:
1 - che non ci rimettano le macchine di servizio parcheggiate;
2 - che non ci rifacciano la segnaletica per le suddette;
3 - e soprattutto, ora che finalmente nei locali dell'ex pizzeria ha aperto un ristorantino (è il negozio di gastronomia lì a fianco, che si è spostato), che non ci re-installino il gazebo a strisce bianche e rosse.
Speriamo.


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sabato, 13 giugno 2009
Sono riuscita a installare Twitter in un blog parallelo che ho creato per fare esperimenti senza danni.
Ora la grande incognita è: riuscirò a rendere visibili gli aggiornamenti anche quando non sono loggata su Twitter? Dovrei farcela, ma hai visto mai. Dunque: approfitto di questi ultimi giorni in cui sono ancora a casa per fare delle prove dal cellulare, e speriamo bene. Se per caso prossimamente notate cose strane su questo blog o su quello parallelo, sono gli effetti collaterali dei lavori in corso. Che, siccome non sono un'esperta, spero non siano danni irrimediabili.
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